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I luoghi santi palestinesi vanno in rovina sotto il dominio israeliano

Gli accaparramenti israeliani di terre impediscono ai palestinesi di accedere ai santuari musulmani in Cisgiordania, alcuni cadono in rovina o vengono deliberatamente distrutti.
Di Irit Segoli 7 settembre 2020

By Irit Segoli September 7, 2020 foto: Il villaggio palestinese di Nabi Samuil, anche conosciuto come Nebi Samuel o Samuel’s tomb, April 28, 2014. La moschea è stata isolata e la sezione contenente la tomba di Samuele è stata trasformata in una sinagoga. (Keren Manor/Activestills)

L’accaparramento da parte di Israele delle catene montuose e delle colline di tutta la Cisgiordania occupata non ha risparmiato luoghi di culto sacri per i musulmani palestinesi. Secondo un nuovo rapporto del gruppo anti-occupazione israeliano Machsom Watch (Osservatorio sui checkpoint n.d.t.), i maqam – tombe o santuari costruiti su un sito legato a un santo musulmano o una figura religiosa – in tutta la Cisgiordania sono stati annessi informalmente agli insediamenti israeliani attraverso ordini militari, l’espansione di zone a fuoco aperto dell’IDF e intrappolandoli in riserve naturali e siti di antichità.

Questi luoghi di culto fungevano da centri religiosi, culturali e comunitari nelle aree rurali della Palestina molto prima che i villaggi avessero le loro moschee. I palestinesi andavano in pellegrinaggio ai maqam e ai boschi sacri che li circondavano durante le vacanze, durante le feste di famiglia e i matrimoni. Questo aspetto comunitario può essere visto in luoghi a cui i palestinesi hanno ancora accesso, come il santuario di Sheikh al-Qatrawani nel villaggio di Atara e il Nabi Saleh Maqam, nel villaggio con lo stesso nome. Negli ultimi anni, i palestinesi hanno costruito giardini pubblici ben tenuti e vivaci intorno a questi santuari a beneficio delle loro comunità.

Dall’inizio dell’occupazione della Cisgiordania nel 1967, Israele, secondo Machsom Watch, ha fatto una chiara distinzione tra i luoghi sacri che onorano le figure bibliche ebraiche – che ricevono il riconoscimento ufficiale dalle autorità israeliane e sono mantenute regolarmente – e i maqam che sono sacri solo per i musulmani. I luoghi sacri musulmani generalmente non sono riconosciuti da Israele e quelli resi inaccessibili sono stati abbandonati dallo Stato, mettendo a repentaglio la loro esistenza. Impedire ai palestinesi di visitare questi maqam è una violazione del diritto internazionale, che garantisce alle popolazioni occupate il diritto di pregare nei loro luoghi sacri. Lo studio di Machsom Watch ha trovato 40 siti di questo tipo. Di seguito sono riportati tre esempi di maqam rinchiusi all’interno di insediamenti e riserve naturali.

Sit Zahra Maqam — Kochav HaShachar

Sit Zahra Maqam, costruito 400 anni fa, si trova nella riserva naturale di Kochav HaShachar, appena a nord-est di Ramallah. Costruito per onorare Sit Zahra, il santo patrono della maternità, il maqam ha una classica struttura quadrata, muri spessi e una cupola. I pellegrini della città di Deir Jarir erano soliti pregare regolarmente al maqam.

Sit Zahra Maqam com’era nel 1975, vicino a Deir Jarir, in Cisgiordania. (Amikam Shuv)

Nelle sue vicinanze ora si trova il Rehavam Ze’evi Lookout – dal nome di un politico israeliano di estrema destra che ha promosso l’espulsione di massa dei palestinesi dal paese ed è stato assassinato dai militanti palestinesi durante la Seconda Intifada – che si affaccia sull’insediamento di Kochav HaShachar e l’avamposto di Mitzpe Kramim.

