CALL US NOW 333 555 55 65
DONA ORA

Finalmente l’unità

I palestinesi si sono ribellati. È ora di radunarsi dietro di loro.

THE STRIKE FOR DIGNITY, BY CARLOS LATUFF

DI RAMZY BAROUD

In premessa, alcuni chiarimenti riguardo al linguaggio usato per descrivere la violenza in corso nella Palestina occupata, e anche in tutto Israele. Questo non è un “conflitto”. Non è né una “disputa”, né una “violenza settaria”, né una guerra nel senso tradizionale del termine. 

Non è un conflitto, perché Israele è una potenza occupante e il popolo palestinese è una nazione occupata. Non è una controversia, perché libertà, giustizia e diritti umani non possono essere trattati come un semplice disaccordo politico. I diritti inalienabili del popolo palestinese sono sanciti dal diritto internazionale e umanitario e l’illegalità delle violazioni israeliane dei diritti umani in Palestina è riconosciuta dalle stesse Nazioni Unite.

Se è una guerra, allora è una guerra israeliana unilaterale, che incontra una resistenza palestinese modesta, ma reale e determinata.

In realtà, è una rivolta palestinese, un’Intifada senza precedenti nella storia della lotta palestinese, sia per natura che per portata. 

Per la prima volta in molti anni, vediamo il popolo palestinese unito , da Gerusalemme Al Quds, a Gaza, in Cisgiordania e, ancora più sostenzialmente, alle comunità, città e villaggi palestinesi all’interno della Palestina storica – l’odierno Israele. 

Questa unità conta di più, è molto più fondamentale di qualche accordo tra le fazioni palestinesi. Essa eclissa Fatah e Hamas e tutto il resto, perché senza un popolo unito non ci può essere alcuna resistenza significativa, nessuna visione per la liberazione, nessuna lotta per la giustizia che possa essere vinta.

Il primo ministro israeliano di destra Benjamin Netanyahu non avrebbe mai potuto prevedere che un atto di pulizia etnica di routine nel quartiere di Sheikh Jarrah a Gerusalemme Est avrebbe potuto portare a una rivolta palestinese, unendo tutti i settori della società palestinese in una dimostrazione di unità senza precedenti.

Il popolo palestinese ha deciso di superare tutte le divisioni politiche e le liti tra fazioni . Invece, stanno coniando un nuovo linguaggio, incentrato sulla resistenza, la liberazione e la solidarietà internazionale. Di conseguenza, stanno sfidando la faziosità, insieme a qualsiasi tentativo di rendere “normale” l’occupazione israeliana e l’apartheid. Altrettanto importante, una forte voce palestinese sta ora emergendo nel silenzio internazionale, costringendo il mondo ad ascoltare un unico canto per la libertà.

I leader di questo nuovo movimento sono giovani palestinesi a cui è stata negata la partecipazione a qualsiasi forma di rappresentanza democratica, che sono costantemente emarginati e oppressi dalla loro stessa leadership e dall’inesorabile occupazione militare israeliana . Sono nati in un mondo di esilio, miseria e apartheid, portati a credere di essere inferiori, di una razza inferiore. Il loro diritto all’autodeterminazione e ogni altro diritto è stato rinviato a tempo indeterminato. Sono cresciuti impotenti guardando le loro case demolite, la loro terra derubata e i loro genitori umiliati. 

Finalmente, si stanno ribellando. 

Senza un coordinamento preventivo e senza un manifesto politico, questa nuova generazione palestinese sta ora facendo sentire la sua voce, inviando un messaggio inconfondibile e sonoro a Israele e alla sua società sciovinista di destra: il popolo palestinese non è fatto di vittime passive;  la pulizia etnica di Sheikh Jarrah e del resto di Gerusalemme Est occupata, il protratto assedio di Gaza, l’occupazione militare in corso, la costruzione di insediamenti ebraici illegali, il razzismo e l’apartheid non passeranno più inosservati; sebbene stanchi, poveri, diseredati, assediati e abbandonati, i palestinesi continueranno a salvaguardare i propri diritti, i propri luoghi sacri e la stessa santità del proprio popolo.

