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L’apartheid sanitario di Israele sui vaccini è una chiara violazione del diritto internazionale

Articolo di Asa Winstanley  per Middle East Monitor 27 febbraio

Telaviv, 13 gennaio 2021. Vaccini per il nuovo Coronavirus (Covid-19) [Nir Keidar / Anadolu Agency]

I propagandisti fanno sempre più fatica a spiegare l’apartheid vaccinale israeliano.

In generale, ci sono circa sei milioni di ebrei israeliani e 6,5 milioni di arabi palestinesi (per lo più musulmani e cristiani) che vivono nella Palestina più propriamente “storica”. Questa è l’intera area compresa tra il fiume Giordano e il Mar Mediterraneo: la Cisgiordania (compresa Gerusalemme Est), la Striscia di Gaza e la cosiddetta “Israele vera e propria”.

Israele controlla l’intera Palestina storica. Esiste un complicato sistema di pass, riconoscimento e diversi diritti. Ma in generale, la legge israeliana afferma che solo “il popolo ebraico” ha diritto all’autodeterminazione nella cosiddetta “Terra di Israele”, mentre i palestinesi sono, nella migliore delle ipotesi, dei meri ospiti.

Cinque milioni di arabi palestinesi in Cisgiordania e Gaza non hanno assolutamente alcun diritto sotto il regime suprematista ebraico che Israele impone all’intera Palestina storica.

Come il principale gruppo israeliano per i diritti umani B’Tselem ha finalmente riconosciuto in un nuovo documento a gennaio: “C’è un regime che governa l’intera area come anche le persone che ci vivono che si basa su un unico principio organizzativo”, ed è un regime di apartheid . “Il regime israeliano implementa leggi, pratiche e violenza di stato progettate per consolidare la supremazia di un gruppo, gli ebrei, su un altro, i palestinesi”.

A causa della natura del suo regime razzista, Israele si rifiuta di proteggere i cinque milioni di palestinesi in Cisgiordania e a Gaza, negando loro il vaccino contro il Coronavirus.

Questo è razzismo puro e sfrenato! Ed è anche un razzismo controproducente.

I palestinesi in Cisgiordania sono considerati da Israele una fonte di manodopera a buon mercato e disponibile. Ogni giorno, migliaia di persone si mettono in fila ai posti di blocco dell’esercito israeliano all’alba per accedere a lavori a bassa retribuzione in Israele, costretti a sopportare condizioni infernali. In tutto questo, quasi nessuno è stato vaccinato.

Nel frattempo, il primo ministro razzista israeliano Benjamin Netanyahu ha la faccia tosta di incolpare i palestinesi per la pandemia.

A causa di questa dura realtà, la lobby israeliana trova sempre più difficile trovare giustificazioni, scuse e offuscamenti.

Prevedibili come un orologio, hanno diffamato coloro che rivelano la verità sull’apartheid vaccinale di Israele definendoli “antisemiti”, ancora una volta mescolando deliberatamente le critiche ai crimini di Israele con l’odio anti-ebraico.

Negli Stati Uniti, questa diffamazione è stata ora diretta al Saturday Night Live, lo storico spettacolo comico di attualità.

Durante questo, il comico Michael Che ha detto: “Israele riferisce di aver vaccinato metà della sua popolazione, e immagino proprio che si tratti della metà ebraica”.

Era una battuta divertente, ma anche genuinamente satirica perché la battuta conteneva in realtà un grande fondo di verità. Israele si rifiuta davvero di vaccinare la maggior parte della metà non ebrea della popolazione sotto il suo controllo – quei cinque milioni di palestinesi in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza.

La lobby israeliana è impazzita lanciando la falsa accusa di antisemitismo allo spettacolo. Il propagandista israeliano Avi Mayer, ad esempio, ha affermato che si trattava di un “mito antisemita”. Ha detto che “ogni cittadino israeliano” può essere vaccinato.

Tuttavia, come ha sottolineato il mio collega di The Electronic Intifada Ali Abunimah, durante la sua apparizione al Katie Halper Show, Mayer mentiva per omissione.

Mentre è tecnicamente vero che 1,5 milioni di cittadini palestinesi di Israele ne hanno diritto, gli altri cinque milioni di palestinesi che vivono sotto il regime di apartheid di Israele (in Cisgiordania e Gaza) non ce l’hanno affatto.

Israele ha persino fatto di tutto per impedire ai palestinesi di ricevere vaccini da parte di altri paesi. L’Autorità Palestinese (AP) voleva inviare dosi del vaccino Sputnik russo nella Striscia di Gaza agli operatori sanitari in prima linea. Tuttavia, Israele gli ha impedito di farlo, come se fosse un ordine incluso nel devastante assedio militare che ha imposto alla Striscia di Gaza dal 2007.

Un’altra prova della natura di apartheid delle politiche sui vaccini di Israele è il suo comportamento in Cisgiordania. Ai coloni israeliani che vivono in Cisgiordania su terra palestinese occupata (in violazione del diritto internazionale, poiché gli insediamenti sono un crimine di guerra secondo le Convenzioni di Ginevra) viene somministrato il vaccino. Invece i palestinesi che vivono nei villaggi, paesi e città a poche miglia di distanza non lo ricevono affatto, solo ed esclusivamente perché non sono ebrei.

Un altro stratagemma che i propagandisti stanno tentando è quello di affermare che gli accordi di Oslo li assolvono da ogni responsabilità in tal senso. Anche mettendo da parte il fatto che Oslo sia una farsa e che Israele in pratica governa l’intera Cisgiordania, questa giustificazione è una bugia anche alle sue stesse condizioni.

Questo è quanto emerge dall’articolo 56 della Quarta Convenzione di Ginevra, al fine di garantire “la salute e l’igiene pubblica nel territorio occupato”: “Particolare riferimento viene fatto all’adozione e all’applicazione delle misure profilattiche e preventive necessarie per combattere la diffusione di malattie contagiose ed epidemie”.

Gli stessi documenti di Oslo chiariscono che Israele è ancora responsabile della lotta contro le epidemie e le malattie contagiose.

In ogni caso, da qualunque punto lo guardi, l’apartheid vaccinale israeliano è una chiara violazione del diritto internazionale.

  • Asa Winstanley è un giornalista investigativo che vive a Londra e scrive di Palestina e Medio Oriente. Scrive per il pluripremiato sito di notizie palestinese The Electronic Intifada, di cui è editore associato.

Articolo tratto da Middle East Monitor

Traduzione di Rachele Manna

PalestinaCeL

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