CALL US NOW 333 555 55 65
DONA ORA

“Che la mia morte porti speranza”, poesie da Gaza

La raccolta, pubblicata da Libertalia nella collana Orient  XXI , presenta una cinquantina di poesie i cui autori e autrici provengono tutti da Gaza. Scritti per la stragrande maggioranza in arabo, sono state tradotte dall’ex diplomatica e interprete Nada Yafi, che ha scritto anche la prefazione dell’opera. Lo scrittore palestinese Karim Kattan ha scritto una postfazione al libro     

Nada Yafi 18 ottobre Orient XXI

L'immagine mostra bambini e adolescenti nell'acqua, circondati da cavalli. I cavalli, che sembrano rinfrescarsi, sono dotati di finimenti colorati. I giovani, in costume da bagno, giocano e interagiscono con gli animali stando tra le onde del mare. L'atmosfera sembra allegra e giocosa, tipica di una giornata in spiaggia. Le onde sono visibili sullo sfondo, aggiungendosi alla scena estiva.
Rosalind Nashashibi, Electrical Gaza (estratto), 2015


“Che la mia morte porti speranza”, poesie dalla
Collezione Gaza Orient  XXI edita da Libertalia.
Selezione, traduzione e prefazione di Nada Yafi.
Postfazione di Karim Kattan.
200 pagine.
10 euro.

Ottobre 1996. Quasi trent’anni fa. Il presidente Chirac, in visita nei territori palestinesi nell’ambito del suo tour in Medio Oriente, si è fermato a Gaza City. Come interprete di arabo ufficiale del presidente, ricordo ancora quel momento in cui seguìi con attenzione i gesti del presidente dell’Autorità Palestinese Yasser Arafat, stendendo davanti a loro una grande mappa spiegata. Quella di un progetto portuale che doveva riaprire Gaza al mondo, riallacciandosi al suo prestigioso passato di crocevia commerciale d’altri tempi1. Progetto che non avrebbe mai visto la luce. Mancanza di accordo israeliano. Tuttavia, eravamo sulla scia degli Accordi di Oslo, che avevano aperto prospettive di relativa autonomia palestinese, con la speranza di uno Stato palestinese all’orizzonte. Almeno questo è ciò che volevano credere i sognatori. L’accerchiamento era già lì, di fatto, con tutti i confini sotto il controllo israeliano. Non ricordo più i dettagli della carta… ma non posso dimenticare la speranza che brillava su tutti i volti attorno a noi. È questa speranza folle e indistruttibile che ho riscoperto molto recentemente leggendo alcune poesie di Gaza, sullo sfondo dei tragici eventi attuali. L’ultima poesia di Refaat Alareer , giovane poeta ucciso all’inizio dei bombardamenti israeliani, nell’autunno del 2023, mi ha colpito con il suo finale: “Che la mia morte porti speranza”.

Inoltre, quando Alain Gresh mi ha chiesto, alla fine del 2023, di partecipare a un progetto di pubblicazione di poesie di Gaza, nella raccolta Orient  XXI delle edizioni Libertalia, non ho esitato un attimo, nonostante la sfida che la traduzione poetica rappresenta, molto più difficile a mio avviso rispetto alla traduzione diplomatica che ho praticato per molto tempo. Questo perché non si tratta più solo di tradurre il “significato”, per quanto implicito esso sia, ma di fare appello alla sensibilità del lettore per condividere con lui un’emozione, attraverso un’altra lingua, che ha una sua magia, la sua inimitabile musica.

MARTIRIO E TESTIMONIANZA

Se ho accettato questa sfida è perché la poesia permette di “umanizzare la storia”, secondo le parole del grande poeta palestinese Mahmoud Darwish.2. Contrastando i tentativi di disumanizzare un intero popolo, la poesia ci permette di entrare nell’intimità di Gaza, di farci strada attraverso le coscienze individuali per rivelarne il lato universale.

