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Yemen – Vivere una vita a metà: cosa subiscono le donne yemenite oltre alla guerra?

Noor Bahjat – Syria

Assafir al Arabi – Dossier Donne mondo arabo

Questa pubblicazione ha beneficiato del sostegno della Fondazione Rosa Luxemburg. Questo testo può essere riprodotto in tutto o in parte, a condizione che sia citata la fonte.

Reem Mojadem, scrittrice Yemen

Le donne sono doppiamente vittime delle politiche sociali. Molte ragazze non vanno a scuola a causa delle classi miste e perché il governo non recluta più insegnanti donne per coprire la carenza. Le donne non sempre cercano cure mediche quando necessario, perché in molti casi gli uomini chiederebbero un medico donna per le loro mogli. Questo rivela l’assoluta assurdità del paradosso: come possono esserci più insegnanti donne, dottori, ecc., se alle ragazze non viene concessa in primo luogo un’istruzione?

L’8 novembre 2021, un tribunale Houthi ha condannato la ventenne attrice e modella Intisar al-Hammadi a cinque anni di carcere per “aver commesso un atto indecente”, pubblicando le sue foto professionali che rispettavano… la modestia! Tre giorni dopo, la giovane giornalista Rasha al-Harazi è stata assassinata da un’autobomba che ha ucciso anche suo marito e il nascituro, mentre si stava recando in ospedale per partorire. Prima di questi due episodi, Samiha al-Asadi è stata trucidata dal fratello diciannovenne nel 2018, in pieno tribunale, sotto gli occhi di tutti, semplicemente perché aveva chiesto al giudice di officiare il suo matrimonio, dato che suo padre e i suoi fratelli avevano senza ragioni rifiutato di darle il permesso di risposarsi – e ovviamente perché non poteva sposarsi con una decisione autonoma, senza l’approvazione maschile. Più tardi, nel 2020, l’assassino è stato assolto perché aveva affermato che si trattava di un “delitto d’onore”.

Tuttavia, le usanze tradizionali/tribali che proteggono le donne sono spesso motivo di orgoglio per gli yemeniti, poiché infliggere danni alle donne, sia con molestie che con omicidio, è considerato una “vergogna nera”; una fonte della più grande disgrazia, e il prezzo del sangue per aver ucciso una donna durante un conflitto è quattro volte quello per l’uccisione di un uomo. Le usanze tribali garantiscono alle donne la possibilità di porre fine a un conflitto e di fermare il perseguimento di un assassino se è lui a chiedere il loro aiuto, uno tra gli altri vantaggi di cui godono esclusivamente le donne yemenite. Tuttavia, mentre questa tradizione continua a essere venerata, emergono altri fatti sul terreno che riflettono un divario tra la realtà in cui vivono effettivamente le donne e la “narrazione” che le circonda.

La violenza inflitta alle donne yemenite non si limita all’omicidio, alle molestie e alla legislazione progettata per privare le donne della loro libera iniziativa. Esiste anche un tipo di violenza “speciale” che forse è già stata superata dalla maggior parte delle società del mondo. Ad esempio, le donne yemenite non possono sedersi vicino a una finestra o in uno spazio aperto vicino alle loro case per rinfrescarsi, anche con un caldo estivo di 45 gradi . Le donne non sono autorizzate a decidere quali canali TV guardare, che colore di vestiti indossare all’aperto, dove andare a studiare o quali specializzazioni scegliere. C’è violenza nel silenzio loro imposto, nell’indifferenza verso il loro benessere e nel disprezzo per la loro vita, nelle strade poco sicure che fanno desiderare loro di non essere mai nate femmine, nella mancanza di ogni tipo di protezione o riparo, oltre alla violenza di essere costrette in una posizione inferiore, marginale nella società, negli ambiti del’istruzione, della salute, dello sviluppo, dei diritti umani, ecc. Quindi, quando lo Yemen è descritto come l’ultimo paese al mondo per quanto riguarda i diritti delle donne, questa non è un’esagerazione, ma piuttosto il riflesso di un’amara verità.

