
Noi, scrittori, editori, lavoratori dei festival letterari e altri lavoratori del libro, pubblichiamo questa lettera mentre affrontiamo la più profonda crisi morale, politica e culturale del XXI secolo. L’ingiustizia schiacciante affrontata dai palestinesi non può essere negata. L’attuale guerra è entrata nelle nostre case e ci ha colpito al cuore.
L’emergenza è qui: Israele ha reso Gaza invivibile. Non è possibile sapere esattamente quanti palestinesi Israele abbia ucciso da ottobre, perché Israele ha distrutto tutte le infrastrutture, inclusa la possibilità di contare e seppellire i morti. Sappiamo che Israele ha ucciso, come minimo, 39.363 palestinesi a Gaza da ottobre e che questa è la più grande guerra contro i bambini di questo secolo.
Questo è un genocidio, come affermano da mesi importanti studiosi esperti e istituzioni. I funzionari israeliani parlano apertamente delle loro motivazioni per eliminare la popolazione di Gaza, rendere impossibile la sovranità palestinese e sequestrare la terra palestinese. Ciò segue a 75 anni di sfollamenti, pulizia etnica e apartheid.
La cultura ha svolto un ruolo fondamentale nel normalizzare queste ingiustizie. Le istituzioni culturali israeliane, spesso lavorando direttamente con lo Stato, sono state cruciali nell’offuscare, mascherare e mistificare l’espropriazione e l’oppressione di milioni di palestinesi per decenni.
Abbiamo un ruolo da svolgere. Non possiamo in buona coscienza impegnarci con le istituzioni israeliane senza interrogarci sul loro rapporto con l’apartheid e lo sfollamento. Questa è stata la posizione assunta da innumerevoli autori contro il Sudafrica; è stato il loro contributo alla lotta contro l’apartheid lì.
Pertanto: non lavoreremo con istituzioni culturali israeliane che sono complici o sono rimaste osservatori silenziosi della schiacciante oppressione dei palestinesi. Non collaboreremo con istituzioni israeliane, tra cui editori, festival, agenzie letterarie e pubblicazioni che:
- Sono complici della violazione dei diritti dei palestinesi, anche attraverso politiche e pratiche discriminatorie o insabbiando e giustificando l’occupazione, l’apartheid o il genocidio di Israele, o
- Non hanno mai riconosciuto pubblicamente i diritti inalienabili del popolo palestinese, come sanciti dal diritto internazionale.
Lavorare con queste istituzioni significa danneggiare i palestinesi, quindi invitiamo i nostri colleghi/e scrittori, traduttori, illustratori e lavoratori del libro a unirsi a noi in questo impegno. Invitiamo i nostri editori, redattori e agenti a unirsi a noi nel prendere posizione, nel riconoscere il nostro coinvolgimento, la nostra responsabilità morale e a smettere di impegnarci con lo stato israeliano e con le istituzioni israeliane complici.
Qui le firme e il testo originale
traduzione a cura della redazione

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