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Testimonianze dal fronte

Ecco alcune testimonianze di attivisti che si trovano principalmente ad Haifa. Seguiranno quelle di Gaza, difficili da raccogliere visto che l’aviazione israeliana rade e schiaccia tutto lì … Abbiamo volutamente evitato le testimonianze di genitori di neonati e bambini a pezzi sotto le macerie della loro casa, come questo nonno che parla ai suoi quattro nipoti dicendo “e la scuola? Non vi ci porterò più? E non ti darò più soldi per comprare i biscotti? “. Anche sua figlia, la loro madre, è morta lì.

Assafir Al Arabi* 16 maggio 2021 (Beirut)

“Un popolo, una lotta”, “Haifa, Al-Quds, Gaza, Al-Lydd, Al-Ramla, Akka (Acre)”.

(Questi testi sono stati selezionati dalle pagine facebook dei loro autori. Eden, Sarra e Kawthar le hanno tradotte volontariamente in francese. La redazione di CèL cura la versione in italiano)

Il momento delle possibilità in Palestina

Majd Kayyal *
12-05-21

Momenti storici. Gerusalemme ha resistito e ha risvegliato, con dignità e slancio costruttivo, l’intera Palestina per riunire la patria frammentata e ribellarsi contro la Nakba, contro la sua divisione. A Lod, Gaza, Betlemme, Haifa e Nazareth, una patria viene liberata dall’unità della sua lotta. Questo momento appartiene a tutti noi, al popolo palestinese, a chi ci vive e a chi ne è stato espulso, in esilio.

Questo è il momento delle possibilità. Il momento che ci chiama ad alzarci e costruire un passo verso la libertà, a risorgere dall’oscurità dell’umiliazione a cui abbiamo assistito negli ultimi dieci anni. Possiamo costruire questa fase attraverso l’azione, la partecipazione, l’iniziativa, l’organizzazione, la voce, la strada e la consapevolezza.

Questo momento, non possiamo perderlo in attesa di leader, partiti politici o decisioni. Ogni giovane donna e uomo, grande e piccolo, ciascuno ha la responsabilità personale dell’iniziativa, di scendere in piazza e di manifestare per primo, per mostrare agli altri l’esempio della ribellione e del dono di sé di fronte all’aggressione.  

Poi abbiamo la responsabilità di sostenere le mobilitazioni, attraverso i servizi di emergenza, gli avvocati, la copertura dei media, circondando i feriti e mostrando loro il nostro sostegno, i detenuti e le loro famiglie. Dobbiamo cogliere questa opportunità per educare i bambini all’amore della Palestina, all’amore per la lotta e all’amore per la libertà, e instaurare un dialogo paziente con i nostri genitori che esitano, che hanno paura e che dubitano.

Questo momento richiede che comunichiamo con coloro che ci circondano, i nostri amici e conoscenti nel tentativo di costruire una società consolidata attorno alla lotta … sul posto di lavoro, nel luogo dell’ istruzione, nel quartiere, nel villaggio.

Non vogliamo solo “partecipare” a questo momento storico. Vogliamo costruirlo insieme. Inoltre, non vogliamo che questa rivolta finisca dopo l’Eid (la festa alla fine del Ramadan).

Vogliamo che questo momento segni un nuovo passo verso la libertà e la dignità, un ultimo passo verso la Palestina.

* Ricercatore e romanziere palestinese di Haifa 

Giornate storiche, tra paura e orgoglio

Majd Kayyal
13-05-21

Una notte lunga e continua. Ci sono scontri a Nazareth. Come in molti altri posti. I feriti sono centinaia, due giovani sono in condizioni critiche e stanno combattendo per la vita in ospedale. L’ondata di arresti non si limita più ai manifestanti, si è voluta una svolta da parte dei servizi segreti per mettere a tacere le voci che chiedevano la continuazione della lotta. Allo stesso tempo, Israele sta mobilitando tutti i suoi arabi in servizio (con tutta la loro diversità) per partecipare alla violenza dall’interno.

È iniziata anche un’ondata di licenziamenti dei lavoratori, basata sulle loro posizioni politiche.

Avvocati eccezionali svolgono un ruolo ammirevole nella difesa dei detenuti. Il loro numero è però molto insufficiente, l’organizzazione è debole e l’onere del compito ricade su pochi. Il motivo sta nel fatto che una certa classe sociale non si sente preoccupata dalla rivolta.

C’è anche una mancanza nostra nel seguire i feriti, nel raccogliere i loro nomi e fornire loro l’assistenza necessaria. È una situazione strana in una società in cui la metà sono infermieri/e o dottori.

