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Mustafa al-Barghouti : di fronte all’annessione bisogna mostrarsi all’offensiva

Mustafa Barghouti, secrétaire général du Palestinian National Initiative - Photo : via Info-Palestine.eu
Mustafa Barghouti, Segretario generale di Iniziativa Nazionale Palestinese (mubadara)
Photo : via Info-Palestine.eu

di  Mustafa Barghouti

Il governo dell’occupazione continua ad intensificare le sue azioni in diversi ambiti: espansione delle colonie e ordini di demolizione di case palestinesi, arresti quotidiani di Palestinesi – e tra questi alcuni accompagnati da odiosi assassinii come nel caso della martire Dalia Al-Samoudi a Jenin, attacchi contro le istituzioni di Gerusalemme e tentativo di ridurre la presenza palestinese nella città

La decisione israeliana di impiantare 1000 nuove unità di colonie nella zona E1 tra Gerusalemme e la vallata del Giordano è stata di fatto il segnale dell’avvio del processo di annessione e giudaizzazione.

Alcuni analisti pensavano che questo processo fosse stato rinviato o bloccato, malgrado il fatto che Benjamin Netanyahu continui a ripetere che è all’ordine del giorno e che la sua realizzazione è stata accuratamente preparata.

Ma bisogna guardare in faccia la realtà, anche senza questo, le pratiche abituali degli israeliani sul terreno modificano lo statu quo attraverso la giudaizzazione di zone palestinesi e l’annessione effettiva di tutte le zone che sono disgraziatamente classificate come zona “C” ovvero il 62% della Cisgiordania.

Questo mostra l’importanza della dichiarazione fatta da diplomatici americani ai loro omologhi internazionali, oggetto di una fuga di notizie, relativa al non rispetto delle Risoluzioni 242 e 338 delle Nazioni Unite e di altre risoluzioni internazionali. Queste violazioni sono vecchie, affermano, e la realtà sul terreno cambia con gli anni e subisce una evoluzione ogni giorno.

Non bisogna legare le misure necessarie a contrastare il processo di annessione e impedire la messa in opera dell'”accordo del secolo”, all’annuncio ufficiale dell’annessione. Occorre legarle, in generale, alla politica di colonizzazione di Israele e alla messa in opera concreta del suo sistema di apartheid.

Il governo israeliano studia le reazioni alla sue pratiche e alle sue dichiarazioni relative alla implementazione dell’annessione ufficiale, e cerca di contenere queste reazioni e di adattare le sue misura di conseguenza.

Tuttavia, si scontra con tre ostacoli evidenti: la presenza fisica dei palestinesi che resistono ai suoi piani e rifiutano il regime di apartheid; l’eventualità di trovarsi di fronte ad eventuali sanzioni compreso un boicottaggio che si sviluppa in modo esponenziale a livello popolare; e il consenso palestinese nel respingere l’Affare del secolo, le sue mappe e i suoi tradimenti.

E inoltre Israele è sotto la pressione del tempo, dato che Trump potrebbe perdere le elezioni presidenziali di novembre.

Da parte palestinese, la cosa più pericolosa che potrebbe prodursi sarebbe adottare una posizione di attesa passiva, o sovrastimare o esagerare le conseguenze di una eventuale caduta di Trump e di una elezione di Biden. Infatti anche se Biden è contro il piano di annessione di Netanyahu, non farà niente per impedire il proseguimento dei tre processi in corso sul campo, citati sopra.

Proseguire il processo di modificazione dello statu quo, in modo ufficiale o no, vuol dire eliminare la possibilità di uno Stato palestinese indipendente. Basta solo osservare che il numero dei coloni in Cisgiordania e nella striscia di Gaza al momento degli Accordi di Oslo, non superava i 120.000 ma che oggi è di 750.000.

Che alla Casa Bianca ci sia Trump o Biden, e che Netanyahu o Ganz, sia il Primo ministro israeliano, le misure palestinesi che vanno prese d’urgenza restano le stesse: una vera unità nazionale, l’adozione di una strategia nazionale di lotta unificata e azioni efficaci per imporre il boicottaggio dell’occupazione e del regime di apartheid.

Non accadrà nulla di male al popolo palestinese se le sue diverse fazioni e dirigenti adottano l’approccio giusto. Ma sarebbe in pericolo se si limitassero a reagire anziché prendere l’iniziativa.

* Il Dott Mustafa al-Barghouti è Segretario generale della Iniziativa Nazionale Palestinese, Presidente della Società di aiuto sanitario palestinese e componente del Consiglio Legislativo palestinese.

Traduzione a cura di Alessandra Mecozzi da:

11 agosto 2020 – Middle East Monitor – Traduction : Chronique de Palestine – Dominique Muselet

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