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Adesso i Palestinesi possono vedere le loro proprietà nel data base reso pubblico

di Nasser Qudwa per Middle East Eye 11 dicembre 2020 nella foto Palestinese con una bandiera durante una protesta contro l’espropriazione di terre a Tubas, 29 Febbraio 2020. [Shadi Jarar’ah/Apaimages]

Se la politica estera del presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha lavorato pesantemente contro il multilateralismo e i principi di base di un ordine mondiale basato su regole, quando si è trattato di Israele-Palestina, l’attenzione era ancora più feroce. Piuttosto che limitarsi a spingere su posizioni filo-israeliane, Trump ha appoggiato pienamente una narrativa estremista pro-annessione, presentando un piano che perpetuava la negazione di Israele dei diritti nazionali palestinesi. Non solo ha incoraggiato gli insediamenti coloniali illegali, ma ha anche negato i diritti dei rifugiati palestinesi. Gli Stati Uniti miravano a prevenire diverse questioni sullo status finale, tra cui Gerusalemme, insediamenti e rifugiati, andando anche oltre le posizioni dichiarate di Israele.

Cercare di smantellare l’UNRWA, l’agenzia delle Nazioni Unite che aiuta i rifugiati palestinesi, è stata una parte fondamentale della strategia del team Trump. Tuttavia, ciò di cui non si sono resi conto è quanto i diritti dei palestinesi siano solidamente sanciti dal sistema delle Nazioni Unite, in particolare i diritti dei rifugiati. Ciò è iniziato non appena l’ONU ha nominato il suo primo mediatore, lo svedese Folke Bernadotte, che è stato successivamente assassinato a Gerusalemme dai terroristi israeliani. Forse la sua eredità più importante fu la Risoluzione 194, approvata l’11 dicembre 1948, che istituì una Commissione di conciliazione composta da Stati Uniti, Francia e Turchia, volta a sostenere le parti per raggiungere un accordo definitivo.

Sebbene la Commissione non abbia raggiunto il suo obiettivo principale, è riuscita a creare un database completo della proprietà privata appartenente a rifugiati palestinesi, a chiese, donazioni e proprietari non palestinesi nel territorio occupato da Israele nel 1948. Per molti anni, il database è stato classificato come segreto e copie dell’opera sono state distribuite a Israele, Giordania, Egitto, Siria, Lega araba e all’ Organizzazione per la liberazione della Palestina.

Il lavoro della commissione è stato aggiornato e digitalizzato dopo che le Nazioni Unite hanno invitato il segretario generale a “prendere tutte le misure appropriate … per la protezione della proprietà, dei beni e dei diritti di proprietà arabi in Israele e per conservare e modernizzare i registri esistenti”. La copia risultante è stata data alla Missione della Palestina presso le Nazioni Unite che stavo dirigendo.

Responsabilità internazionale

È stato nel contesto del tremendo attacco statunitense contro i diritti del nostro popolo che abbiamo deciso di rendere il database aperto al pubblico attraverso la Yasser Arafat Foundation. Se il gruppo dietro il piano Trump per il Medio Oriente era abbastanza arrogante e ignorante da respingere il diritto internazionale, le risoluzioni delle Nazioni Unite e persino la storia diplomatica di Washington, pensavamo che poteva esserci la possibilità che avrebbero capito il valore della proprietà privata e i diritti dei singoli proprietari .

Oggi abbiamo deciso di aprire i registri affinché ogni palestinese possa controllare la propria proprietà e, in alcuni casi, ottenere i relativi documenti. Chi accede a questo database si renderà conto non solo delle grandi ingiustizie inflitte al popolo palestinese, ma anche di quanto Israele abbia tratto profitto dalle proprietà dei profughi palestinesi. Il database include 210.000 proprietari e 540.000 appezzamenti di terreno ed è stato costruito principalmente utilizzando registri catastali e fiscali britannici. E questo comprende circa 6.000 mappe che mostrano le posizioni di ogni appezzamento.Palestinian children hold model keys symbolizing the houses which Palestinians left as part of the Nakba, during a demonstration marking the 69th anniversary of Nakba, also known as Day of the Catastrophe in 1948, Ramallah, West Bank on 15 May 2017. [Issam Rimawi - Anadolu Agency]

Bambini palestinesi tengono chiavi che simboleggiano le case che i palestinesi hanno lasciato per la Nakba, durante una manifestazione che segna il 69 ° anniversario della Nakba, conosciuta come Giorno della Catastrofe nel 1948, Ramallah, 15 maggio 2017. [Issam Rimawi – Agenzia Anadolu]

In altre parole, possiamo parlare in modo equo di 5,5 milioni di dunum (1,359 milioni di acri) di proprietà privata palestinese in quello che ora è Israele, escluso il Naqab (Negev), poiché non era registrato.

I diritti dei rifugiati palestinesi sono ben sanciti dal diritto internazionale e dalle relative risoluzioni delle Nazioni Unite. La stessa comunità internazionale che ha deciso di dividere la Palestina non può continuare a ignorare i risultati delle sue azioni. In assenza di una soluzione politica giusta e duratura che affronti tutte le questioni in conformità con il diritto internazionale, l’attuazione dei diritti inalienabili del popolo palestinese, inclusa l’autodeterminazione, continuerà ad essere sua responsabilità.

Approccio fallito

Trump ha detto che riconoscendo Gerusalemme come capitale di Israele, toglieva Gerusalemme “dal tavolo dei negoziati”. Suo genero, Jared Kushner, ha usato una logica simile nella sua campagna per strangolare l’UNRWA, con l’obiettivo di togliere “dal tavolo” anche la questione dei rifugiati. Ma il loro approccio è fallito. Questo dovrebbe servire da lezione per coloro che continuano a lavorare per negare i diritti dei palestinesi. Negare i diritti dei palestinesi significa negare i principi fondamentali su cui è stata fondata l’ONU e rappresenta uno dei più grandi fallimenti del sistema internazionale multilaterale. La grandezza della causa palestinese è la ragione per cui Trump ha fallito.

Quando Israele divenne membro delle Nazioni Unite nel 1949, si impegnò a rispettare la Carta delle Nazioni Unite e le sue risoluzioni. Settantadue anni dopo, non è ancora riuscito a farlo.

L’amministrazione Biden non aiuterà la causa della pace se tenterà di ripetere formule volte a consolidare l’impunità di Israele e negare i diritti dei palestinesi. Dovrebbe invece cercare di collaborare con altri membri della comunità internazionale per rimediare ai precedenti fallimenti, rendendosi conto che il diritto internazionale non può essere aggirato, né i diritti di milioni di rifugiati palestinesi. Il database delle proprietà dei rifugiati che abbiamo aperto al pubblico dovrebbe servire a ricordare l’enormità di ciò che è stato fatto al popolo palestinese.

Questo articolo è stato pubblicato da Middle East Eye.

Le opinioni espresse in questo articolo sono del suo autore e non riflettono necessariamente la politica editoriale di Middle East Monitor.

Traduzione a cura di Alessandra Mecozzi da Middle East Eye

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