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Le Nazioni Unite condurrano una inchiesta per discriminazione sistematica in Israele e Palestina

The UN high commissioner for human rights, Michelle Bachelet, delivers her speech remotely at the opening of the emergency session in Geneva.
L’ Alto Commissario delle Nazioni Unite Michelle Bachelet parla da remoto alla apertura della sessione di emergenza a GinevraPhotograph: Fabrice Coffrini/AFP/Getty

L’alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani dichiara che gli attacchi di Israele su Gaza potrebbero costituire crimini di guerra e accusa Hamas di lancio indiscriminato di missili.

Oliver Holmes a Gerusalemme da The Guardian 27 maggio

La commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite aprirà un’indagine sulla “discriminazione e repressione sistematica” in Israele e Palestina, con lo scopo di identificare ciò che si pensa possa essere alla base dello spargimento di sangue a Gaza.

La proposta senza precedenti di indagine minuziosa di presunti abusi, giunta dopo la richiesta degli stati arabi, è stata promossa giovedì da 47 membri del Consiglio per i diritti umani.

Michelle Bachelet, presidente del Consiglio per i diritti umani, aprendo la sessione di Ginevra ha dichiarato che gli attacchi di Israele su Gaza dello scorso mese potrebbero costituire crimini di guerra, qualora si dimostrasse che siano stati sproporzionati. Inoltre, ha accusato Hamas di lancio indiscriminato di missili su Israele.

“Non c’è dubbio che Israele abbia diritto a difendere i suoi cittadini e i suoi residenti. Tuttavia, anche i palestinesi hanno diritti, gli stessi diritti”, ha detto Bachelet, ex presidente del Cile. “La morte e i ferimenti dei bambini in questa escalation devono essere fonte di vergogna per tutti”.

Undici giorni dopo la battaglia più cruenta degli ultimi anni, si registrano 250 vittime a Gaza, inclusi 66 bambini e 12 vittime in Israele, inclusi 2 bambini.

Tuttavia, secondo la risoluzione, l’agenzia delle Nazioni Unite ha reputato di formare urgentemente una commissione per far luce su tutte le “violazioni”, non solo a Gaza ma anche in Cisgiordania, Gerusalemme e Israele.

La commissione analizzerà “tutte le motivazioni alla base delle ricorrenti tensioni, instabilità e protrazione del conflitto, inclusa la discriminazione e repressione sistematica basata sull’identità nazionale, etnica, razziale o religiosa”.

Nel suo commento d’apertura, Bachelet ha dichiarato che la violenza nel territorio di Gaza era “direttamente collegata” alle proteste a Gerusalemme, che erano iniziate settimane prima, a cui “le forze israeliane avevano risposto pesantemente”.

Ha annunciato che due fatti hanno portato all’escalation – l’imminente sfratto dei palestinesi “ attuato in maniera coatta”, nel quartiere di Sheikh Jarrah e “l’uso eccessivo della forza” di Israele contro i manifestanti palestinesi, incluso nella moschea di al- Aqsa, terzo sito sacro per l’Islam.

Bachelet ha aggiunto che oltre ad accogliere favorevolmente il cessate il fuoco di Venerdì, “deve esserci un processo di pace genuino ed inclusivo teso ad affrontare le cause scatenanti e a porre fine all’occupazione”.

Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha criticato queste parole definendole “un vergognoso esempio della sfacciata ossessione anti- israeliana del consiglio”.

“Ancora una volta, un’immorale maggioranza del consiglio dissimula un’organizzazione terroristica e genocida che deliberatamente prende di mira civili israeliani e, allo stesso tempo, usa i civili di Gaza come scudi umani”, ha dichiarato.

“Questa farsa si prende gioco deldiritto internazionale”, ha aggiunto.

La commissione segue i movimenti di alcuni diplomatici e organismi internazionali per reindirizzare la crisi all’interno di un crescente dibattito sul razzismo globale e di esporre la violenza da parte di Israele nella lunga politica di controllo di milioni di palestinesi.

Domenica, il ministro degli esteri francese ha dichiarato che lo status quo avrebbe portato al “rischio di apartheid”, un’accusa che è stata largamente confermata dagli attivisti e dai gruppi per i diritti più che dai governi.

Mercoledì, il governo irlandese ha sistenuto una mozione che ha condannato Israele per l’ “annessione de facto” delle terre palestinesi diventando il primo governo europeo ad usare questa espressione riferendosi allo stato di Israele.

Il ministro degli esteri irlandese, Simon Coveney, ha descritto il trattamento che Israele riserva ai palestinesi come “trattamento iniquo”. Egli ha, inoltre, aggiunto che “la natura strategica delle azioni di Israele sull’espansione degli insediamenti e l’intento che è alla base di ciò ci hanno portato ad un punto in cui dobbiamo essere onesti su ciò che sta davvero succedendo sul campo”.

Israele ha fortemente negato l’accusa di apartheid e ha convocato l’ambasciatore francese giovedì. Nel frattempo, il portavoce del ministro degli esteri israeliano, Lior Haiat, in un twitter ha dichiarato che “la posizione oltraggiosa e senza base dell’Irlanda riflette una politica unilaterale e semplicistica”.

Le dichiarazioni francesi e irlandesi contrastano aspramente con quelle britanniche e americane, che si sono tenute in linea con la loro politica di vecchia data. Il segretario di stato americano, Antony Blinken, e il segretario agli affari esteri britannico, Dominic Raab, hanno visitato la regione e hanno rinnovato l’impegno dei loro paesi per la realizzazione di due stati separati.

Il Regno Unito ha votato contro la risoluzione di giovedì, che ha ricevuto 24 voti a favore, 9 contrari e 14 astensioni (tra questi l’Italia n.d.r.). Gli Stati Uniti non sono membri del Consiglio.

Israele ed i suoi alleati, inclusi Stati Uniti e Regno Unito, hanno accusato il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite di faziosità a sfavore di Israele. Il Consiglio, eletto dall’assemblea generale dell’ONU, nella sua agenda annuale ha una menzione permanete della questione israelo-palestinese. Nessun altro tema ha questo tipo di trattamento.

La risoluzione di giovedì è stata unica anche per aver creato la prima inchiesta permanente del consiglio.

Khalil Hashmi, ambasciatore del Pakistan per le Nazioni Unite a Ginevra, ha dichiarato ai giornalisti che i recenti episodi di violenza sono stati solo gli ultimi di una lunga serie e che l’inchiesta dovrebbe essere permanente.

  • Questo articolo è stato modificato il 31 maggio 2021. Al momento della pubblicazione il bilancio delle vittime in Israele era di 13, non di 12 come affermato in una versione precedente.

Traduzione di Annalisa Esposito

PalestinaCeL

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