VERSO IL 5 OTTOBRE 2024

È grave e del tutto ingiustificato il divieto imposto dalla Questura di Roma alla manifestazione del 5 ottobre convocata da associazioni palestinesi, contro il genocidio in corso a Gaza e in Cisgiordania. Intanto il criminale disegno espansionista di Israele porta la guerra anche in Libano facendo centinaia di vittime civili e centinaia di migliaia di profughi.
Cultura è Libertà, si unisce agli appelli contro il divieto che hanno lanciato l’Arci ed altre associazioni di solidarietà.
La guerra in corso in Medio Oriente non è una guerra di difesa di legittimi confini né per la sicurezza dei civili israeliani. Non è un intervento armato per riportare a casa gli ostaggi ancora prigionieri, bensì una feroce guerra di annientamento dell’intero popolo palestinese dentro e fuori Gaza.
In questo scenario tragico, la volontà del Governo di impedire le espressioni di solidarietà con le popolazioni che stanno subendo un massacro è una scelta politicamente sbagliata e dannosa, contro la solidarietà umana e la libertà costituzionale di manifestare. Un’anteprima del DdL 1660?
È sotto gli occhi dell’intero paese e del mondo la disumanizzazione dei palestinesi operata dal governo israeliano e dal suo esercito. Chiediamo che le autorità italiane non si rendano complici anche di questa disumanizzazione impedendo alle associazioni palestinesi in Italia di manifestare solidarietà con il loro popolo e di chiamare alla solidarietà tutte le espressioni della società civile che intendano farlo.
La fine del massacro è un imperativo morale e politico: ogni giorno che passa è già troppo tardi, come ben sa anche la parte di società civile israeliana che si mobilita per il cessate il fuoco che consenta di riportare a casa i prigionieri.
La Corte Internazionale di Giustizia si è già pronunciata sulla illegalità delle azioni di Israele, a cominciare dalla pluridecennale occupazione e colonizzazione.
STOP AL GENOCIDIO. CESSATE IL FUOCO. SI APRA UNA STRADA DI GIUSTIZIA, LA SOLA CHE PUÒ CONDURRE ALLA PACE.
Noi non intendiamo rinunciare a manifestare pacificamente a sostegno di questi obiettivi e della lotta delle donne e degli uomini palestinesi per i propri diritti, primo tra tutti quello ad esistere, sulla propria terra. Saremo con loro nelle piazze nelle modalità che verranno decise nei prossimi giorni.
CULTURA È LIBERTÀ, una campagna per la Palestina

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