Stiamo parlando di problemi che le donne di tutto lo Yemen devono affrontare, poiché non ci sono grandi differenze nella situazione delle donne tra le aree rurali e le città. È vero che la città offre maggiori opportunità alle donne in campi come l’istruzione, il lavoro, i viaggi e offre una promessa, per quanto piccola, di libertà. Tuttavia, ciò non significa che le città siano luoghi più “ospitali” per le donne, poiché l’ingiustizia – nelle sue varie forme – colpisce le donne yemenite ovunque. Ciò include le donne nel sud del paese che un tempo era governato da uno stato di sinistra che rispettava i diritti delle donne e dava spazio alle libertà, ma dove questi vantaggi sono diminuiti fino al punto quasi di scomparire.

Uno scherzo, un insulto, e un fatto incontrovertibile

Numerosi proverbi e detti contribuiscono a plasmare l’azione sociale quotidiana e la reazione nei confronti delle donne. Questi proverbi penetrano profondamente nella memoria sociale collettiva e diventano parte integrante della cultura popolare. La maggior parte delle affermazioni che declassano le donne si riferiscono a un detto di origine religiosa: “Le donne sono carenti di ragione e di religione”. Ogni volta che le opinioni delle donne vengono sminuite e ogni volta che gli uomini discutono di questioni banali, ad esempio, queste questioni vengono bollate, con disprezzo, come “discorsi da donne”. Tale giudizio trae sempre la sua “credibilità” da quel detto, come se fosse provato incontestabilmente, da un riferimento religioso, che le donne sono intrinsecamente carenti di ragione. Quindi, come potrebbero possedere la saggezza per dire qualcosa di utile? Non è solo quello che dicono o pensano le donne a essere preso alla leggera, ma è anche la loro vita ad essere banalizzata. Secondo la legge, la vita di una donna vale la metà della vita di un uomo (1), nonostante l’orgoglio quotidiano per le usanze tradizionali che fanno valere il sangue di una donna quattro volte quello di un uomo. Nelle conversazioni quotidiane, si sentono sempre frasi come: “Non è che una ragazza, non è che una donna”, ma qui significa “è solo una donna” e simboleggia la piccolezza della persona in questione, poiché si tratta di un essere secondario e marginale non degno di alcuna seria considerazione. Così, la parola “donna” nella sua pronuncia yemenita, “Mara”, è diventata l’insulto più orrendo che possa essere scagliato contro un uomo.

I costumi tradizionali/tribali che proteggono le donne sono spesso motivo di orgoglio per gli yemeniti, poiché infliggere danni alle donne, sia attraverso molestie che omicidi, è considerato una “vergogna nera”; una fonte della più grande disgrazia. Il prezzo del sangue per aver ucciso una donna durante un conflitto è quattro volte quello di un uomo. Le usanze tribali garantiscono alle donne la possibilità di porre fine a un conflitto e fermare il perseguimento di un assassino se chiede il loro aiuto, tra gli altri vantaggi. Tuttavia, poiché questa tradizione continua ad essere venerata, altri fatti emergono sul terreno.

Sembra che le donne siano un punto fermo nel lessico degli insulti nelle diverse culture; tuttavia, un’ulteriore espressione molto specifica è stata aggiunta a quegli insulti nel contesto yemenita, dove le donne come categoria assoluta sono chiamate senza mezzi termini una “vergogna” (“Aar”). Una delle parolacce più usate in Yemen è “accidenti alla tua vergogna” o “fanculo la tua vergogna”, in cui “vergogna” si riferisce inequivocabilmente e direttamente alla parentela femminile dell’uomo che riceve l’insulto; le donne sono una vergogna in sé e per sé, sia fisicamente che simbolicamente.

