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Opinione | Gli arabi chiedono a gran voce una società senza armi, ma Israele non ha risposte

di Yousef Jabareen 4 marzo su Haaretz nella foto Residenti di Umm al-Fahm protestano al tribunale di Haifa chiedendo il rilascio dei prigionieri per protesta non violenta la settimana scorsaCredit: Rami Shllush

Venerdì scorso, proprio come i sei venerdì precedenti, ho manifestato davanti alla stazione di polizia all’ingresso di Umm al-Fahm, la città in cui sono nato e vivo. La manifestazione è stata tranquilla e ordinata. Ma per decisione della polizia, sono iniziate violenze brutali: proiettili di gomma, granate assordanti e acqua puzzolente sono stati sparati in ogni direzione. Decine di feriti, compreso il sindaco, il dottor Samir Mahameed, e me.

Ma la questione non è che il leader eletto della città sia stato colpito con arma da fuoco; questa non è la prima volta che succede qualcosa del genere. La vera questione sono gli oltre 20 arabi assassinati negli ultimi due mesi. La storia è Mohand Mahameed, un residente di Umm al-Fahm ricoverato in ospedale a causa della violenza della polizia, e Ahmed Hijazi, che è stato colpito e ucciso dalla polizia a Tamra il mese scorso.

In un paese governato correttamente, il ministro della pubblica sicurezza e il comandante della stazione di polizia di Umm al-Fahm si sarebbero dimessi. Ma in Israele, la violenza è diventata una cosa ovvia. La polizia si è abituata a trattare gli arabi come nemici piuttosto che come cittadini, come se nulla fosse stato appreso dall’ottobre 2000.

La protesta della nostra comunità è legittima e necessaria. Decine di migliaia di cittadini arabi sono scesi in piazza nelle ultime settimane per manifestare per un diritto fondamentale di tutti, il diritto alla vita e alla sicurezza personale. La polizia deve raccogliere centinaia di migliaia di armi, risolvere casi e assicurare i criminali alla giustizia, senza ulteriori indugi. Devono anche spezzare gli anelli della criminalità organizzata.

Eppure non sentiamo altro che vuote promesse. La nostra comunità è stufa dei piani del governo privi di efficacia o di qualsiasi investimento nell’istruzione e nel benessere. Umm al-Fahm fornirà una risposta vincente alla violenza della polizia e all’illegalità razzista di oggi. Migliaia di manifestanti bloccheranno la Route 65 nonostante la polizia che ha represso la protesta della scorsa settimana – polizia che si è dimostrata debole contro i criminali ma violenta contro i manifestanti.

Temiamo per il futuro della nostra società e combatteremo fianco a fianco, anche arabi ed ebrei, per poter vivere in una società senza armi o criminalità. Anche se le ferite della sparatoria non si sono ancora chiuse, continueremo a dare voce al grido di Umm al-Fahm di concerto con i giovani che desiderano un futuro diverso.

Umm al-Fahm è diventato il simbolo della lotta della comunità araba contro l’aumento della violenza. In questa città, dove il primo ministro Benjamin Netanyahu, in un atto di cinismo assoluto, è venuto a celebrare il milionesimo israeliano vaccinato come parte della sua campagna elettorale in lingua araba, nelle ultime settimane si è levato un grande ruggito che ha alimentato le proteste in tutta la Comunità araba. Questo ruggito ha spaventato la polizia e il governo, che quindi hanno deciso di agire per vendetta contro l’unità, la determinazione e la tenacia della gioventù araba.

Le scene di venerdì scorso hanno ricordato alla comunità araba ciò che Netanyahu ha cercato di far loro dimenticare con bugie e belle parole. Durante il suo mandato, sono stati stabiliti nuovi record per omicidi e violenze all’interno della comunità araba. Durante il suo mandato, il razzismo, l’odio e l’incitamento sono aumentati vertiginosamente. Ed è da questo razzismo, odio e istigazione che deriva la violenza della polizia.

Le immagini di Umm al-Fahm hanno mostrato fino a che punto la campagna in lingua araba di Netanyahu è ridicola e ingannevole. La situazione nelle città arabe è lungi dall’essere fotogenica come i video di Tiktok pubblicati dal premier, che si è soprannominato “Abu Yair”.

Proprio come la mia città si è schierata coraggiosamente contro Meir Kahane nell’ottobre 1984, impedendogli di entrare e quindi dandogli una lezione di educazione civica, e proprio come si è opposta a Baruch Marzel e Itamar Ben-Gvir, impartirà una lezione simile alla polizia di Netanyahu, e a chiunque cerchi di metterci alla prova oggi. Un dito sul grilletto non riuscirà a spaventare Umm al-Fahm.

Se la polizia ha un qualche potere deterrente,allora vogliamo vederli scattare contro la criminalità organizzata. Continueremo a lottare per il nostro diritto fondamentale alla vita e alla sicurezza personale in una società libera dalle armi e dalla criminalità.

Yousef Jabareen è un parlamentare della Joint e un residente di Umm al-Fahm.

Traduzione a cura di Alessandra Mecozzi

PalestinaCeL

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