I lavoratori licenziati dal lavoro non hanno ricevuto un’adeguata difesa sindacale.

Si tratta di punti essenziali, soprattutto in vista della regressione a cui abbiamo assistito negli anni passati riguardo al ruolo delle istituzioni e dell’associazionismo. E sì, questo è un invito a tutti a prendere iniziative e a tenere sotto controllo le cose.

Sono giorni storici, che oscillano tra paura e orgoglio.

Una paura per le nostre madri, i nostri padri, le nostre case, i nostri figli e coloro che amiamo, di fronte al terribile nemico coloniale e alla quantità di coloro che sono spinti dalla sete di sangue.

Loro, invece, si muovono, si organizzano con assoluta libertà, copertura e sostegno dei servizi di intelligence e della polizia israeliana sul terreno, che non possiamo davvero distinguere dai coloni.

D’altronde c’è una fierezza e una gioia assolute nel vedere la difesa più bella e più feroce – cioè la più umana – manifestata per questo luogo che amiamo, quale che sia il suo logoramento, e il nostro con esso.

La difesa del luogo che amiamo, che è il luogo dei nostri cari, dei nostri ricordi e dei nostri sogni, della nostra storia crudele e della nostra ostinata speranza.

La difesa di un luogo unico in cui abbiamo la possibilità di costruire una società viva e libera. La difesa della Palestina.

Stasera la strada è nostra!

Majd Kayyal
05-14-21

Stasera il bambino anche il più piccolo tra noi, da solo, è un re in questa terra.

Scendiamo per proteggere le nostre strade, i nostri cari, i nostri amici, le nostre madri, i nostri padri, le nostre sorelline ei nostri fratellini, proteggere i nostri negozi, le nostre case, le nostre macchine, le nostre scuole, le nostre moschee e le nostre chiese.

Sono solo le persone che proteggeranno le persone.

Prima scendiamo in strada e più possibilità abbiamo di spaventarli, che si tengano alla larga e non si avvicinino, e la situazione andrà per il meglio.

Siate tra queste persone, difendiamoci a vicenda, portiamo il nostro sostegno e appoggio reciproco, e coloro che non possono scendere in strada, stiano su balconi e finestre, ciascuno con le proprie possibilità e i propri mezzi.

Dobbiamo essere per le generazioni future l’esempio di una società che si alza in piedi, che unisce, che rialza la testa, che protegge i suoi figli e che scrive una lezione di coraggio e dignità.

Questo è il nostro paese, amici e amiche, significa che è la nostra vita e la nostra quotidianità. Non dite “allontanati dal diavolo e canta per lui” perché il diavolo ci ha messi in un angolo e grida e mostra i denti in faccia ai nostri figli, e noi, noi gli cantiamo solo un ritornello: “No , non moriremo, ma strapperemo la morte dalla terra. “

Polizia sostituita da una guardia di frontiera altamente militarizzata

Majd Kayyal
05-15-21

Venerdì 14 maggio 2021, la polizia israeliana si è ritirata dal comune di Jadeidi Al-Maker (un quartiere nella città di Acri) dopo che non è riuscita a reprimere le proteste.

La polizia è stata poi sostituita dalle guardie di frontiera che hanno chiuso tutti gli ingressi al villaggio con blocchi di cemento, assediando i residenti e dispiegando tutta la loro forza repressiva sugli abitanti.

Cominciano a circolare le immagini del quartiere, che mostrano veicoli blindati che lo invadono, oltre al numero di droni in attività e alla distribuzione di cecchini in tutta la città.

Secondo una registrazione vocale del capo del comune, le truppe dovrebbero rimanere in posizione fino a quando la situazione non sarà riesaminata domenica (16 maggio 2021).

Non viene fornita alcuna giustificazione giuridica per questa azione.

Jadeidi Al-Maker è la seconda località in cui vivono i palestinesi residenti in Israele e dove le forze militari hanno preso il potere. Dall’ 11 Maggio 2021, e dalla decisione dello stato di emergenza su décisione del governo israeliano nella città di Lod, la polizia è stata rimpiazzata da una “polizia di forntiera ” militarizzata ed è stato imposto il coprifuoco sulla città.

Inoltre, venerdì 14 maggio 2021, tutti gli ingressi alla città di Nazareth sono stati bloccati con blocchi di cemento assediando i residenti e dispiegando una forza repressiva sugli abitanti.

La metà degli arresti sono ora completamente casuali (trappole sono piazzate per le auto che trasportano palestinesi), l’altra metà prende di mira i leader con l’accusa di provocazione. La scorsa notte hanno bruciato le case in cui c’erano bambini a Yaffa.