Legalizzare l’emarginazione delle donne e rafforzare l’egemonia maschile sulle loro vite

La legge yemenita ha due caratteristiche principali quando si tratta di articoli sulle donne: la prima è che è tornata indietro invece che progredire per quanto riguarda i diritti delle donne, e la seconda è che è piena di una pletora di articoli violentemente discriminatori, tipicamente formulati in modo vago, rendendo difficile per chi li legge credere effettivamente che questi articoli siano ancora applicabili ai nostri giorni. Si possono enumerare 11 articoli della Legge sullo status personale che considerano le donne come esseri “minori”, a dir poco deficienti di ragione e privi di libero arbitrio. Questi articoli sono il 6, 7, 15, 16, 19, 20, 23, e il 40 con i suoi quattro commi, l’articolo 68, il terzo comma dell’articolo 86 (tra gli altri) e l’articolo 127. La legge di diritto civile sullo status personale riserva una cura speciale ai minimi dettagli delle norme matrimoniali, a partire dall’articolo 6, che stabilisce che una donna deve essere legalmente “halal” per un uomo affinché lui possa sposarla. Questa equazione unilaterale può sembrare normale, ma la domanda che fa sorgere è: “Lei” deve essere halal, ma che dire di “lui”?

Seguono l’articolo 7, che richiede la presenza di un “maschio” alla cerimonia matrimoniale, e l’articolo 15, che legalizza il matrimonio delle ragazze minorenni purché siano ritenute “adatte al rapporto”.

Questo è un esempio di legislazione che è andata indietro anzichè avanti dal momento che lo Yemen aveva specificato l’età al matrimonio a 15 anni nel Nord e 16 anni nel Sud Yemen. La legge è cambiata quando gli islamisti hanno preso il controllo alla fine degli anni novanta e nel 1999 il requisito dell’età è stato abolito del tutto, rendendo così legale il matrimonio giovani ragazze a qualsiasi età.

La violenza inflitta alle donne yemenite non si limita all’omicidio, alle molestie e alla legislazione progettata per privare le donne della loro capacità di iniziativa autonoma. È anche un tipo di violenza “speciale”: le donne yemenite non possono sedersi vicino a una finestra per rinfrescarsi, anche con il caldo estivo di 45 gradi. Le donne non sono autorizzate a decidere quali canali TV guardare, che colore dei vestiti indossano fuori, dove vanno o quali specializzazioni possono studiare. C’è violenza nel silenzio imposto loro, nell’indifferenza verso il loro benessere e nel disprezzo per la loro vita.

Poi c’è l’articolo 16, che determina il destino delle donne in altri aspetti della loro vita. La legge prevede che il tutore del contratto matrimoniale sia il parente più prossimo tra i maschi, in ordine di grado di parentela; dal padre al figlio – non importa quanto possano essere imparentati con la sposa, poi i suoi fratelli, poi i loro figli, poi gli zii paterni della donna, poi i loro figli, poi gli zii paterni del padre, poi i loro figli. Viene data priorità a chi è imparentato con la sposa sia dal lato materno che da quello paterno e, in caso di più tutori dello stesso grado di parentela, a ciascuno di essi è affidata la tutela del suo matrimonio. In caso di pari numero di tutori, il contratto stipulato per primo è giuridicamente valido e il contratto di matrimonio stipulato successivamente dagli altri tutori viene annullato se la donna è stata sposata contemporaneamente ad un altro. Se il momento del contratto è contestabile, la validità del contratto matrimoniale è annullata. Questo articolo è disastroso in tre aree distinte:

1- “La tutela”. Il requisito per una donna di avere un “tutore maschio” annulla le nozioni di pari cittadinanza e pari diritti come stipulate nella costituzione, poiché questo articolo legalizza esplicitamente l’idea che una donna sia incapace di scegliere il proprio partner.

2- Il ruolo del tutore, in caso di matrimonio di una donna, non è limitato al padre o ai fratelli. Piuttosto, la sua incompetenza va ben oltre i poteri dei suoi familiari maschi di primo grado, il che significa che una donna è considerata generalmente incapace di autonomia, rispetto ad ogni uomo della sua famiglia più adatto a fare scelte per suo conto.

