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#Hashtag Palestine 2020: una panoramica sugli abusi dei diritti digitali dei palestinesi durante la pandemia del coronavirus


10 maggio 2021

Lunedì 10 maggio 2021, 7amleh – The Arab Center for the Advancement of Social Media ha lanciato il suo rapporto annuale sui diritti digitali palestinesi, intitolato “#Hashtag Palestine 2020”. Il rapporto descrive le violazioni avvenute nel 2020, e in particolare durante la pandemia di coronavirus, da parte delle autorità, delle società tecnologiche e della stessa società palestinese.

Nel 2020, 7amleh ha riferito che l’autorità israeliana ha ampliato la sua sorveglianza sui palestinesi e ha approvato regolamenti di emergenza e l’uso di applicazioni che violavano i diritti delle persone alla privacy. D’altra parte, l’Autorità Palestinese ha approvato una nuova legge d’emergenza in risposta alla pandemia, che proibiva a chiunque non fosse una autorità legale di diffondere notizie sulla pandemia e ha arrestato oltre 20 palestinesi in relazione ai loro post sui social media. Inoltre, l’autorità de facto a Gaza (Hamas), ha continuato ad arrestare e accusare i palestinesi di “indecenza” per censurare e mettere a tacere le critiche alla loro autorità.

Per quanto riguarda le società tecnologiche, 7amleh ha riferito che piattaforme di social media come Facebook, WhatsApp e Twitter hanno continuato a collaborare con le unità di sicurezza israeliane e che i contenuti online palestinesi hanno continuato a essere censurati indiscriminatamente a causa delle politiche delle piattaforme. Allo stesso modo, Facebook ha continuato a rimuovere i contenuti palestinesi e ha accettato l’81% delle richieste avanzate dall’unità informatica di Israele in tal senso, e Twitter ha sospeso decine di account di utenti palestinesi sulla base delle informazioni del Ministero degli affari strategici israeliano. Inoltre, Zoom ha rifiutato di ospitare un evento con l’attivista palestinese Leila Khaled che è stato organizzato da studenti e professori presso la San Francisco State University, Qoura ha limitato l’accesso alla piattaforma del professore di storia palestinese Rima Najjar Merriman, e TikTok e YouTube hanno continuato a consentire video che celebrano la violenza militare israeliana sulla loro piattaforma. I palestinesi hanno inoltre continuato a essere discriminati quando si tratta di accedere all’economia digitale. Ad esempio, mentre Amazon è stato finalmente lanciato in Israele e nel territorio palestinese occupato nel 2020, ha consentito solo a israeliani e coloni israeliani di essere venditori sulla piattaforma.

#Hashtag Palestine 2020 offre anche approfondimenti sui modi in cui le ingiustizie, i costumi e le norme tradizionali nella società palestinese hanno contribuito a violare i diritti digitali dei singoli. In particolare, 7amleh ha segnalato un aumento delle violazioni contro donne e membri della comunità LGBTQI + durante la pandemia.

Infine, come componente aggiuntivo dell’analisi #Hashtag Palestine di quest’anno, 7amleh ha realizzaato un sondaggio sulle organizzazioni per i diritti umani, sviluppato con lo scopo di raccogliere il punto di vista delle principali organizzazioni per i diritti umani, giornalisti e attivisti all’interno delle nostre reti. Il sondaggio condotto su 20 organizzazioni ha rilevato che il 44% è stato vittima di diffamazioni online.

Leggi il rapporto completo in inglese qui: Clicca qui

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