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Le false accuse di antisemitismo sono in prima linea nella cultura della cancellazione

Mairav Zonszein 28 luglio, 2020

La destra lancia l’allarme sui punti di vista progressisti che limiterebbero la libertà di parola, ma non dice nulla su come l’antisemitismo sia diventato un’arma per annullare il discorso su Israele.

Nel corso delle ultime settimane, i principali media americani sono stati coinvolti in un dibattito su una lettera aperta pubblicata dall’Harper’s Magazine che avvertiva che l’attuale resa dei conti sulla giustizia razziale e sociale sta portando a un clima intollerante che mette in pericolo la libertà di parola e che ha aperto la strada a ciò che alcuni chiamano “cultura della cancellazione”. Nel dibattito sono significativamente assenti le dinamiche di potere in gioco in chi decide i confini del discorso accettabile, così come il modo in cui tali confini sono usati come arma per “cancellare” gli altri.

Questa dimenticanza è forse più chiaramente al lavoro quando si tratta di accuse di antisemitismo. Ad esempio, dopo che Peter Beinart ha scritto saggi su Jewish Currents e sul New York Times questo mese discutendo di uno stato binazionale per israeliani e palestinesi, il professore emerito della Harvard Law School Alan Dershowitz ha risposto con un articolo su Newsweek intitolato “La soluzione finale di Beinart: mettere fine a Israele come stato nazione del popolo ebraico “. Il paragone di Dershowitz tra l’uguaglianza ebraico-palestinese e il genocidio nazista non è solo ridicolo, ma è un tentativo di mettere a tacere un collega ebreo usando l’accusa infondata di antisemitismo.

È improbabile che qualcuno creda seriamente che Beinart odi gli ebrei o cerchi di metterli in pericolo, ma diversi critici hanno lanciato accuse simili nei suoi confronti. In una lettera al direttore pubblicata sul New York Times, il vice direttore nazionale della Anti-Defamation League, Ken Jacobson, ha evitato a malapena di chiamare Beinart antisemita, affermando che Beinart come minimo “fa il gioco degli antisemiti”.

Un’altra accusa simile è arrivata di recente quando Caitlin Flanagan, scrittrice dello staff di The Atlantic, ha insinuato che Imani Gandy, redattore senior di Rewire.News, aveva fatto un commento antisemita quando ha twittato che alcuni dei media erano “seduti shiva per Bari Weiss” ( “Shiva sit” si riferisce al rituale ebraico di lutto per la morte di una persona per sette giorni). Il tweet di Gandy era una risposta alla dichiarazione di Flanagan secondo cui le dimissioni dell’opinionista del New York Times erano la “più grande storia mediatica degli anni”. Flanagan alla fine ha eliminato il tweet dopo che la gente ha sottolineato che Imani Gandy è sia nera che ebrea.

L’invocazione istintiva dell’antisemitismo ha lo scopo di fare una cosa: mettere a tacere le persone, o facendole licenziare o etichettando le loro idee come illegittime – in altre parole, cancellandole. L’accusa è usata così spesso e in modo efficace, a causa del quasi generale consenso che l’antisemitismo è una linea rossa che non si dovrebbe attraversare.

Tuttavia, a un esame più attento, diventa chiaro che queste accuse sono spesso lanciate contro persone di colore dopo che hanno criticato Israele. Tra queste ci sono le rappresentanti nel Congresso Rashida Tlaib (D-Mich.) e Ilhan Omar (D-Minn.), le prime due donne musulmane a sedere nel Congresso, e Marc Lamont Hill, che la CNN ha licenziato nel 2018 dopo aver sostenuto “una Palestina libera dal fiume al mare “. Questa tendenza ha persino raggiunto Angela Davis, a cui nel 2019 un premio per i diritti umani è stato revocato (e successivamente ripristinato) dal Birmingham Civil Rights Institute, presumibilmente a causa del suo sostegno dichiarato ai diritti dei palestinesi.

Usare gli Ebrei per cancellare gli altri

Queste accuse di antisemitismo arrivano perfino quando quelli all’interno e collegati al governo degli Stati Uniti hanno evocato ripetutamente simboli antisemitici. Si va dalla campagna di rielezione di Trump che pubblica immagini con l’iconografia nazista su Facebook, a repubblicani come Rep. Matt Gaetz (R-Fla.) e l’avvocato di Trump Rudy Giuliani che sputano teorie sulla cospirazione antisemita a proposito di George Soros, al sito Web ufficiale del GOP dove Joe Biden è definito un “burattino” del senatore Bernie Sanders (I-Vt.) e della “sinistra radicale”.

Il rappresentante repubblicano Matt Gaetz parla con i partecipanti al Summit di azione per studenti adolescenti 2019 ospitato dal gruppo di campus di estrema destra Turning Point USA, Washington, DC, 22 luglio 2019. (Gage Skidmore / CC BY-SA 2.0)

L’accusa di antisemitismo consente facilmente all’accusatore di evitare di impegnarsi nell’effettivo contenuto del dibattito mentre vuol far sembrare di affrontare un alto livello morale. Bari Weiss divenne famoso per aver fatto questo, dal condurre una campagna come studente presso la Columbia University per danneggiare le carriere dei professori arabi a causa delle loro opinioni sul sionismo, all’amplificazione più recente di una falsa accusa di odio anti ebreo nei confronti del fumettista ebreo Eli Valley.