3- Il declassamento “legittimo” delle donne in materia di matrimonio, in cui i tutori possono entrare in conflitto, annullando così il contratto, o uno di loro può annullare un contratto precedente. Uno dei tutori potrebbe persino essere più veloce di un altro nel concludere il contratto di matrimonio in modo tale da rendere impossibile la rottura per altri tutori! Ancora più pericolosamente, l’articolo 16 ha spalancato le porte alla sua interpretazione e appropriazione di qualsiasi questione relativa alle donne. Donne di varie regioni yemenite sono state oggetto di pratiche discriminatorie le cui fonti legali rimangono sconosciute. Una madre, ad esempio, dice che il preside della scuola di suo figlio ha rifiutato che lei iscrivesse il figlio a scuola, chiedendole di portare un “tutore” maschio. Poiché il “tutore” era un immigrato, il principio chiedeva alla madre di presentare la sua carta d’identità, in quanto il certificato di nascita era ritenuto insufficiente, così come era ritenuta inadeguata la sola presenza della madre. Dopotutto, “come può una donna che non è nemmeno la “tutrice” di se stessa essere la custode di un’altra persona” (2)?

Allo stesso modo, le donne non possono sottoporsi a interventi chirurgici negli ospedali senza la firma di un tutore maschio. Quando ho chiesto a una ginecologa e ostetrica come avrebbe proceduto se fosse richiesto un taglio cesareo per una donna incinta, lei ha risposto che avrebbe sempre chiesto la firma del marito per eseguire la procedura. Se il marito rifiuta il consenso, l’ospedale non può ricevere la madre, il che potrebbe portarla alla morte. La firma del padre o del fratello della donna può sostituire quella del marito, ma devono firmare una carta di piena responsabilità davanti al marito nel caso in cui quest’ultimo faccia causa all’ospedale in seguito. La stessa ginecologa racconta di essersi trovata in una situazione critica quando ha dato alla luce il suo primogenito e di aver rischiato la morte, affermando che il marito si era rifiutato di firmare le carte per il suo cesareo, fino a quando i suoi colleghi lo hanno minacciato , dicendogli che se non si fosse fatta l’operazione, anche il figlio avrebbe rischiato di morire e non solo la madre (3).

È vero che le donne sono un punto fermo nel lessico degli insulti nelle diverse culture; tuttavia, a quegli insulti nel contesto yemenita è stata aggiunta un’espressione molto specifica, in cui le donne vengono definite senza mezzi termini una “vergogna” (“Aar”). Una delle parolacce più usate in Yemen è letteralmente “accidenti alla tua vergogna” o “fanculo la tua vergogna”, dove “vergogna” si riferisce inequivocabilmente e direttamente alle parenti femminili di un uomo; le donne sono una vergogna in sé e per sé, fisicamente e simbolicamente.

Gli esempi di questo tipo di situazioni sono infiniti, tra cui l’apertura di un conto bancario per un bambino o l’ottenimento di una carta d’identità o di un passaporto, poiché le donne yemenite non possono ottenere i propri documenti senza la presenza di un tutore legale. Non importa se in questo caso il tutore è minorenne, l’importante è che sia un “maschio”.

Il dottor Muhammad al-Mikhlafi, ex ministro degli Affari legali, afferma che questi requisiti non sono scappatoie legali, ma piuttosto “interpretazioni” fatte dalle varie istituzioni, basate esclusivamente sull’articolo che impone la tutela nel matrimonio. (4) La questione non si limita al caso del matrimonio, in cui viene abolita l’autonomia della donna e in cui si stabilisce che la moglie deve “osservare il comando di lui (del marito) e adempiere ai suoi doveri nella casa coniugale” e che lei deve “non lasciare la casa coniugale senza il suo (del marito) permesso (5)”. Anche il caso di divorzio conferma lo stesso tipo di discriminazione, come nell’articolo 68 che stabilisce che un uomo può divorziare dalla moglie con un “divorzio revocabile (6)” e che il divorziato non può uscire di casa durante il suo “periodo di attesa”, (‘Idda) senza il permesso dell’ex marito. Un’altra cosa preoccupante è che il marito può risposarla senza informare la donna, lasciandola nell’impressione che sia ancora divorziata finché lui lo desidera.

