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Fermare i fanatici dell’annessione. Imporre sanzioni a Israele

nella foto: un manifestante sventola la bandiera nazionale Palestinese durante una manifestazione contro l’annessione nel villaggio di Kfar Qaddum in Cisgiordania occupata. June 6, 2020 Credit: AFP

Saeb Erekat*, Segretario Generale OLP da Haaretz 5 giugno 2020

L’unica risposta internazionale allo sfacciato piano Trump-Israele deve essere un’azione concreta per fermare l’annessione da parte di Israele di parte della Cisgiordania, un vero e proprio apartheid

Il progetto coloniale israeliano in Palestina non ha mai riguardato una presenza israeliana temporanea. Dopo 53 anni dall’occupazione della Cisgiordania, compresa Gerusalemme est e la Striscia di Gaza, Israele sta ora procedendo con l’annessione de-jure di diverse altre parti integranti della Palestina occupata, dopo la annessione di Gerusalemme occupata.

Tale mossa è una conferma dell’arroganza di Israele e del mancato rispetto di una quantità di risoluzioni delle Nazioni Unite, tra cui la risoluzione 242 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, adottata nel novembre 1967, in cui si dichiarava l’inammissibilità dell’acquisizione della terra attraverso l’uso della forza.

Il record israeliano di mezzo secolo di sistematiche violazioni dei diritti umani e nazionali palestinesi è la prova del suo impegno per l’espansione coloniale e non per il raggiungimento della pace. Il resto del mondo ora ne ha un’ ulteriore prova esplicita.

Il piano USA-Israele è una palese violazione dei principi fondamentali del diritto e dell’ordine internazionali e una conferma che la “Visione per la pace” di Donald Trump consiste nel trasformare l’occupazione israeliana della Palestina in un’annessione permanente, mentre nega al popolo palestinese il loro inalienabile diritto all’autodeterminazione.

Il Piano di annessione del Presidente Trump è una tabella di marcia sfacciata e impudente per imporre la realtà di un solo stato con due sistemi, un regime di apartheid a tutti gli effetti, violando i fondamenti della libertà, della giustizia e dell’uguaglianza.

In questo quadro, l’annuncio della leadership palestinese secondo cui la Palestina è svincolata da tutti gli accordi firmati con Israele non è venuto dal nulla. La Palestina è rimasta impegnata nei principi del processo di pace in Medio Oriente durante l’ultimo quarto di secolo. Ma Israele ha ancora una volta colto ogni occasione per sconfiggere il raggiungimento della pace, trasformando questo processo in un fallimento totale.

Di conseguenza, la recente decisione palestinese è il rifiuto di questo fallimento e l’affermazione che la nostra nazione non può e non pagherà il costo dell’occupazione israeliana, delle politiche illegali e delle violazioni dei suoi obblighi secondo gli accordi firmati. È tempo di cambiare rotta, e attraverso questo la comunità internazionale considererà Israele responsabile.

Non sarà più possibile difendere le violazioni di Israele e le politiche illegali contro la terra e il popolo palestinese, che di fatto costituiscono una violazione dell’articolo II dell’ accordo di associazione con l’Unione europea, il principale partner commerciale di Israele. Questo articolo condiziona l’applicabilità dell’accordo al rispetto dei diritti umani.

Quali “valori condivisi” intendono certi funzionari dell’UE quando difendono Israele mentre attacca sistematicamente un ordine mondiale basato sulle regole? È assurdo condannare il progetto di insediamento coloniale di Israele, e nello stesso tempo continuare ad accogliere i suoi servizi e prodotti nei mercati internazionali, principali sostenitori dell’apartheid israeliano.

La comunità internazionale può fermare l’annessione, ma solo se applica quelle stesse misure concrete che ha sempre rifiutato di adottare. La fine dell’annessione inizia con l’imposizione di sanzioni nei confronti di un paese che non ha mai rispettato i suoi obblighi fondamentali in base alle risoluzioni delle Nazioni Unite, agli accordi firmati e ai trattati internazionali.

A differenza di quanto afferma lo stesso Israele, la sua impresa di insediamento coloniale non è né permanente né irreversibile. La famiglia delle nazioni non dovrebbe concedere niente al razzismo, all’istigazione e alla violenza di Israele. Al contrario, dovrebbe porre fine alla sua cultura dell’impunità che non ha confronti.

Le politiche di attribuzione di responsabilità verso l’occupazione israeliana sono essenziali. Ma paesi come Germania, Ungheria, Australia, Brasile, Canada e Stati Uniti stanno facendo il contrario: impedire al Tribunale Penale Internazionale di indagare sui crimini commessi nella Palestina occupata. Questo tentativo viene facilmente interpretato come un sostegno alle politiche illegali di Israele che gli hanno permesso di espandere i suoi insediamenti coloniali fino ad oltre 600.000 coloni attualmente.

Coloro che sostengono “più carote” per le relazioni con il nuovo governo israeliano devono riconoscere ciò che le altre “carote” hanno creato negli ultimi 53 anni: un regime di apartheid. Il database pubblicato dalle Nazioni Unite che elenca le società che traggono profitto dall’occupazione israeliana dovrebbe essere preso sul serio. Queste aziende dovrebbero cambiare rotta o affrontare boicottaggi e conseguenze legali. E Israele dovrebbe affrontare sanzioni.

Paesi, alleanze e blocchi devono sistematicamente rivedere tutti gli accordi firmati con Israele, per essere certi di non contribuire all’occupazione e al dominio della terra e delle vite palestinesi.

Per esempio, alcuni degli accordi di libero scambio di Israele, che prevedono esenzioni fiscali per i prodotti delle colonie, dovrebbero essere sospesi. Lo stesso vale per la presenza di diverse organizzazioni cristiane sioniste e altre “organizzazioni di beneficenza” che finanziano insediamenti israeliani in paesi come Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Canada o Australia, tra cui il Jewish National Fund (JNF), Ateret Kohanim e l’ Israel Land Fund.

Queste organizzazioni dovrebbero essere considerate responsabili dai governi dei paesi in cui hanno sede. Le “organizzazioni benefiche” non dovrebbero essere autorizzate a finanziare l’impresa coloniale illegale israeliana dal loro territorio.

Il piano di annessione Israele-Stati Uniti non è solo il prodotto di un gruppo di fanatici che ignorano il diritto internazionale e i diritti dei palestinesi, ma la conseguenza di decenni di impunità. Abbiamo contattato i governi di tutto il mondo chiedendo azioni per fermare l’annessione di Israele.

Abbiamo raggiunto importanti attori internazionali perché venga convocata una conferenza internazionale che faciliti un processo di pace costruttivo e significativo basato sull’attuazione del diritto internazionale e delle relative risoluzioni delle Nazioni Unite.

Questa settimana si compiono per i paesi europei quarant’anni dalla proclamazione della Dichiarazione di Venezia, che chiedeva la fine dell’occupazione israeliana e il rispetto dei diritti dei palestinesi. Dopo decenni di segnali di avvertimento, è giunto il momento di seguire l’unica strada rimasta per andare verso una pace giusta e duratura, compreso il riconoscimento dello Stato di Palestina e l’imposizione di sanzioni contro Israele e la sua occupazione.

*Il Dr. Saeb Erekat è il Segretario Generale dell’OLP e Capo negoziatore palestinese. Twitter: @ErakatSaeb

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