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Amore finito: il Giro d’Italia come mezzo di propaganda israeliana

Di Eleonora

Ieri sera, stazione centrale al sud di Tel Aviv: un gruppetto di persone, me inclusa, sta aspettando l’autobus per Gerusalemme. Una pattuglia della polizia accosta, due soldati (ovvero due ragazzini poco più che maggiorenni armati di mitra) scendono, esaminano i volti della gente alla fermata e sulla base del profilo razziale scelgono verso chi dirigersi. Prendono di mira due ragazzi ventenni – ovviamente palestinesi – seduti, fermi sul marciapiede. Vogliono vedere la carta d’identità e sapere dove stanno andando e perchè. I due ragazzi rispondono, i soldati risalgono in macchina e se ne vanno. Un minuto di umiliazione, questo è l’unico movente di questa scenetta di discriminazione quotidiana.

Sempre ieri sera ho iniziato a notare gli adesivi sulle macchine: Amore infinito: Giro d’Italia 101. Infatti il Giro quest’anno parte proprio da Gerusalemme e prevede diverse tappe in Israele, ovvero nella Palestina pre-’48.  Il sito ufficiale della Gazzetta dello Sport informa i turisti che Gerusalemme si trova nella zona della Giudea e ha un clima mediterraneo. Le coordinate geografiche la situano a est di Tel Aviv. La città, la più popolosa d’Israele, conta quasi novecentomila abitanti e che sono definiti con il nome di Gerosolimitani”. Giudea è il termine usato dai coloni religiosi israeliani per definire la regione di Gerusalemme e la parte nord della Cisgiordania. Il Giro passa esclusivamente per l’ovest della città, attraversa quindi soltanto le aree israeliane con i loro caffè europei, negozi occidentali e strade larghe e pulite. Non passa per la Gerusalemme orientale dove vivono i palestinesi, dove a chiunque diventerebbe chiaro in un momento che non ci si trova in Europa ma in Medio Oriente. Non passa per i quartieri con le infrastrutture fatiscenti e le case demolite. Infatti, la municipalità orgogliosa di ospitare il Giro è la stessa che sfratta i palestinesi dalle loro case per darle ai coloni israeliani, è quella che ordina le demolizioni di proprietà private perché costruite illegalmente e allo stesso tempo non rilascia permessi per costruire. È la municipalità che raccoglie la spazzatura all’ovest ma non all’est, benché le tasse le si paghino anche qui e se non uguali più care. Insomma, Gerusalemme est non ci calza nell’immagine che Israele, aiutata dal governo italiano, vuol dare di se stessa. Inoltre, se il Giro passasse per i quartieri palestinesi, ciclisti e turisti correrebbero il rischio di assistere ad una scena simile a quella a cui ho assistito io ieri sera. No, la sistematica discriminazione razziale dello stato israeliano verso i palestinesi davvero non ha il diritto di rovinare il Giro.

Perchè il Giro d’Italia parte da Israele? Le ragioni sono politiche ed economiche e offrono vantaggi per entrambi gli stati. Israele nei suoi continui sforzi di presentarsi come una società multiculturale, aperta e tollerante usa qualsiasi evento per farsi pubblicità: gare sportive, gay pride, conferenze high-tech, concerti, fiere del libro. Questi contesti vengono sfruttati dallo stato per affermare la sua superiorità etica e morale rispetto agli altri stati mediorientali (il mito della “villa nella giungla”) e allo stesso tempo per solidificare il carattere esclusivamente ebraico di questa terra. I resti di cultura palestinesi che per quanto si provi non si riesce a cancellare, vengono semplicemente appropriati come israeliani (un esempio lampante è la cucina palestinese fatta passare per israeliana). In quanto alle ragioni economiche, da alcuni mesi circolano spot pubblicitari nella tv italiana che promuovono voli a basso costo a Tel Aviv e Gerusalemme. Gli spot hanno il logo del ministero del turismo israeliano e l’immagine è sempre la stessa: spiagge, multiculturalismo, avanguardia. Esattamente l’opposto della realtà. Il risultato: annunci pubblicitari israeliani pagati alla tv italiana, turisti italiani in Israele. Di recente parlavo con Fayrouz Sharqawi di Grassroots Jerusalem, una NGO locale che si occupa di advocacy a livello internazionale. Fayrouz mi ha mostrato la differenza tra le mappe turistiche fornite dal ministerio del turismo israeliano e quelle prodotte da Grassroots. Nelle prime la citta vecchia è sul margine destro della mappa e delimita dove finisce Gerusalemme. I quartieri palestinesi ad est della Città Vecchia non sono sulla mappa, non esistono. In questo modo il turista medio malinformato pensa che gli unici hotel, ristoranti, negozi e centri di cultura si trovino all’ovest e di conseguenza spende lì i suoi soldi. Vede soltanto una faccia della città, quella “civilizzata”, non assiste a scene di discriminazione e violenza e pensa che tutto quello che vede sia lo stile di vita israeliano. Nelle mappe offerte da Grassroots, la Città Vecchia si trova al centro della pagina ed informa i visitatori non soltanto sulla situazione geopolitica, ma indica dove mangiare, dormire e fare shopping a Gerusalemme est. Temo che la maggior parte dei turisti italiani venuti a vedere il Giro, ispirati dalle immagini pubblicitarie edadescati dai voli a basso costo non faranno riferimento alla mappa di Fayrouz ma a quella del ministero.

Così mentre i turisti sul luogo contribuiranno all’economia israeliana, gli spettatori televisivi verranno rimpinzati di immagini mediatiche che dipingono Israele come un moderno stato mediorientale. Non ci sarà nessuna menzione della cultura palestinese, viva e vegeta nonostante tutto, dei soprusi quotidiani, dell’enorme ingiustizia commessa contro questo popolo. Il Giro, come altri eventi simili, fornisce sostegno politico ed economico ad Israele. Nutre le basi per questa propaganda ben studiata che a sua volta rende possibile che lo stato di Israele non venga mai ritenuto responsabile per gli ormai innumerevoli crimini di guerra e violazioni di diritto internazionale. Non sono mai stata particolarmente appassionata di ciclismo ma se lo fossi stata, quest’anno l’amore sarebbe senz’altro finito.

PalestinaCeL

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