Le donne non possono sottoporsi a interventi chirurgici negli ospedali senza la firma di un tutore maschio. Quando ho chiesto a una ginecologa e ostetrica come avrebbe proceduto se fosse richiesto un taglio cesareo per una donna incinta, lei ha risposto che avrebbe sempre chiesto la firma del marito per eseguire la procedura. Se il marito rifiuta il consenso, l’ospedale non può ricevere la madre, il che potrebbe portarla alla morte.

Queste leggi non solo illustrano la portata dell’umiliazione che le donne subiscono, ma rivelano anche il paradosso che prevale in ogni aspetto della loro realtà. Le donne yemenite possono diventare giudici e membri della Corte Suprema, ma sorge la domanda: può una donna giudice officiare il matrimonio di un’altra donna che chiede il suo aiuto? Oppure può lei, essendo un giudice, essere il proprio “tutore” e sposarsi con un uomo senza bisogno di un tutore maschio?

Camminare nella giungla: le molestie non vengono riconosciute e quindi non sono ostacolate

“Volete che vi parli delle strade? Ma sapete già tutto! Tuttavia, posso parlarne. Cammino da casa mia alla strada principale, una distanza forse inferiore a venti metri, durante la quale sopporto un terrore e un’ansia incommensurabili. Un gruppo di motociclisti di solito si aggira all’angolo della strada principale e la loro attività principale è molestare me e ogni altra donna che passa. Ci prendono in giro e ci sputano contro vari commenti sessuali. Quando finalmente riesco a superare questi venti metri e salgo sull’autobus, inizia un altro tipo di ansia, con lo stesso tipo di frasi lanciate di nuovo contro di me, ma questa volta accompagnate da molestie fisiche, mentre le mani si allungano di qua e di là cercando di toccare il mio corpo. Quando scendo dall’autobus, devo attraversare ancora un’altra strada fino a raggiungere il mio posto di lavoro, il che rappresenta un altro viaggio, ancora più umiliante e angosciante. Qualsiasi passante, motociclista, lavoratore o venditore, in breve qualsiasi maschio sulla strada, si sente autorizzato a prendere in giro il mio aspetto, aggredirmi verbalmente o vomitare i suoi desideri sessuali contro di me dal finestrino della sua auto di passaggio, mentre un altro dalla strada ride invece di esprimere disapprovazione. Ecco com’ è per me la vita di tutti i giorni. Ho provato di tutto: ho indossato il Niqab (copertura per il viso), ho indossato un Jilbab (vestito ampio), ho indossato abiti larghi. Ma niente sembrava funzionare, perché essere donna significava essere un bersaglio allo scoperto… anche se sono a capo di un dipartimento in banca, dove tutti mi rispettano». (7)

Le donne yemenite possono essere state ministri, diplomatiche, parlamentari e vincitrici del premio Nobel, ma in realtà vivono ancora in condizioni disastrose quando si tratta dei loro diritti e del loro benessere. Ciò che è più spaventoso è che i risultati ottenuti in passato vengono ora annullati e le poche leggi che un tempo avevano fornito una sorta di scudo consuetudinario o legale per le donne sono state violate e annullate da prima della guerra.