Jadeidi-Makr è stata assediata e il suo controllo passato alle guardie di confine, vi sono entrati con veicoli blindati e tiratori erano di stanza agli ingressi della città. Anche le porte di Nazaret sono state chiuse. Kafr-Kanna è stata teatro di una battaglia ieri e hanno sparato proiettili veri.

Haifa questa notte era calma ma gli arresti sono stati numerosi. Ci aspettiamo che la situazione diventi violenta oggi perché sembra che stiano preparando un attacco.

Non li/e lasceremo soli/e

Soheir Assad *
05-14-21

La scorsa notte ad Haifa ci sono stati 38 detenuti. Siamo, dalle 21 di ieri, ancora in attesa di diverse comparizioni, e li incontriamo per fornire loro assistenza legale.

La polizia tergiversa, impedendoci di parlare con i detenuti, ancora interrogati senza assistenza legale, i minori sono senza sostegno familiare, i feriti sono lasciati senza cure.

Ciò a cui abbiamo assistito negli ultimi giorni è orribile, in termini di repressione, brutalità sui corpi dei giovani detenuti per spezzare la loro volontà, per dissuaderci. Ieri, in particolare, è stata chiara l’intrusione della polizia israeliana camuffata da arabi nelle strade. Bambini di 15 anni vengono rapiti, picchiati, bendati sugli occhi, minacciati di violenza e persino di morte.

Ma ieri sera abbiamo anche visto l’immenso amore per questo paese da parte di giovani donne e uomini, il che è semplicemente davvero sorprendente.

I detenuti provengono da tutte le parti della città di Haifa e dei suoi dintorni, spiriti coraggiosi la cui determinazione è enorme nonostante la brutalità. La solidarietà, il sostegno reciproco e la dedizione alla difesa del nostro paese e dei nostri diritti ci riempiono di una speranza che porteremo avanti per tutta la vita.

Non ci spezzerete, questo paese ha persone coraggiose che lo proteggono e non le lasceremo sole.

* Avvocato, membro del “Gruppo di avvocati per la difesa dei detenuti”

Risposta a questa piccola minoranza la cui voce è dissonante

Lama Shhady *

Alla nostra gente dentro, a questa piccola minoranza la cui voce è dissonante ma a cui dobbiamo rispondere.

Prima di tutto, mi dispiace dover discutere di questo tipo di argomenti mentre vengono commessi i massacri a Gaza. Gaza, il nostro cuore ferito. Siamo così dispiaciuti e stiamo cercando con tutte le nostre forze di continuare a mobilitarci nelle strade mentre sei sotto le bombe.

È nostro dovere proteggere le nostre case e non lasciare le strade vuote. Non dobbiamo nasconderci nelle nostre case perché abbiamo paura. Questo da un lato.

Quello che stiamo vivendo non ha precedenti. Siamo in una guerra per mano della polizia che porta i coloni in autobus, li protegge, reprime i nostri giovani e irrompono nelle nostre case. I feriti e gli arresti si contano a centinaia. Alcuni infortuni sono gravi, altri avranno conseguenze per tutta la vita. Un giovane è morto.

D’altra parte, ho due parole da dire a chi chiede “calma”, denuncia “atti di vandalismo” e alle voci “ragionevoli” che compaiono sui media per rivolgersi ai giovani.

Ai vostri leader:

Non litighiamo come bambini a scuola e voi non siete i nostri genitori. Non siamo piccoli teppisti. Siamo persone che difendono una giusta causa e stiamo affrontando uno dei più grandi attacchi contro di noi da molto tempo. Se avessi il minimo senso di dignità, saresti impegnato a far ribellare la gente contro questa situazione, scendere a migliaia per paralizzare il funzionamento dello Stato, difendere i giovani uomini e donne a cui viene sparato, In faccia, dalla polizia. Rendete Israele, la sua polizia e il suo esercito responsabili di ciò che sta accadendo, invece di farci arrabbiare con le richieste di calma. Il vostro compito è fare politica, politicizzare questa battaglia, mobilitarvi e mobilitare l’opinione pubblica mondiale.

Il vostro compito è rendere le persone consapevoli del loro ruolo in questa vita. Capire che la nostra ambizione va oltre il mangiare, il bere e il dormire. Che le auto che compriamo a credito non valgono più dei nostri giovani. Il vostro compito è garantire che, quando un agente di polizia spara a un giovane per strada, non ci sia più ritorno alla calma.