Nella lingua araba la stessa parola chahada significa sia martirio che testimonianza. Di fronte ad un’offensiva che attacca tanto le forze dello spirito quanto i mezzi di sussistenza, prendendo di mira le case, gli ospedali, i servizi sociali, ma anche i luoghi di culto e di cultura, le scuole, le università, i teatri, gli archivi e i musei, e perfino i cimiteri, i luoghi della memoria, prendendo di mira equamente civili, medici, intellettuali e giornalisti, ben di fronte ad un’impresa di tale sradicamento, di fronte ad una guerra così totale, il pensiero poetico è a suo modo un atto di resistenza, che si oppone alla volontà di annientare un popolo , una patria. La poesia è allora un messaggio che trascende la morte.

Potrebbe sorgere la questione della scelta esclusiva di Gaza e non di tutti i territori palestinesi occupati, dati i numerosi talenti che esistono altrove in Cisgiordania e a Gerusalemme. Ciò è però giustificato dal fatto che questi poeti di Gaza, spesso giovanissimi, come tutta la popolazione del territorio, hanno accenti unici.

“So che sono i maestri delle parole”, ha dichiarato il cantore della rivoluzione palestinese, Mahmoud Darwish3non hanno bisogno di retorica di fronte all’eloquenza del sangue”. Gaza è oggi l’emblema di tutta la Palestina. La raccolta si apre anche, a titolo di epigrafe, con un brano poetico del grande poeta scomparso, in omaggio a Mohammad Al-Durra, questo bambino di Gaza ucciso freddamente da un cecchino israeliano , mentre si stringeva al padre, che disperatamente cercò di proteggerlo, come attestano le famose foto. Era il 2000. Da allora la vittima è diventata un’icona infantile deliberatamente presa di mira. In dieci mesi di guerra, come ha ricordato il 16 agosto 2024 Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per la Palestina, saranno stati uccisi quasi 16.000 bambini.

ESPRESSIONE PRIVILEGIATA DELLA CULTURA ARABA

Anche la questione della scelta delle poesie solleva interrogativi, poiché questa antologia ovviamente non è esaustiva. Che siano surrealisti, simbolisti, postmoderni o semplicemente ingenui, con le loro metafore a volte limpide, a volte esoteriche, questi poemi in prosa hanno in comune il ricorso a una certa modestia, e talvolta anche all’umorismo. Trasfigurano la realtà, permettendoci di prendere le distanze da immagini insopportabili. Se la morte è onnipresente, per ovvie ragioni, questa poesia di Gaza parla anche di amore, desiderio, misticismo o ribellione iconoclasta. Ci mostra una diversità di profili che vieta qualsiasi essenzializzazione degli abitanti di Gaza come bellicosi. Percepiamo una notevole assenza di odio, così come un rifiuto del circolo vizioso della violenza.

La raccolta comprende due serie di poesie: prima vengono i testi più recenti, successivi all’offensiva israeliana lanciata come ritorsione al violento attentato del 7 ottobre. Scritti durante i bombardamenti, sono stati tutti raccolti su internet. Il loro stile è spesso diretto, sobrio, quasi giornalistico, dettato dall’urgenza di una situazione caotica. Sembrano prosciugarsi alla fine del 2023. Mentre scrivo queste parole, non sono riuscito a trovare un testo veramente poetico risalente all’inizio del 2024. Un silenzio dovuto certamente alle crescenti difficoltà di comunicazione, ma senza dubbio anche al fatto che i bisogni primordiali della semplice sopravvivenza ora prendono la precedenza su tutto il resto… Anche i poeti di Gaza in esilio sembrano negli ultimi mesi essere rimasti muti di fronte all’orrore. In questo contesto, è stato difficile per noi avere informazioni biografiche sufficienti sugli autori di queste poesie e, a parte i due poeti la cui morte fu annunciata proprio all’inizio della guerra, spesso non conosciamo la loro età esatta, né tanto meno se sono ancora vivi.