In altre parti del mondo, questo si chiama molestia e abuso. In paesi diversi dallo Yemen, le donne possono ricorrere alla legge per protezione, ma la legge yemenita non riconosce nemmeno il reato di molestie. C’è invece un vago articolo che condanna gli atti indecenti negli spazi pubblici (8). Sebbene gli atti di cui sopra rientrino tutti nella descrizione di un atto indecente, sono le donne che sono spesso i soggetti di questo articolo piuttosto che gli uomini. L’interpretazione dell’articolo dipende interamente dall’umore dell’ufficiale, che può ritenere indecente un atto come andare in macchina con un amico maschio. Ad esempio, nel caso della giovane modella Intisar al-Hammadi, le sue fotografie sono state classificate come atti indecenti (9).

La storia di cui sopra della dipendente che subisce molestie è la storia di milioni di donne yemenite; una storia che smaschera in primo luogo il paradosso della narrativa popolare che da un lato glorifica la morale, la virtù e la “santità” delle donne, mentre, in realtà, dall’altra viola l’autonomia delle donne e le tratta con disprezzo. Quindi, mentre le donne yemenite hanno successo nella loro estenuante lotta per l’istruzione e il lavoro, i risultati sono sempre offuscati dai continui comportamenti abusivi e dalle giustificazioni sociali di tali comportamenti.

Nessuno in Yemen parla di molestie quotidiane, stupri e di tutto il resto, perché in tutti questi casi sono le donne la principale parte sotto accusa, invece dei colpevoli reali. Nemmeno le ragazze sono risparmiate da questa assurdità. In un incidente nel luglio 2017, il religioso Abdullah al-Adini ha giustificato lo stupro di una bambina di tre anni, dicendo che “i vestiti delle ragazze sono la porta per lo stupro”.

Negli ultimi anni, le parti in conflitto in Yemen hanno diffuso rapporti sulle violazioni contro le donne. Si è parlato di una “situazione senza precedenti nella storia dello Yemen”, esprimendo uno “stato di shock” per la diffusione delle violenze sulle donne; uno shock basato sul presupposto che le donne fossero protette e tutelate in epoca prebellica. Tuttavia, le donne dello Yemen sono ben consapevoli che i rapporti mostrano semplicemente un aumento del grado di violenza, che è meglio documentato formalmente, e che le violazioni non sono né una novità né un evento improvviso come si vuole implicitamente suggerire.

Una istruzione dimezzata, una vita dimezzata

Nel 1994 il tasso di alfabetizzazione femminile in Yemen era meno della metà di quello maschile, anche se si considerano le discrepanze tra i dati nello Yemen del Nord e quelli del Sud prima dell’unificazione nel 1990, quando il socialista Yemen del Sud aveva già fatto grandi passi avanti nell’istruzione e nell’alfabetizzazione delle donne. Lo Yemen unito ha cercato di colmare il divario tra i sessi, ma nel 2015 quel divario era ancora enorme, con un tasso di alfabetizzazione dell’85% tra i maschi, contro solo il 54,9% tra le femmine. La disparità è evidente anche nei tassi di iscrizione all’istruzione superiore nel 2013, con tassi di iscrizione femminile che registrano meno della metà di quelli maschili (11). Quanto alla situazione attuale, mentre infuria una guerra fluida senza una fine in vista, è sempre più difficile ambire a mantenere quelle stesse percentuali già sproporzionate, … È vero che la guerra ha danneggiato tutti, ma per le donne è stato peggio. I rapporti parlano dell’aumento dei matrimoni precoci, della violenza di genere e dell’abbandono scolastico delle ragazze dopo la pandemia di Coronavirus (e anche prima, a causa della guerra), oltre ad altri indicatori che dimostrano come il divario di genere si stia ampliando.

