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Le sarte di Gaza si guadagnano da vivere e diffondono gioia con mascherine natalizie

Una sopravvissuta al cancro al seno sta sfruttando al meglio il periodo natalizio per aiutare altre donne a trovare lavoro nella Striscia di Gaza, dove la disoccupazione è pari al 50%.

Nella Striscia di Gaza, il periodo natalizio sta dando una spinta all’attività di Suhad Saidam che, in periodo COVID, realizza mascherine decorate con motivi legati alle festività [File: Adel Hana / AP Photo]

Nella Striscia di Gaza ormai bloccata, il periodo natalizio sta dando impulso a una piccola attività femminile che realizza mascherine decorate con simboli della festività. Le mascherine, addobbate con immagini di Babbo Natale, renne e alberi di Natale, hanno riscosso un grande successo anche in Europa. Hanno persino fornito un piccolo passaggio a un’enclave palestinese gestita da Hamas e dove la stragrande maggioranza dei residenti è musulmana.

“Abbiamo esportato le prime 200 mascherine due settimane fa in Francia, la scorsa settimana circa 300 in Germania e dalle 300 a 400 mascherine verranno inviate in Gran Bretagna nei prossimi giorni”, ha affermato Suhad Saidam, proprietaria dell’atelier. Si tratta di una rarissima storia di successo che emerge dall’impoverita Gaza, dove la disoccupazione ha raggiunto circa il 50% e le esportazioni sono fortemente limitate dall’autorità israeliana.

Suhad Saidam mostra le immagini cucite di Babbo Natale e alberi di Natale sulle mascherine che realizza nel suo atelier di cucito nella città di Gaza [File: Adel Hana / AP Photo]

Suhad, che cuce ormai da ben 16 anni, racconta che invia le mascherine alle aziende palestinesi in Cisgiordania che esportano le merci. Per poter uscire da Gaza attraverso Israele e in Cisgiordania, i ricami devono essere fatti solo di stoffe e tessuti; proprio perché il traporto di oggetti elettronici decorati (come ad esempio gli orologi) è vietato.
Israele, con l’aiuto dell’Egitto, ha imposto il blocco a Gaza nel 2007 per isolare Hamas. Entrambi i paesi esternano le proprie preoccupazioni in merito alla sicurezza e al contrabbando di armi da parte di Hamas come giustificazione alle restrizioni.

La popolazione cristiana a Gaza, che ospita circa due milioni di persone, è scesa a circa 1.000 poiché i membri della piccola comunità sono costantemente emigrati. Tuttavia, è molto comune osservare le decorazioni natalizie sulle vetrine dei negozi e nei ristoranti della Striscia di Gaza.

Suhad Saidam regola una delle sue mascherine sul volto di un bambino nel suo laboratorio di cucito [File: Adel Hana / AP Photo]

Suhad, 43 anni, ha aperto il suo atelier nel 2017 grazie al supporto dell’agenzia umanitaria Care International nell’ambito di un programma per sopravvissute al cancro al seno come lei. Collabora con circa 40 donne, la maggior parte delle quali malate di cancro, per svolgere il lavoro a casa “per ottenere un buon reddito”.

Le maschere a tema natalizio sono vendute ad un prezzo che oscilla tra i 15 e i 20 shekel (peri a $ 4-6). A Gaza, una tipica paga giornaliera è di circa 30 shekel ($ 9).

Wafa Tarifi, residente nella città di Ramallah in Cisgiordania, è venuta a conoscenza di queste mascherine grazie alla sponsorizzazione di una pagina Facebook ed è stata contenta quando le ha viste in un bazar. “Ne ho acquistate alcune per gli insegnanti cristiani dei miei figli e a loro sono piaciute tantissimo”, ha detto.

Dato che si sta già procedendo alla distribuzione dei vaccini contro il COVID-19 in tutto il mondo, potrebbe non esserci più una grande richiesta di mascherine il prossimo anno. Tuttavia, Suhad è decisa a continuare nel suo lavoro e a introdurre cuciture tradizionali per altre occasioni ed eventi.

“Abbiamo pensato, al di là dell’idea in sé, che la cucitura a mano fosse esclusiva per i tradizionali abiti palestinesi”, ha rivelato.

Fonte: Al-Jazeera

Traduzione a cura di Rachele Manna

PalestinaCeL

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