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Un presidente in manette: perché i Palestinesi dovrebbero votare per Barghouti

Barghouti in court in 2012
Barghouti in tribunale, 2012 Credit: Bernat Armangue / AP

di Gideon Levy da Haaretz

Se fossi palestinese, voterei per Marwan Barghouti come presidente dell’Autorità Palestinese. Se fossi un sionista israeliano che insiste nel credere nella soluzione dei due stati, farei anche tutto il possibile per far eleggere Barghouti. E anche come israeliano che non crede più nella soluzione dei due stati, sto sognando, sinceramente sognando, il momento in cui quest’uomo finalmente possa lasciare la prigione e diventare il leader dei palestinesi. Attualmente è l’unica possibilità per infondere nuova speranza nel popolo palestinese morente e nel cadavere che giace all’esterno, il cadavere del processo di pace – che non è mai stato un processo e nemmeno ha inteso raggiungere la pace.

Non c’è niente ora che possa suscitare emozioni, accendere l’immaginazione e accendere la speranza più che immaginare che Barghouti venga rilasciato dalla prigione di Hadarim, proprio come un combattente per la libertà più ammirato è stato rilasciato dalla prigione Victor Verster del Sud Africa l’11 febbraio 1990. Nelson Mandela è stato liberato dopo 27 anni. Anche lui, come Barghouti, era stato condannato all’ergastolo.Come Barghouti, anche lui era stato condannato per terrorismo. Ma all’ opposto di Mandela c’ era il coraggioso Frederik Willem de Klerk. Oggi di fronte a Barghouti non ci sono altro che istigazione, stupidità e codardia israeliane.

Non c’è prova più chiara del fatto che Israele non abbia mai voluto raggiungere un accordo, della prigionia infinita e idiota di Barghouti. Chiedete a qualsiasi membro del servizio di sicurezza Shin Bet o a qualsiasi statista israeliano esperto in materia e vi diranno che Barghouti è l’ultima possibilità: l’ultima possibilità per unire i palestinesi e l’ultima possibilità per fare la pace. Mandela è stato eletto presidente del suo paese; Barghouti potrebbe candidarsi alla presidenza del suo popolo. Mandela lo fece da uomo libero; Barghouti lo farà come un prigioniero che sta scontando una grottesca condanna a cinque ergastoli più altri 40 anni che, non sia mai, potrebbero non avere una fine.

Scrivo “non sia mai” perché Barghouti è davvero l’ultima possibilità. E non è che i funzionari israeliani non lo sappiano, è proprio perché loro lo sanno meglio di me che non verrà mai rilasciato. Tuttavia, infiamma l’immaginazione, l’idea che questo uomo basso e iperattivo che indossa un semplice orologio Casio, con il suo sorriso accattivante e il suo ebraico speciale – pronuncia “kibush” (occupazione) come “kivush” e “imma” (madre) con l’accento sul seconda sillaba invece della prima, sia liberato dalla prigione e diventi presidente. Che enormità sarebbe se un piccolo passo potesse cambiare così tanto!

Ventiquattro anni fa questa settimana, durante il Land Day del 1997, mentre guidavamo con la sua macchina tra i pneumatici in fiamme delle manifestazioni a Ramallah, mi ha detto: “Quello che temo di più è che perderemo la speranza”. Quel momento è arrivato. Solo Barghouti può ancora salvarci da esso. Chiunque voglia capire cosa è successo ai palestinesi dovrebbe guardare cosa è successo a Barghouti. Quest’uomo di pace che è stato trasformato in un uomo del terrore è la prova che i palestinesi hanno già provato di tutto.

Cosa non ha provato? Ha bussato alle porte dei comitati centrali dei partiti sionisti alla fine degli anni ’90, implorandoli di fare qualcosa prima che tutto esplodesse. Ma Israele non ha fatto nulla e tutto è esploso. Ha portato i suoi figli al Ramat Gan Safari Park e durante un meraviglioso e indimenticabile viaggio parlamentare in Europa ha fatto amicizia con i membri della Knesset dei partiti Likud e Shas e persino degli insediamenti. Era un fan della squadra di calcio dell’Hapoel Tel Aviv. Ed era un uomo di pace, forse l’uomo di pace palestinese più determinato mai esistito.

Solo quando si rese conto che nulla avrebbe smosso Israele dal suo atteggiamento arrogante e dalla sua adorazione del potere, compì la sua stessa profezia che tutto sarebbe esploso e che si sarebbe unito alla lotta armata – proprio come Mandela, anche se il capitolo violento della sua lotta è ora minimizzato. Barghouti è in prigione già da circa 20 anni. È stato accusato di e condannato per terrore contro uno stato la cui occupazione è la forma peggiore e più crudele di terrore tra il fiume Giordano e il Mar Mediterraneo.

L’ultima volta che l’ho visto indossava l’uniforme marrone del servizio carcerario israeliano. Era nell’aula del tribunale di Tel Aviv. Ora, sta valutando la possibilità di partecipare alle elezioni palestinesi, un’elezione sotto occupazione. Se viene eletto presidente, non saranno solo i palestinesi a trarne vantaggio. E se viene eletto presidente, l’occupazione registrerà un altro terribile nuovo nadir, il punto più basso, nella sua storia – non solo un combattente per la libertà dietro le sbarre, ma un presidente in manette.

Traduzione a cura di Alessandra Mecozzi

PalestinaCeL

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