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Chi sarà il prossimo a tradire la Palestina?

di Ali Abunimah* Electronicintifada 14 agosto 2020

L’accordo degli Emirati Arabi Uniti per normalizzare i legami con Israele è il suo “più grave tradimento della lotta per la liberazione e l’autodeterminazione della Palestina”, ha detto venerdì il Comitato Nazionale BDS (BNC) della Palestina.

Il BNC, che guida la campagna globale di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni, esorta i cittadini degli Emirati a boicottare qualsiasi presenza israeliana nel loro paese e a non viaggiare in Israele e nella Cisgiordania occupata, in particolare a Gerusalemme. Chiede inoltre il boicottaggio e il disinvestimento di tutte le società degli Emirati complici della normalizzazione e sollecita le persone in tutto il mondo arabo a boicottare “tutte le attività, i festival e i progetti sponsorizzati dal regime degli Emirati Arabi Uniti”.

Il BNC ha respinto come una “menzogna” le affermazioni secondo cui la mossa degli Emirati avrebbe indotto Israele a sospendere i suoi piani di annettere gran parte della Cisgiordania occupata. Dopo che l’accordo è stato annunciato giovedì, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha ribadito il suo impegno per l’annessione, affermando di averlo solo ritardato temporaneamente per raggiungere un accordo con l’amministrazione Trump su come attuarlo. “Con il suo accordo con la dittatura degli Emirati Arabi Uniti, Israele ha aggiunto un altro stato di polizia alla sua lega di amici e alleati internazionali”, ha detto il BNC. La condanna riecheggia la forza dei sentimenti nella società palestinese e nel mondo arabo – e molto disgusto si è espresso sui social media.

Gli Emirati alleati degli estremisti

L’accordo tra Emirati Arabi Uniti e Israele è stato soprannominato dai suoi autori americani “gli accordi di Abramo”, cercando di travestire un meschino accordo politico che mina i diritti dei palestinesi in un nobile risultato per la comprensione interreligiosa. Normalizzando i legami con Israele, tuttavia, gli Emirati e tutti gli altri stati che ne seguono l’esempio stanno stringendo un’alleanza con forze religiose estremiste sostenute dal governo israeliano e dalle élite politiche il cui obiettivo finale è la distruzione della moschea al-Aqsa di Gerusalemme e la sua sostituzione con una Tempio ebraico.

Venerdì alla moschea di al-Aqsa, i fedeli hanno sventolato bandiere palestinesi, sfilando e bruciando i ritratti del sovrano de facto degli Emirati Arabi Uniti, il principe ereditario Mohamed bin Zayed Al Nahyan.

Secondo fonti israeliane sono state arrestate alcune persone che rano lì per pregare e sequestrati striscioni

Chi è il prossimo della fila?

Tuttavia è dubbio che tali reazioni dissuaderanno altri stati del Golfo dal seguire l’esempio degli EAU. Le voci secondo cui Oman e Bahrein saranno i prossimi della fila a normalizzare i rapporti con Israele hanno guadagnato credibilità dopo che entrambi i paesi hanno accolto con favore il passo degli Emirati Arabi Uniti. L’Arabia Saudita – il maggior premio per Israele – è rimasta in silenzio fino a venerdì, nonostante le sue mosse per avvicinarsi a Tel Aviv negli ultimi anni. Ma è certo che i piccoli alleati regionali sauditi non prenderebbero tali misure senza la sua approvazione.

Anche il Qatar e il Kuwait sono rimasti ufficialmente in silenzio finora. Tuttavia, il Kuwait – che si è distinto dalla tendenza regionale verso la normalizzazione – quasi certamente non seguirà quell’esempio. Venerdì i partiti politici del paese hanno emesso una dichiarazione congiunta definendo la normalizzazione con Israele “tradimento” e “un crimine contro il popolo palestinese”.

Qatar

Qatar è in una posizione strana. È stato bloccato e isolato dall’Arabia Saudita, dagli Emirati Arabi Uniti e dai loro alleati per tre anni, quindi non avrebbe alcun incentivo immediato a seguire il loro esempio. Ma il Qatar ha una sua storia di legami calorosi con Israele. A parte la Giordania e l’Egitto che avevano trattati di pace con Israele, Doha è stata l’unica capitale araba ad ospitare un ufficio commerciale israeliano, dopo la firma degli accordi di Oslo del 1993, ma lo ha chiuso nel 2000. Attualmente, il Qatar tratta direttamente con Israele sul coordinamento degli aiuti a Gaza, compresi i pagamenti in contanti che Israele considera cruciali per pacificare la popolazione che vive sotto il devastante assedio israeliano.

Dopo il blocco del Qatar guidato dai sauditi nel 2017, Doha si è mossa per ottenere l’appoggio a Washington con un’offensiva di fascino su vasta scala nei confronti della lobby israeliana. Questo ha incluso sottostare alle pressioni della lobby israeliana per censurare l’esplosivo documentario di Al Jazeera sul segreto lavorio di quella lobby. Il documentario è trapelato ed è stato pubblicato da The Electronic Intifada nel 2018. Comunque il Qatar e i suoi rivali regionali – tutti clienti degli Stati Uniti – devono competere per il sostegno americano rispettando la linea di Washington. Ciò potrebbe alla fine fare pressioni su Doha affinché sia ancora più disponibile nei confronti di Israele.

La Turchia ha accusato gli Emirati Arabi Uniti di “tradire la causa palestinese” e l’Iran ha definito l’azione degli Emirati un “pugnale alle spalle” di tutti i musulmani. L’Egitto, uno stretto alleato degli Emirati Arabi Uniti che ha firmato un trattato di pace con Israele nel 1979, ha accolto con favore l’accordo. La Giordania, che ha firmato il suo trattato di pace con Israele nel 1994, ha rilasciato una dichiarazione più ambigua, né lodando apertamente né condannando la mossa degli Emirati Arabi Uniti. Il suo ministro degli Esteri Ayman Safadi ha affermato che l’accordo Emirati Arabi Uniti-Israele doveva essere seguito da negoziati “seri ed efficaci” in linea con l’Iniziativa di pace araba del 2002. Ma Safadi non ha notato che normalizzando i legami con Israele prima che i palestinesi acquisissero uno qualsiasi dei loro diritti, gli Emirati Arabi Uniti avevano violato un principio fondamentale di quella iniziativa.

Il BNC non conta su mosse diplomatiche e negoziati. Ma si augura che i palestinesi, “sostenuti dalla maggioranza assoluta nel mondo arabo e da persone di coscienza a livello globale”, continuino la loro lotta per la giustizia. “Chiediamo alle persone di tutto il mondo di intensificare le campagne di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS) contro l’annessione e l’apartheid in corso di Israele”, ha detto la BNC.

*Ali Abunimah Co-fondatore di The Electronic Intifada e autore di The Battle for Justice in Palestine, adesso pubblicato da Haymarket Books.

Traduzione a cura di Alessandra Mecozzi da https://electronicintifada.net/blogs/ali-abunimah/who-will-be-next-betray-palestine? bclid=IwAR19QnLzyRCLf7MH5lyvNfWoiSa6WY7OUaMmyASNWIYv2UKGXStEOUwRFKk

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