Il maqam si trovava sulla montagna proprio di fronte all’insediamento di Kochav HaShachar, che in seguito si sarebbe espanso e avrebbe formato l’avamposto di Mitzpe Kramim – che l’Alta Corte aveva ordinato di evacuare la settimana prima dell’ultima – su un terreno appartenente a Deir Jarir. Oggi il maqam è quasi completamente distrutto. Secondo un membro del consiglio comunale di Deir Jarir, il santuario è stato distrutto da bulldozer dell’esercito o dei coloni. Non lontano dal maqam in rovina, i coloni hanno costruito un grande palco rotondo in pietra e un belvedere in onore di Ze’evi. La Riserva di Kochav HaShachar, che si estende su 3.500 acri, è vietata ai palestinesi, poiché l’unico ingresso ad essa è attraverso Kochav HaShachar o Mitzpe Kramim.

Salman al-Farsi Maqam — Yitzhar

Nel cuore di Yitzhar, uno degli insediamenti più radicali nel nord della Cisgiordania, si trovano una moschea e un maqam in onore di Salman Al-Parsi, dal nome dall’amico e barbiere personale del Profeta Maometto. Il maqam è circondato da un boschetto di querce secolari e ora si trova crepato e fatiscente, e necessita di restauro e cura. Ai palestinesi è vietato pregaree nel sito.

Il sito non menziona né Salman al-Farsi né la sua fede musulmana. Né menziona i sei villaggi palestinesi ai piedi della montagna: Burin, Madma, Asira al-Qabiliya, Urif, Einbus e Huwara. Questi nomi sono conosciuti oggi principalmente a causa dei brutali attacchi dei coloni di Yitzhar e dei suoi avamposti – spesso accompagnati da soldati israeliani – ai residenti di questi villaggi, ai vigneti e alla scuola locale a Burin

Salman al-Farsi Maqam, vicino a Burin nel Cisgiordania. (Nurit Popper)

Samir Musa, un insegnante di arabo di Burin che possiede la terra sulla montagna, dice nel rapporto Machsom Watch che la terra su cui sorge il maqam è stata espropriata per ordine militare nel 1983, e ai proprietari terrieri non è stata data l’opportunità di fare appello o opporsi. Ai residenti palestinesi dell’area è stato detto che avevano 40 giorni per fare appello, ma hanno ricevuto la notizia dell’espropriazione solo 35 giorni dopo il fatto, lasciando loro solo cinque giorni per presentare l’appello.

“Siamo rimasti sorpresi di scoprire che due anni dopo, il luogo si era trasformato da istallazione militare in un insediamento civile abitato da coloni estremisti”, dice Musa. “Spero di poter visitare la moschea solo una volta prima di morire, per vederla e ricordare i luoghi in cui vorrei pregare e sedermi, e i luoghi in cui avrei studiato”. Musa ha studiato per l’immatricolazione nella Moschea Salman al-Farsi, all’ombra delle antiche querce sacre.

Sheikh Bilal ibn Rabah Maqam — Elon Moreh

L’insediamento di Elon Moreh nel 1983 divenne l’orgoglioso proprietario di 6.400 acri di terreno agricolo palestinese, che sarebbe diventato la Riserva del Monte Kabir, senza nemmeno muovere un dito. L’ingresso alla riserva è solo attraverso il cancello dell’insediamento, e gli agricoltori di Elon Moreh sono liberi di arare e piantare lì sulla terra palestinese.

Sulla cresta orientale del Monte Kabir si trova il maqam Bilal ibn Rabah dal nome del primo muezzin dell’Islam e caro amico del profeta Maometto. Il maqam aveva precedentemente accolto i pellegrini dei villaggi di Deir al-Hatab, Salem, Azmut, Rujib e Awarta, e dalla città di Nablus, che si trova ai piedi della montagna.

Il maqam ha una struttura unica, con una cupola a sesto acuto su cui poggia un’antica quercia. Oggi, sotto la gestione dell’Ente per la natura e i parchi, l’edificio è desolato, coperto di crepe e terra. Non vi è alcuna indicazione che segnali il significato religioso dell’edificio.