Sì, la violenza in corso è stata istigata dalle provocazioni israeliane nel quartiere di Sheikh Jarrah a Gerusalemme est. Tuttavia, la storia non ha mai riguardato solo la pulizia etnica di Sheikh Jarrah. Il quartiere assediato non è che un microcosmo della più ampia lotta palestinese.

Netanyahu potrebbe aver sperato di usare Sheikh Jarrah come un modo per mobilitare il suo collegio elettorale di destra intorno a lui, con l’intenzione di formare un governo di emergenza o aumentare le sue possibilità di vincere ancora una quinta elezione. Il suo comportamento avventato, inizialmente spinto da ragioni del tutto egoistiche, ha acceso una ribellione popolare tra i palestinesi, mettendo in evidenza Israele per lo stato violento, razzista e di apartheid che è ed è sempre stato. 

L’unità palestinese e la resistenza popolare si sono dimostrate vincenti anche in altri modi. Mai prima d’ora abbiamo visto questa ondata di sostegno alla libertà palestinese, non solo da parte di milioni di persone comuni in tutto il mondo, ma anche da celebrità – star del cinema, calciatori, intellettuali tradizionali e attivisti politici, persino modelli e influencer dei social media. Gli hashtag #SaveSheikhJarrah e #FreePalestine, tra i numerosi altri, sono ora interconnessi e sono di tendenza su tutte le piattaforme di social media da settimane. I continui tentativi di Israele di presentarsi come una vittima perpetua di un’orda immaginaria di arabi e musulmani non stanno più dando frutti. Il mondo può finalmente vedere, leggere e ascoltare la tragica realtà della Palestina e la necessità di porre immediatamente fine a questa tragedia. 

Niente di tutto ciò sarebbe possibile se non fosse per il fatto che tutti i palestinesi hanno ragioni legittime e parlano all’unisono. Nella loro reazione spontanea e nella solidarietà genuina e comunitaria, tutti i palestinesi sono uniti, da Sheikh Jarrah, a tutta Gerusalemme, a Gaza, Nablus, Ramallah, Al-Bireh e persino alle città palestinesi all’interno di Israele – Al-Lud, Umm Al-Fahm, Kufr Qana e altrove. Nella nuova rivoluzione popolare palestinese, le fazioni, la geografia e qualsiasi divisione politica sono irrilevanti. La religione non è fonte di divisione ma di unità spirituale e nazionale.

Le atrocità israeliane in corso a Gaza continuano, con un numero crescente di vittime. Questa devastazione continuerà fintanto che il mondo tratterà il devastante assedio della piccola e povera Striscia come se fosse irrilevante. Le persone a Gaza stavano morendo molto prima che gli attacchi aerei israeliani iniziassero a far saltare in aria le loro case e quartieri. Stavano morendo per la mancanza di medicine, per l’ acqua inquinata , per la mancanza di elettricità e per le infrastrutture fatiscenti.

Dobbiamo salvare Sheikh Jarrah, ma dobbiamo anche salvare Gaza; dobbiamo chiedere la fine dell’occupazione militare israeliana della Palestina e, con essa, il sistema di discriminazione razziale e di apartheid. I gruppi internazionali per i diritti umani sono ora precisi e decisivi nella loro descrizione di questo regime razzista, con Human Rights Watch – e il gruppo per i diritti umani di Israele, B’tselem, si uniscono all’appello per lo smantellamento dell’apartheid in tutta la Palestina.

Parlare, chiaro e forte. I palestinesi si sono ribellati. È ora di radunarsi dietro di loro.

PalestinaCeL

VIEW ALL POSTS

NEWSLETTER

Iscriviti e resta aggiornato