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Khalida Jarrar: “il tempo della libertà verrà!”

Khalida Jarrar, Ramzy Baroud da The Palestine Chronicle 25 maggio https://www.chroniquepalestine.com/

Khalida Jarrar è una militante femminista palestinese, avvocata, educatrice, e parlamentare. Nel corso degli anni è diventata un simbolo della resistenza popolare palestinese in Cisgiordania occupata, resa sempre più arrabbiata dalle autorità israeliane che l’hanno arrestata più volte. Malgrado la sua fragilità, ha avuto infarti e soffre di ipercolesterolemia, la dirigente femminista di 57 anni è stata più volte messa in carcere e in isolamento. Dopo la sua liberazione dalla prigione nel febbraio 2019 è stata di nuovo arrestata il mese di ottobre successivo, ed è attualmente in prigione in virtù di una legge israeliana totalmente arbitraria che va sotto il nome di “detenzione amministrativa”. Questa legge è incompatibile con il diritto internazionale e i requisiti minimi di un processo equo nei paesi democratici, in quanto i prigionieri sono incarcerati per lunghi periodi senza accuse né processo. Tra la sua liberazione e il suo nuovo imprigionamento Khalida Jarrar ha contribuito alla prefazione del mio ultimo libro , These Chains Will Be Broken : Palestinian Stories of Struggle and Defiance in Israeli Prisons [Queste catene saranno spezzate: storie Palestinesi di lotta e sfida nelle prigioni israeliane.]. Come previsto, il suo è un messaggio di forza di carattere, determinazione, coraggio e speranza.

Troverete qui sotto brani di questa prefazione di Jarrar, dove esorta le persone di tutto il mondo a “far conoscere e comunicare” le storie di prigionieri palestinesi affinché “un giorno, i muri di ogni prigione possano crollare, e inaugurare così l’epoca della libertà palestinese”.

Il tempo della libertà palestinese verrà

Khalida Jarrar

La prigione non è solo un luogo fatto di muri alti, di filo spinato e di piccole celle soffocanti con pesanti porte di ferro. Non è solo un posto dominato dal rumore del metallo: infatti il cigolio o lo sbattere del metallo sul metallo è il suono più comune che si sente nelle prigioni, quando vengono chiuse le pesanti porte, quando vengono spostati letti o armadi molto pesanti, quando le manette vengono chiuse o aperte. Perfino i bosta – grossi veicoli con vetri oscurati utilizzati per i trasferimenti dei prigionieri – sono bestie di metallo: interno, esterno, porte e manette sono integrate nelle pareti.

No, la prigione è più di tutto questo. E’ anche le storie di persone in carne ed ossa, delle sofferenze quotidiane e delle lotte contro i guardiani e l’amministrazione penitenziaria. La prigione esige una statura morale che deve essere assunta quotidianamente e non può mai essere messa da parte.

La prigione, sono compagni, fratelli e sorelle che, nel tempo, diventano più vicini della vostra stessa famiglia. E’ l’agonia, il dolore, la tristezza comuni e, malgrado tutto, qualche volta anche la gioia.

In prigione, sfidiamo insieme il guardiano della prigione che abusa del suo potere, con la stessa volontà e determinazione di spezzarlo, perché non sia lui a spezzare noi. Questa lotta è senza fine e si manifesta in tutte le forme possibili, dal rifiuto del cibo e il rinchiudersi nelle nostre stanze, fino all’azione più pesante fisicamente e psicologicamente: lo sciopero della fame a tempo indeterminato. Sono alcuni dei mezzi di cui dispongono i prigionieri palestinesi per battersi e ottenere loro fondamentali diritti e per conservare una parte della propria dignità.

La prigione è l’arte di esplorare tutte le possibilità. E’ una scuola che vi forma a trovare una soluzione alle sfide quotidiane utilizzando i mezzi più semplici e più creativi, che si tratti di fare da mangiare, di accomodare vestiti vecchi o di trovare un terreno di accordo per poter tutti resistere e sopravvivere insieme.

In prigione dobbiamo prendere coscienza del tempo, perché se non lo facciamo, esso si fermerà…Facciamo dunque tutto quello che è in nostro potere per combattere la routine, per cogliere tutte le occasioni di commemorare o celebrare ogni avvenimento importante della nostra vita, personale o collettivo.