Per le persone comuni:

Per l’amor del cielo, spegnete la TV israeliana. Cercate informazioni reali. Chiedete alle persone cosa sta succedendo. Non siate passivi, apatici, non cercate di spaventarci e non abbiate paura per noi. Uscite dalla bolla, il mondo esiste al di fuori di voi. Questa non è una guerra tra arabi ed ebrei, questo è un attacco dello Stato più aggressivo del mondo contro giovani disarmati. Ci sono due cose: o sei dalla parte della giustizia o non hai senso morale. Questa è una prova. Le persone stanno morendo. I contenitori della spazzatura sono sostituibili, ma crescere no. Non sei contento che le strade vengano bloccate? Allora vieni e manifesta nel modo che ti si addice. Ma vieni a dimostrare e lasciaci un po in pace’, è tutto quello che chiediamo. Dimenticatevi di noi per qualche giorno e fate quello che dovete fare come volete. Ma non si contro di noi. È tutto !

A tutti gli altri:

Mi dispiace tanto. Mi vergogno davvero di dover scrivere questa roba. So per certo che la maggior parte delle persone non è così, ho visto giovani per strada, so quanto è alto il loro morale e che non abbiamo più paura. Siamo moltissimi, ma dobbiamo dire quattro verità ai leader che non c’erano. Dopodiché, possiamo continuare, perché continueremo. È una strada lunga ma è la strada per la giustizia e andremo fino alla fine. Non avere paura. Questo paese è nostro e questo futuro è delle persone che amiamo.

* Architetto urbanista

Haifa

Janan Abdu *
05-15-21

A proposito di Haifa, la mia città natale, non esiste la convivenza. La maggior parte della popolazione indigena di Haifa è stata sfollata con la forza, sfrattata, le case sono state poi trasformate in proprietà immobiliari e vendute a investitori israeliani.

Il comune ha trascurato la popolazione araba, i nostri quartieri sembrano ghetti, sovraffollati e senza spazi verdi, senza parcheggi ecc. Gli attacchi nei nostri quartieri e sui nostri giovani, gli arresti non hanno provocato una chiara presa di posizione da parte della sindaca. Non ha senso sporgere denuncia, la polizia dovrebbe essere ritenuta responsabile per il sangue che scorre nelle strade e per le nostre vite in pericolo. Il comune non può affermare o sostenere che la polizia ci abbia protetto o impedito gli attacchi contro di noi perché questo non è vero e non hanno fatto nulla contro le orde di fascisti che ci hanno attaccati.

A proposito dell’occupazione di Haifa, si scopre che oggi è la commemorazione della Nakba. Intorno al comune c’è un parco pubblico con un memoriale dove è scritto: la liberazione di Haifa. Questo la dice lunga sul comune e sulla sua affiliazione politica: la città è stata liberata dal sionismo. Haifa è stata occupata, non liberata. Non ci stai facendo alcun favore, hai preso le nostre case e si chiama occupazione e non liberazione.

Oggi è l’anniversario della Nakba, il posto dove stare oggi è davanti ai tribunali per sostenere i nostri giovani e le loro famiglie. La chiusura degli ingressi ai nostri quartieri e villaggi e l’annuncio del loro essere posti sotto amministrazione militare (anche se non è una novità) mostra come ci tratta lo Stato. Portando forze armate speciali nei nostri quartieri, lo Stato mostra di vederci come nemici.

Nonostante tutta l’oppressione, la violenza e la brutalità, il nostro morale rimane alto e non preoccuparti per noi o per i nostri detenuti. Grazie a tutti i volontari, avvocati, infermieri, medici, studenti, movimenti e giornalisti. Ci rendi orgogliosi, i vostri sforzi scaldano i nostri cuori. Grazie a tutti, tutto quello che fate ci aiuta molto.

* Avvocato, membro del “Gruppo di avvocati per la difesa dei detenuti” 

Ecco i fatti

Janan Abdu *
05-15-21

Ho iniziato a parlare di quello che sta succedendo, quanto segue è il resto dell’esperienza sul campo:

• Oltre 800 arresti e detenzioni in città e villaggi palestinesi (comprese donne e bambini), oltre 100 detenuti nella stessa Haifa questa settimana.

• Molti detenuti hanno bisogno di cure mediche urgenti a causa di lesioni alla testa, un giovane ha subito una lesione al collo, il naso fratturato, sanguinamento oculare e sanguinamento interno.

• I soldati israeliani infiltrati attaccano brutalmente i palestinesi.

• Molti detenuti sono minorenni (15,14,11 anni).

