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Una lettera aperta a Roger Waters

di Gideon Levy, da Haaretz, 19.11.2023

Caro Roger,

Mi permetto di scriverti una lettera aperta dopo le tue parole sulla guerra, parole che in Israele hanno suscitato un’ondata di critiche feroci, dipingendoti come un antisemita. Non meriti una critica del genere. In un’intervista al giornale argentino Pagina 12 delle scorsa settimana hai detto di sapere che c’è nel tuo cuore. “Non ho avuto un solo pensiero antisemita in tutta la mia vita,” hai detto.

Neanch’io ho mai percepito tracce di antisemitismo scorrere nel tuo sangue. Eri e resti il gigantesco Roger Waters, l’artista e l’uomo di coscienza, fonte di ispirazione. Ma questa volta sbagli.

Il Dr. Eran Naftali, un docente di fisica all’Università di Tel Aviv che conosco bene, mi ha detto delle parole che vi siete scambiati. Hai scritto alcune affermazioni dure su quello che Israele sta facendo a Gaza, dicendo che Israele a Gaza non ha il diritto nemmeno di fare una multa per divieto di sosta, figuriamoci di commettere un genocidio, non potrei essere più d’accordo.

E poi hai immediatamente ripetuto quello che hai detto in interviste precedenti, che non conosciamo tutti i dettagli di ciò che è accaduto il 7 ottobre. Per te tutti i rapporti erano sospetti, con rapporti israeliani che includevano la descrizione di neonati decapitati, di donne violentate e poi bruciate vive.

Hai detto di non sapere veramente cos’è successo e che eri curioso di scoprire i dettagli. E poi hai concluso con quello che anch’io credo con tutto il cuore, ossia che il dolore insopportabile resterà fino a quando Israele, gli U.S.A. e tutti gli altri Paesi che sono coinvolti in questi crimini riconosceranno e implementeranno pari diritti a tutti i nostri fratelli, quale che sia la loro religione o nazionalità, dal fiume Giordano al Mediterraneo.

Vorrei soffermarmi sugli insistenti dubbi che sollevi rispetto agli eventi del 7 ottobre. Lì ha avuto luogo un’atrocità, Roger, un’atrocità come non l’avevamo mai vista nella sanguinosa storia di questo conflitto. Questa atrocità ha un contesto, che è il blocco criminale e il fondamentalismo religioso che è cresciuto alla sua ombra, ma nessun contesto al mondo può giustificare una simile barbarie.

Non mi sto basando su rapporti israeliani, dei quali dubiti, a volte giustificatamente. Sono andato al  Kibbutz Be’eri la mattina dopo il massacro, e nel luogo della festa al parco Re’im, nella città di Sderot e al Kibbutz Nir Oz. Ho visto con i miei occhi. Ho visto le tracce di sangue, le case bruciate, i cadaveri sparsi dappertutto e l’odore di morte ovunque. È stato orribile. Nessuna persona o Paese merita una cosa del genere.

I modesti soggiorni a Be’eri probabilmente contenevano molti dischi dei Pink Floyd; alcune delle vittime sono cresciute con “The Dark Side of the Moon.” In questi luoghi di assassinio, tu e la musica che hai creato eravate molto ammirati. Non è possibile fare gli innocenti e mettere in dubbio l’entità del male che lì è stato commesso.

Non importa nemmeno quante donne sono state stuprate o se sono stati decapitati neonati. È stato assassinio di massa, crudele, indiscriminato, un deliberato assassinio di innocenti, di anziani e donne, uomini e bambini, gente che andava a una festa e kibbutzniks che leggevano Haaretz e credevano nella pace con Gaza.

Sono l’ultima persona a trattare con leggerezza i crimini commessi da Israele, compresi quelli che ora sta commettendo a Gaza. Meritano le critiche più aspre e di essere puniti. Ma dubitare di ciò che è successo è palesemente immorale. Quando avrai finito il tuo stupefacente tour globale di concerti, quando avrai finito di festeggiare il tuo 80° compleanno, essendo diventato il barometro morale per milioni di persone, non potrai che riconoscere apertamente quello che è successo nel sud di Israele, senza se e senza ma.

Un’atrocità non ne giustifica altre. Chiunque sia scioccato dalle scene di distruzione nell’ospedale Shifa, come lo sono io, non può che essere scioccato dalla vista di Be’eri e del parco in cui c’era la festa.

Nell’estate del 2015, noi due eravamo seduti a piedi nudi a casa tua, a notte fonda. Improvvisasti sulla tua meravigliosa “Wish You Were Here” (*). Vorrei che tu fossi qui, caro Roger. Ti accompagnerei e ti farei vedere le orrende vedute nel sud, e poi andremmo insieme a Gaza a vedere le orrende vedute che si vedono lì. L’orrore è sia lì sia qui. Lo devi riconoscere.

(*) https://www.bing.com/videos/riverview/relatedvideo?q=gideon+levy+roger+waters&mid=2448EDE6D5A77C5BE52D2448EDE6D5A77C5BE52D&FORM=VIRE

Traduzione a cura di Sveva Haertter

PalestinaCeL

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