La legge non previene né protegge

Un’attivista che viaggia spesso per lavoro mi ha detto recentemente che l’ultima volta che ha viaggiato ha dovuto pernottare ad Aden in un hotel, dove l’organizzazione con cui lavorava aveva prenotato una stanza per lei. Dice che l’uomo alla reception dell’hotel si è rifiutato di permetterle di rimanere lì nonostante la prenotazione, chiedendo la presenza di un “mahram” (un parente stretto di sesso maschile come un padre o un fratello) con lei. Cercò di spiegargli che non aveva “mahram” in quel momento e che avrebbe lasciato il paese la mattina presto il giorno dopo, ma l’uomo era inesorabile. Quando lei gli chiese se avrebbe preferito vederla per strada da sola senza un “mahram” piuttosto che lasciarla stare in una stanza d’albergo per una notte, lui rispose freddamente che lei apparteneva alla strada (12)

Una donna può incontrare questo tipo di comportamento in varie situazioni legate al viaggio, anche se non sempre questo accade. Non c’è alcuna giustificazione legale per chiedere a una donna del suo “mahram” quando viaggia da sola, ma è anche vero che il più delle volte le donne vengono interrogate su questo senza poter fare altro che lamentarsi con le autorità per la discriminazione subita. Il problema, ovviamente, è ben altro che quello di una domanda scomoda. Si può guardare la cosa da un’altra angolazione: sapendo che le strade stesse non sono sicure per le donne, e sapendo che le donne spesso hanno bisogno di un compagno maschio per camminare in sicurezza, ci si può chiedere come deve essere una donna che percorre migliaia di chilometri da sola in un ambiente di guerra e conflitto… Sarà in grado di prendere in affitto la propria casa quando non può prenotare una camera d’albergo? La risposta è abbastanza ovvia: sarebbe respinta o molestata, vista come un facile bersaglio.

Le donne yemenite possono essere state ministri, diplomatiche, parlamentari e vincitrici del premio Nobel, ma in realtà vivono ancora in condizioni disastrose quando si tratta dei loro diritti e del loro benessere. Ciò che è più spaventoso è che i risultati ottenuti in passato vengono ora annullati e le poche leggi che un tempo avevano fornito una sorta di protezione consuetudinaria o legale per le donne sono state violate e annullate da prima della guerra. La prova di questa realtà inquietante risiede nel numero di donne rapite, detenute, stuprate e abusate, nei matrimoni precoci e nei tassi di analfabetismo femminile…

Il contenuto di questa pubblicazione è di esclusiva responsabilità di Assafir Al-Arabi e la Fondazione Rosa Luxemburg non può assumersene alcuna responsabilità.

Tradotto dall’arabo da Sabah Jalloul
Pubblicato in Assafir Al-Arabi il 18/12/2021

Tradotto dall’inglese da Gabriella Rossetti

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1. Legge sullo status personale. Articolo 41: Il denaro del sangue di una donna è la metà di quello di un uomo.
2. Intervista telefonica con una madre yemenita residente a Sana’a, ottobre 2021.
3. Intervista telefonica con un ostetrico e ginecologo, città di Abyan, ottobre 2021.
4. Intervista con il Dr. Muhammad al-Mikhlafi, ex Ministro degli Affari Legali, ottobre 2021.
5. Articolo 40 della Legge sullo status personale, paragrafi 3 e 4.
6. Articolo 68: Il divorzio revocabile non annulla il matrimonio e il marito ha il diritto di restituire la moglie in matrimonio durante il periodo di attesa (‘Iddah ).
7. Intervista telefonica con una giovane donna che vive a Sana’a, novembre 2021.
8. Articolo 273 del codice penale: Un atto indecente che viola la modestia è qualsiasi atto che viola la morale pubblica o offende la decenza, inclusa la nudità, mostrando intenzionalmente parti del corpo private, e parole e gesti che violano la decenza e sono contrari alla morale.
9. Intisar al-Hammadi: un tribunale Houthi condanna la modella e attrice yemenita a 5 anni di carcere , 8 novembre 2021.
10. Un religioso yemenita provoca polemiche sui social media : “I vestiti delle ragazze sono una via d’accesso allo stupro, Il quotidiano kuwaitiano “Al-Anbaa”.
11. La scuola non è solo per ragazzi: uno sguardo all’istruzione femminile in Egitto e Yemen , Isabella Grande, dicembre 2018.
12. Intervista telefonica con una donna yemenita di una città adiacente ad Aden, ottobre 2021.

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