Poi arrivano le poesie “prima del 7 ottobre”, che mostrano che la guerra spietata intrapresa da Israele contro la Striscia di Gaza e i palestinesi risale a molto più lontano delle notizie immediate. La maggior parte delle poesie di questa raccolta furono scritte prima dell’offensiva della “Spada di ferro”, eppure sembrano risalire a oggi. Ci ricordano che la storia non è iniziata il 7 ottobre 2023, che la Striscia di Gaza sotto assedio subisce una guerra spietata e intermittente dal 2007 e che la maggior parte dei suoi abitanti sono essi stessi rifugiati della Nakba del 1948. L’offensiva in realtà non è mai realmente fermata, rivendicata da Israele con la cinica espressione di “falciare l’erba”, anche quando la resistenza palestinese è pacifica, come nel caso della prima intifada del 1987, o delle marce di ritorno del 2018-2019. Queste poesie “di prima” offrono uno stile a volte più elaborato, anche se il linguaggio rimane semplice, volutamente minimalista, riflettendo le privazioni della popolazione. Alcuni testi mettono in discussione la funzione stessa del linguaggio, così come la nozione di identità, responsabilità o destino. Questi testi testimoniano finalmente la resilienza della poesia, forma privilegiata della cultura araba, e confermano che la vita finisce sempre per vincere sulla morte: “Perché amiamo la vita”, scriveva il poeta più emblematico della Palestina, “ finché ne abbiamo i mezzi”.4. Queste poesie del 2021, 2014, 2012, 2008, 2000, sono state a loro volta raccolte su Internet, nonché in una recente antologia intitolata Gaza land of poetry, pubblicata in arabo nel 2022 da Mohammed Teyssir, egli stesso poeta e critico letterario. Quest’ultima fonte, tuttavia, fornisce solo informazioni frammentarie sugli autori, il che rende difficile presentare schede biografiche complete.

Includendo le poesie originali (scritte in arabo e talvolta in inglese) insieme alla loro traduzione francese, la raccolta offre al lettore l’opportunità di apprezzare la risonanza della parola da una cultura all’altra. L’approccio migliore è ovviamente quello di aprire la collezione in modo casuale, lasciandosi trasportare da queste voci, vicine e lontane.

Era importante per Orient  XXI e Libertalia portare in Francia il messaggio di questa gioventù, sorprendente nella sua vitalità, nonostante tutto quello che deve sopportare.

Dobbiamo ripetere qui il messaggio che Mahmoud Darwish rivolse alla delegazione del Parlamento Internazionale degli Scrittori, in visita a Ramallah nel 2002: “Soffriamo di una malattia incurabile chiamata speranza. »

ATTRAVERSO GLI OCCHI DI TRE BAMBINI

Fidaa Ziyad è una poetessa di Gaza. Questa poesia è stata scritta sotto bombardamento il 24 ottobre 2023, pubblicata il 25 novembre, rivista il 5 dicembre. Trasmesso su Facebook nella serie di videoclip dal titolo “This is Gaza, testi letterari”, letti da Fidaa Allawzi.

Vivo questo genocidio attraverso l’immaginazione di tre bambini
Il primo si è nascosto sotto le lenzuola
Dicendo Vorrei essere un fantasma
Perché gli aerei non mi vedano
Il secondo ha detto, dallo schianto delle navi da guerra
È la voce della piovra nel mare
E la terza, una bambina: Vorrei essere una tartaruga
Per nascondere tutti
Sotto il mio guscio

O tu, la mano dell’immaginazione,
culla il sonno di questi piccoli,
preserva per loro tutti questi sogni.
O tu, la mano dell’immaginazione,
non andare oltre l’orrore della realtà.

“OGGI È IERI”

Questa poesia è stata scritta il 12 ottobre 2024, sotto i bombardamenti, da Bissane Abdel Rahim. Trasmesso su Facebook nella serie di videoclip dal titolo “Questa è Gaza, testi letterari” e declamato in arabo da Fadwa Abed.

Oggi è ieri

Ieri è la continuazione di un vecchio dolore
Non voglio fare lo scrittore
Non ho sogni per il domani
Solo la mia fede
mi sostiene È il 12 ottobre 2023
È l’una del pomeriggio
Com’è la giornata, è diventata così terrificante
o Dio abbiamo temuto la notte oscura
Ma ora non c’è più il giorno, non c’è più la notte
o Dio nemmeno il tempo ci hanno tolto.