In questo libro vi immergerete nella vita di uomini e donne, leggerete le storie intime che hanno scelto di condividere con voi, storie che possono sorprendervi, farvi arrabbiare e persino sconvolgervi. Ma sono storie fondamentali che devono essere raccontate, lette e riportate continuamente.

I racconti di questo libro non sono scritti per sconvolgervi ma per illustrare anche in piccola parte, la realtà quotidiana a cui devono far fronte migliaia di uomini e donne ancora confinati all’interno di alti muri, dietro a fili spinati e porte metalliche. Leggendo questo libro avrete un quadro di riferimento che vi permetterà di immaginare adesso e per sempre che cos’è la vita in una prigione israeliana.

E ogni storia, che sia o no all’interno di questo libro, non è un’esperienza fuggevole che riguarda solo la persona che l’ha vissuta, ma un avvenimento che scuote nel profondo il prigioniero, i suoi compagni, la sua famiglia e tutte la sua comunità. Ogni racconto è l’espressione creativa di una vita vissuta, malgrado tutte le difficoltà, da una persona con un cuore che batte grazie all’amore della sua terra e al desiderio della preziosa libertà.

Ogni racconto individuale è anche un momento decisivo, un conflitto tra la volontà del guardiano della prigione e tutto quello che rappresenta, e la volontà dei prigionieri e ciò che rappresentano in quanto collettività, capace, quando è unita, di sormontare ostacoli incredibili.

In realtà queste non sono solo storia di prigione soltanto. Per i Palestinesi la prigione è un microcosmo della lotta molto più ampia di un popolo che rifiuta di essere asservito sulla propria terra,e che è determinato a ritrovare la sua libertà, con la stessa volontà e lo stesso vigore di quelle di tutte le nazioni che sono state colonizzate e che hanno trionfato.

Le sofferenze e le violazioni dei diritti umani, contrarie al diritto internazionale e umanitario sopportate dai prigionieri palestinesi, non sono che una faccia della storia delle prigioni. L’altra faccia non può essere veramente compresa e trasmessa che da coloro che hanno vissuto queste dolorose esperienze.

Questo libro vi permetterà di vivere una parte di questa esperienza evocando brevemente la traiettoria umana esemplare di uomini e donne palestinesi che sono sopravvissuti a momenti decisivi, con tutti i loro dettaglie e dolorose sfide.

Qui potete immaginare che cosa si prova quando si perde una madre che vi ama, quando si è confinati dentro una piccola cella… Come far fronte ad una gamba rotta, essere lasciata senza una visita di famiglia per anni, vedersi rifiutato il diritto all’istruzione e dover subire la morte di una compagno.

E mentre prenderete conoscenza delle tante facce della tortura fisica, dei tormenti psicologici e dell’isolamento, scoprirete anche il potere della volontà umana allorché uomini e donne decidono di battersi, di esigere i propri diritti naturali e di abbracciare la loro umanità.

Sono in realtà le storie di uomini e donne che hanno deciso di non farsi mai spezzare, qualunque siano le sofferenze e la pressione che devono subire.

Vorrei concludere con un saluto ad ogni donna e ogni uomo in prigione che aspettano con impazienza il momento della libertà propria e del proprio popolo. Saluto coloro le cui storie sono riferite in questo libro e li/le ringrazio di averci permesso di aprire una finestra su un capitolo intimo e doloroso della loro vita.

E quanto a coloro le cui storie non sono state raccontate qui, semplicemente perché ce ne sono migliaia, voi siete sempre nei nostri cuori e nel nostro spirito.

Caro lettore, gioca il ruolo che ti spetta, ascoltando e trasmettendo le storie di Palestinesi, sia che siano prigionieri nelle prigioni israeliane o che siano soffocati dall’occupazione israeliana. Porta e comunica al mondo il loro messaggio, perché un giorno i muri di ogni prigione crollino e venga inaugurata l’era della libertà palestinese.

Ramzy Baroud

* Ramzy Baroud è giornalista, autore e redattore capo di Palestine Chronicle. Il suo prossimo libro è «The Last Earth: A Palestine Story» (Pluto Press). Baroud ha un dottorato in Studi sulla Palestina all’Università di Exeter ed è ricercatore associato al Centro orfalea di studi mondiali e internazionali, Università di California. Visita il sito web www.ramzybaroud.net.

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