D’altra parte, all’ombra di una grande quercia ben tenuta di fronte al fiume Tirza e alla Valle del Giordano, i coloni hanno costruito il sito commemorativo di Mitzpe Luntz negli anni ’80 in onore di Yosef Luntz, ex comandante dei distretti di Ramallah e Nablus , uno dei governatori militari della Striscia di Gaza e il capo dell’amministrazione civile, il governo militare israeliano nei territori occupati.

Questi tre esempi mostrano come le acquisizioni di terre da parte di Israele avvengano attraverso la distruzione del patrimonio e dei siti religiosi palestinesi. Queste acquisizioni impediscono ai palestinesi di accedere a questi siti, mentre giudaizzano l’area attraverso l’istituzione di luoghi commemorativi per gli ebrei che hanno sostenuto e assunto un ruolo attivo nell’occupazione.

Il maqam Sheikh Bilal ibn Rabah vicino Nablus Cisgiordania. (Nurit Popper)

Ci sono altri modi con cui Israele mostra alla popolazione occupata che il suo patrimnio storico non ha valore. L’ Ahmad al-Katsav Maqam, ad esempio, apparteneva al villaggio di Marda. Oggi, su oltre il 55 per cento della terra di Marda ha costruito l’insediamento di Ariel. Il maqam è stato demolito per erigere un’altra barriera di sicurezza per l’insediamento e non ne rimane traccia. La distruzione non è stata accompagnata da un atto di riconoscimento o da scuse, e il maqam è ancora segnato sulle mappe ufficiali israeliane.

Impedire l’accesso ai luoghi sacri per ebrei e musulmani

E che dire dei siti sacri sia per gli ebrei che per i musulmani, come Nabi Samuil (Tomba di Samuele il Profeta), Al-Haram al-Ibrahimi (Grotta dei Patriarchi), Moschea di Bilal ibn Rabah (Tomba di Rachele) e Nabi Yusuf (Tomba di Giuseppe)? Il regime di occupazione non è stato in grado di tenere i musulmani lontani dalle moschee palestinesi famose, ma solo pochi palestinesi riescono effettivamente a pregare a Nabi Samuil, appena a nord di Gerusalemme, a causa dei tanti posti di blocco per arrivarci. I pellegrinaggi di massa degli ebrei, invece, si svolgono presso la tomba di continuo. Lo stesso vale per la Grotta dei Patriarchi / Moschea Ibrahimi a Hebron.

Israele è anche riuscito a bloccare completamente l’accesso dei palestinesi alla Tomba di Rachele / Moschea Bilal ibn Rabah a Betlemme e alla Tomba di Giuseppe / Nabi Yusuf a Nablus, trasformandoli in siti di pellegrinaggio ebraico. La tomba di Giuseppe si trova appena fuori dal campo profughi di Balata. Una nicchia di preghiera musulmana, nota come mihrab, è nascosta nel muro meridionale. Un intero capitolo del Corano è dedicato a Giuseppe. Muhammad aveva un grande rispetto per lui e vedeva molte somiglianze tra le loro storie di vita.

Oggi, la tomba è aperta solo al pellegrinaggio ebreo e numerosi ministri israeliani e membri della Knesset hanno visitato il sito. Le auto palestinesi possono utilizzare la strada principale che porta alla tomba ma non possono fermarsi vicino al complesso. I pellegrinaggi di massa degli ebrei si svolgono di notte e sono un punto di attrito tra i palestinesi e le forze di sicurezza israeliane, non solo all’interno della tomba stessa, ma anche lungo la strada. Le forze israeliane sono di stanza per miglia su entrambi i lati della strada, che si snoda attraverso diversi quartieri della città. Molti palestinesi sono stati feriti e persino uccisi durante le proteste contro la chiusura della tomba ai fedeli musulmani.

Questo articolo è stato già pubblicato su Local Call. Si può leggere in ebraico qui here.

Irit Segoli è un attivista di Machsom Watch.

Traduzione a cura di Alessandra Mecozzi da https://www.972mag.com/palestinian-holy-sites-west-bank/

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