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L’amore di mio nonno per Jaffa

Quando mio nonno morì, con lui morì anche il dolore del suo esilio. Ma la sua speranza che i suoi nipoti un giorno tornino nella sua amata Jaffa rimane viva ancora oggi.DI RAED QADDOURA Cartolina del porto di Jaffa dal 1888 al 1900. (Foto: Wikimedia)CARTOLINA DEL PORTO DI JAFFA DAL 1888 AL 1900. (FOTO: WIKIMEDIA)

Il 15 maggio di ogni anno, i palestinesi commemorano l’anniversario della Nakba (la catastrofe palestinese). Il 15 maggio 1948, le bande sioniste attaccarono i villaggi palestinesi, uccisero i civili e sfollarono coloro che erano rimasti in vita. Le statistiche indicano che il totale degli sfollati dai villaggi palestinesi ha superato i 700.000, e sono stati sfollati in diverse aree vicine, come Giordania, Libano, Striscia di Gaza, Siria e Cisgiordania.

Israele ha preso il controllo delle terre palestinesi con la sua potenza militare, per coronare il suo successo dichiarando la sua indipendenza sulle terre che aveva rubato alla popolazione indigena prima di ucciderne alcuni e spodestare altri. Ma presto Israele e il governo Ben-Gurion scoprirono l’errore del loro famoso detto che “i vecchi moriranno e i giovani dimenticheranno”.

Mio nonno, scomparso diversi anni fa, mi ha raccontato i giorni della sua giovinezza prima della Nakba. Ogni volta che lo incontravo mi raccontava della bellezza della Palestina e di come collegava il suo amore per la Palestina con l’amore per sua moglie.

Per mio nonno, Jaffa è stato il suo primo amore prima che Israele lo privasse di quella sposa costringendolo a trasferirsi insieme ad altre centinaia di migliaia di palestinesi, alla ricerca di un posto più sicuro e di sfuggire alla criminalità delle bande sioniste.

Porto di Giaffa, 1940 (Foto: Wikimedia)
PORTO DI GIAFFA, 1940 (FOTO: WIKIMEDIA)

Poi, appena mio nonno è arrivato a Gaza, ha giurato di tornare di nuovo e di non lasciare la sua amata a nessun altro. Mio nonno ha aspettato a lungo, sperando di tornare presto, finché il suo cuore si è legato a mia nonna, nella quale ha visto la bellezza di Jaffa e la sua immagine che non lascia mai la sua mente e il suo cuore. 

Da giovane che, fin dall’infanzia, non era sufficientemente consapevole dei dettagli della Nakba, vedevo l’intenso amore che mio nonno aveva per mia nonna, e allora pensavo che questa fosse la natura di coloro che sono legati dal vincolo dell’amore eterno. Poi ho capito cosa significa amare la terra in cui sono nato e cresciuto. Conoscevo anche il significato della tristezza e dell’oppressione che possono affliggere le persone quando i loro beni più cari vengono loro derubati.

Il nonno di Raed Qaddura, Hajj Ismael Soliman
IL NONNO DI RAED QADDURA, HAJJ ISMAEL SOLIMAN

Sfortunatamente, quando mia nonna è morta, per il dolore mio nonno ha pianto doppiamente, una volta quando ha perso Jaffa, la città, e l’altra quando ha perso Jaffa, la sua innamorata. Il sogno di mio nonno era semplice: rimanere in un sogno e svegliarsi con esso, il sogno di tornare. 

La sua felicità e il suo sorriso erano grandiosi ogni volta che sentiva che sarebbe tornato nella sua città Jaffa con la sua amata Jaffa. E non nascondo un segreto, quando una volta ha detto che Jaffa, la città, potrebbe provare gelosia quando mio nonno ci torna insieme con un’ altra Jaffa, cioè sua moglie.

Mio nonno ha aspettato a lungo, ma era fiducioso che sarebbe tornato nella sua casa di Jaffa e si sarebbe seduto sulla sabbia della sua spiaggia al tramonto, come faceva ogni venerdì.

Più tardi, quando mio nonno è morto, anche il suo dolore è morto con lui, ma le sue speranze sono rimaste vive: che i suoi nipoti un giorno tornassero. Non avrei mai immaginato neanche un momento che mio nonno sarebbe morto prima di tornare a Giaffa e poter baciare ancora una volta le sabbie della sua spiaggia dorata. 

Nonostante la tristezza che ho provato per quello che è successo a mio nonno, il sogno che aveva continua ancora ad essere valido per tornare un giorno, ma questa volta sarà il ritorno dei suoi nipoti che non hanno dimenticato nemmeno per un giorno la terra che è stata rubata ai loro antenati.

Oggi, dopo 74 anni di Nakba, i palestinesi di tutto il mondo continuano a commemorare l’al-Nakba e ricordano ai loro figli il sogno di ogni nonno dei loro antenati di tornare e ripristinare di nuovo la terra. 

traduzione di Alessandra Mecozzi

PalestinaCeL

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