• Massicce violazioni poliziesche nelle stazioni di polizia:

– Ritardare e impedire ai detenuti di chiedere consulenza legale.

– Detenere e interrogare i minori senza consulenza legale nonostante la nostra presenza, le nostre proteste e le loro promesse.

– Gli interrogatori sono condotti in ebraico anche se i detenuti dicono di non parlarlo.

– I minori vengono interrogati a tarda ora (un minore è stato preso per interrogatorio dopo le 2:30 del mattino).

– Ai detenuti è stato chiesto di firmare il rapporto dell’interrogatorio quando non erano in grado di leggere o scrivere.

– Le persone rilasciate sono state informate che il loro rilascio era soggetto a condizioni, ma non è stato loro fornito alcun documento che specifichi le condizioni del rilascio. Pertanto, vengono successivamente arrestati per aver “violato le condizioni di rilascio” di cui non sanno nulla.

– Le loro proprietà e i loro telefoni sono stati confiscati e non sono stati restituiti al loro rilascio, la stazione di polizia ha chiesto loro di tornare più tardi (anche se la proprietà non è stata catalogata). Molti si aspettano che i loro beni “vadano persi”.

– Le forze di polizia rifiutano ai civili feriti di ricevere cure mediche prima di interrogarli. Gli avvocati della stazione di polizia hanno cercato di fare pressione (su noi) sugli avvocati della stazione di polizia per rappresentare i detenuti. Abbiamo rifiutato (in queste circostanze) e informato i detenuti.

Fin dal primo giorno, squadre di avvocati volontari hanno seguito gli arresti, offrendo consulenza legale e rappresentanza legale / giudiziaria:

– Vengono documentati gli arresti, le detenzioni e le condizioni dei detenuti. Ci sono oltre 100 avvocati volontari e il numero cresce ogni giorno.

– Abbiamo ricevuto numerose prove video e fotografiche di violenza da parte della polizia, molestie e uso eccessivo della forza sui passanti e sulle persone vicino alle loro case.

Folle di fascisti protetti e aiutati dalla polizia attaccano i nostri quartieri, distruggono le nostre proprietà e minacciano i residenti. I nostri giovani si sono mobilitati per proteggere i nostri quartieri. L’altro ieri, mentre andavo in questura, ho visto un gruppo di giovani proteggere il nostro quartiere che dà una sensazione di sicurezza, la sensazione che la nostra lotta sia una e che siamo uniti in questa lotta. I tentativi di terrorismo non funzionano perché non facciamo nulla di male, difendiamo le nostre vite, le nostre proprietà e le nostre case dagli attacchi. E’ il minimo richiesto senza nemmeno entrare nelle considerazioni legali della questione. È una questione di diritto naturale e legittimo.

• C’è un tentativo di reprimere, mettere a tacere i giornalisti al fine di impedire loro di riflettere la verità arrestandoli con accuse di “istigazione”. I media israeliani sono estremamente di parte, non sono mai stati un riferimento per noi.

* Avvocato, membro del “Gruppo di avvocati per la difesa dei detenuti”

Città miste? No, città colonizzate!

“Mitrass” *
14-05-2021

Mentre le Forze di occupazione e i coloni prendono di mira i nostri compatrioti dell’interno, sentiamo sempre più persone parlare di “città miste”, per parlare di Acri, Haifa, Al-Lydd e Al-Ramla. Questa è la terminologia coloniale emersa durante il mandato britannico, e più specificamente nel rapporto della Commissione Peel che fu formata per sopprimere la rivoluzione del 1936.

Successivamente, questo termine fu usato per designare le città palestinesi in cui si stabilirono i coloni immigrati, e non quelle dove vivevano gli ebrei della Palestina, come Hebron o Nablus.

All’inizio, la nozione di “misto” rifletteva l’esistenza di una minoranza ebraica nelle città a maggioranza araba. Questa logica è stata invertita dopo la Nakba (1948) per indicare l’esistenza di una minoranza araba nelle città colonizzate a maggioranza ebraica.

Cominciano ad apparire immagini del quartiere che mostrano veicoli blindati che lo invadono, oltre al numero di droni in funzione e alla distribuzione di cecchini in tutto il comune.

L’amara ironia di questo termine tende a mascherare e oscurare le politiche di repressione, isolamento e privazione a cui i sionisti hanno sottoposto i palestinesi in queste cosiddette città “miste”. Questi ultimi furono infatti ghettizzati dopo la Nakba e allontanati dallo spazio urbano.

* Rivista online, testo pubblicato sulla sua pagina Facebook. 

PalestinaCeL

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