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Cultura e resistenza contro l’oblio. Parlano le donne palestinesi

Voci dalla Palestina

Giorgia Pometti

Era il 13 settembre del 1993 e nel cortile della Casa Bianca, con il suggello di Bill Clinton, il primo ministro israeliano Yitzhak Rabin e il leader dell’OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina) Yasser Arafat, si stringevano la mano per la prima volta in pubblico dopo la firma degli accordi di Oslo. È in questa occasione che Yitzhak Rabin pronuncia il suo celebre discorso: “Noi che abbiamo combattuto contro di voi, palestinesi, oggi vi diciamo con voce forte e chiara: basta con le lacrime e il sangue. Basta.”

Da quando il primo ministro israeliano Yitzhak Rabin venne assassinato a Tel Aviv da un fondamentalista ebraico, il 4 novembre 1995, quella promessa iniziò a svanire nel nulla e i fatti che seguirono tradirono la speranza ritrovata.

Sono passati esattamente trent’anni dagli accordi di Oslo, ma sembra sia trascorso più di un secolo. Con il tempo, il grido di pace e di libertà dei palestinesi è diventato un’eco lontano, sovrastato, oggi più che mai, dal frastuono delle bombe sganciate su Gaza.

La storia ci ha mostrato però che è alquanto difficile soffocare un’intera civiltà, fintanto che ne rimanga viva la memoria.

Per questa ragione bisogna raccontare la Palestina: parlarne è essenziale perché non rimanga solo un lontano ricordo. Nel 1987, il poeta palestinese Mahmoud Darwish scriveva:

Abbiamo un paese che è fatto di parole.

E tu parla, parla perché il mio cammino posi su una pietra solida.

Abbiamo un paese fatto di parole.

E tu parla, parla perché noi si sappia dove finisce questo viaggio.

(Mahmoud Darwish, Come gli altri viaggiamo, 1987)

Non sono solo i Palestinesi che vivono in Palestina o quelli sparsi in tutti gli angoli del mondo a dover raccontare la Palestina. Ad assolvere al dovere della memoria, infatti, c’è anche chi, pur non essendo palestinese, ma consapevole di quanto avvenuto, difende la loro causa. C’è chi la sostiene parlando, leggendo o scrivendo; c’è chi contribuisce componendo musica, proiettando film oppure scattando delle foto; c’è chi manifesta, chi fa donazioni, chi dipinge la Palestina e chi della Palestina ha fatto la propria casa.

La cultura è consapevolezza e in qualunque forma si manifesti essa rimane il mezzo più potente per resistere e contrastare l’oblio. Parole, voci e immagini, a differenza delle armi, non distruggono bensì ricostruiscono.

È con questo intento che l’associazione “Cultura è libertà, una campagna per la Palestina” in collaborazione con “Casa Internazionale delle Donne”, “Nazra Palestine Short Film Festival”, “Movimento degli studenti palestinesi in Italia” e “Gaza Freestyle”, ha deciso di organizzare l’evento “Cultura e resistenza contro l’oblio. Parlano le donne palestinesi. Voci, immagini, musica”. L’incontro si terrà il 2 dicembre, dalle 15.30 alle 20.00, presso la Sala Lonzi della “Casa Internazionale delle Donne” (Via della Lungara 19, Trastevere).

Si racconterà la Palestina e per farlo si è scelto di far parlare chi più di tutti viene messo spesso a tacere: le donne.

PalestinaCeL

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