“PORGI LORO L’ALTRA GUANCIA”

Yahya Achour è nato nel 1998 a Gaza dove ha vissuto fino a settembre 2023 e dove non ha potuto tornare dopo un viaggio negli Stati Uniti. Scrittore, borsista presso l’American University of Iowa nel 2022, autore del libro per bambini È per questo motivo che Ryan ha questo approccio (2021) che ha vinto un premio panarabo, e del libro di poesie per il pubblico giovane Tu sei una finestra, Sono nuvole (2018). Pubblica numerosi testi su Internet. Questa poesia è stata pubblicata il 7 novembre 2023. La sua ultima pubblicazione in inglese, nella primavera del 2024, è intitolata “Una Gaza di assedio e genocidio”.

Questo mondo bianco
che non crede più in Cristo
ti implora, Gaza, con le sue stesse parole
Di porgere l’altra guancia
Non sono affatto angosciati dalla storia o dalla geografia
Porgi loro l’altra guancia, Gaza
Dona loro il mare
Questa volta, a modo tuo
Il mondo ti prega ora
Nel momento in cui soffri
Ciò che nessuna città al mondo ha sofferto
Per baciare le mani di coloro che hanno ucciso i tuoi piccoli
Ma niente può, Gaza, raccogliere i resti umani
Per creare corpi interi
Nessuna pace compenserà uno solo dei tuoi funerali
Di questi funerali che non trovarono i loro resti
Non riuscirono i martiri a salire al cielo?
Oppure questo lusso non era concesso a tutti?
Possono i brandelli volare così in alto?
Forse i martiri hanno concesso la loro morte solo
dopo aver capito che era l’unico modo
per restare, per l’eternità, nell’abbraccio della loro terra?
Non un legislatore, non un leader, dell’Est o dell’Ovest
Che avrebbe potuto asciugarti la fronte, Gaza, da tutta questa morte
Non un legislatore, non un leader
Per offrirti almeno le sue condoglianze
Senza dubbio gli aerei impediscono la loro ingerenza
Tutti va bene, Gaza,
sembra che la morte sia una grazia che gli immortali ci invidiano
L’Egitto ti ha finalmente mandato i cavalli di Troia
Non uno ma parecchi
Rallegrati
Questi cavalli – Dio non voglia –
Non sono pieni di rinforzi
Ma solo di cibo
Perché tu possa morire, Gaza
Senza avere fame
Questi cavalli sono pieni di sudari indegni del vicinato dei faraoni
Non contengono una sola copia del Libro dei Morti
Né una goccia di carburante per illuminarci
Permetterci di distinguere
La nostra sopravvivenza dalla nostra morte
Alleluia, Gaza
Non veniamo più assassinati quando il mondo dorme
Il mondo è completamente sveglio: canta, balla
Alcuni leggono le nostre notizie, quelle che possono sopportare
Altri, meno numerosi, manifestano, quando hanno tempo
E il nostro mondo arabo, su carboni ardenti
Aspetta che finiscano le Mille e una Notte
Per poterne uscire da sola, Gaza
“contando” le migliaia di vittime…

NOTE

NOTE

  1. Vedi il catalogo della mostra presso l’Istituto del Mondo Arabo, 
    Mediterranean Gaza, Éditions Errance, 2000. Oltre 
    a Life at the crossroads, a History of Gaza, Gerald Butt, Rimal Books, 1995 e 
    Histoire de Gaza, di Jean- Pierre Filiu, Fayard, 2012.

2. Nel suo discorso del 2002 a Ramallah, davanti a una delegazione del Parlamento Internazionale degli Scrittori.

3. ibidem

4. poesia di Mahmoud Darwish

NADA YAFI

È stata interprete ufficiale per la lingua araba, diplomatico, direttore del Centro per la lingua e la civiltà araba presso l’Istituto del mondo arabo ( IMA ). Nel gennaio 2023 ha pubblicato “Appello per la lingua araba” nella collana Orient XXI di Libertalia.

Traduzione a cura della redazione

PalestinaCeL

VIEW ALL POSTS

NEWSLETTER

Iscriviti e resta aggiornato