Analogamente, lo scorso autunno, un gruppo di studenti del Bard College ha protestato pacificamente rispetto ad un panel con Ruth Wisse, un professore in pensione di Harvard con un record di dichiarazioni settarie e anti-arabe. Il panel era moderato dall’opinionista di The Forward, Batya Ungar-Sargon, che, dopo l’evento, ha pubblicato un editoriale accusando gli studenti – molti dei quali erano ebrei – di antisemitismo, e ha rivolto la stessa accusa al suo collega oratore – un educatore ebreo nero – che aveva sostenuto la libertà di parola degli studenti. Queste accuse sono state direttamente contraddette dai resoconti di numerosi presenti all’evento, ma hanno comunque causato gravi danni alla legittimità degli accusati.

Questo tipo di cultura della cancellazione è proprio la tattica che i repubblicani, incoraggiati dal presidente Trump, hanno usato contro i democratici negli ultimi anni. Il 14 luglio, il rappresentante Scott Perry (R-Pa.) e altri undici repubblicani hanno inviato una lettera al segretario di stato Mike Pompeo, definendo antisemiti i Democratici perché si opponevano al piano israeliano di annettere parti della Cisgiordania occupata.

“Presto riceverà una lettera che critica qualsiasi probabile annessione della Giudea e della Samaria Area [sic]”, ha detto Perry, usando la terminologia per la Cisgiordania occupata preferita dalla destra nazionalista, religiosa in Israele e dalla destra sionista negli Stati Uniti, compresi i sionisti cristiani. “La esortiamo a respingere il palese antisemitismo che pervade la lettera.” Secondo questa logica, una parte significativa della popolazione israeliana, compresi alcuni dei suoi massimi esperti di sicurezza, è antisemita.

La lettera, che invitava il governo degli Stati Uniti a mettere condizioni agli aiuti a Israele nel caso di perseguimento del suo piano di annessione, è stata avviata dalla rappresentante Alexandria Ocasio-Cortez (D-Ny.) e firmata dal senatore Bernie Sanders, che è ebreo. Allo stesso modo, importanti democratici ebrei come il senatore Chuck Schumer e Jerrold Nadler hanno espresso opposizione all’annessione nella loro propria lettera. Tuttavia, non un solo repubblicano che ha firmato la lettera di Perry è ebreo.

La democraatica. Alexandria Ocasio-Cortez mentre parla ai partecipanti a una manifestazione per Bernie Sanders a Council Bluffs, Iowa, 8 novembre 2019. (Matt A.J./CC BY 2.0)

L’amministrazione Trump ha ripetutamente usato il sostegno politico del presidente a Israele per accusare di antisemitismo il Partito Democratico e altri critici. All’inizio di questo mese Elan Carr, inviato speciale del Dipartimento di Stato per monitorare e combattere l’antisemitismo, ha accusato il gruppo di pressione pro-Israele appoggiato a sinistra J Street di impiegare “immagini” e “teorie della cospirazione” antisemite per illustrare la loro campagna “Stop annessione”, con una fotografia di Trump, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, Jared Kushner, l’ambasciatore degli Stati Uniti in Israele David Friedman e Jason D. Greenblatt, precedentemente uomo di punta di Trump su Israele e sui palestinesi.

La fotografia mostrava i capi dei due stati che avevano messo insieme il cosiddetto “affare del secolo” insieme al team per l’ annessione di Trump. L’affermazione di Carr secondo cui l’uso dell’immagine di J Street era antisemita mostra quanto sia andata lontano l’arma dell’antisemitismo: le figure di destra in posizioni di potere, che siano ebrei o no, si sentono incoraggiate ad accusare chiunque desiderino, di razzismo antiebraico a causa della loro politica progressista.

Carr non perderà il lavoro. Ma all’inizio di quest’anno, un insegnante di liceo ebreo della scuola d’élite Fieldston nel Bronx è stato licenziato, sembra per aver difeso opinioni antisioniste ed espresso sostegno ai boicottaggi di Israele. Ad Omar Barghouti, che ha co-fondato l’appello palestinese per il disinvestimento e le sanzioni contro Israele, è stato negato l’ingresso negli Stati Uniti l’anno scorso dall’aeroporto Ben Gurion di Israele. A Steven Salaita, professore palestinese-americano, è stato negato l’incarico presso l’Università dell’Illinois a Urbana-Champaign per i suoi tweet critici sull’offensiva israeliana del 2014 a Gaza. L’organizzazione di patrocinio legale Palestine Legal ha registrato 1.494 episodi di censura di difensori dei palestinesi con sede negli Stati Uniti tra il 2014 e il 2019.

Il co-fondatore del Movimento BDS Omar Barghouti a Bruxelles, 30 aprile 2015. (Foto di intal.be / CC 2.0)

Al di là di questi singoli esempi, esiste anche un fiorente quadro giuridico volto a reprimere la libertà di espressione negli Stati Uniti. Ora ci sono 32 stati con leggi anti-BDS sui libri che proibiscono agli stati di fare affari con contractors che boicottano Israele, in particolare perché fare questo è considerato intrinsecamente antisemita. Questa, di fatto, è l’avanguardia degli attacchi alla libertà di parola negli Stati Uniti. Dopotutto, cos’è la cultura dell’annullamento se non la capacità di far perdere il lavoro o la libertà di movimento a qualcuno?

L’antisemitismo rimane una potente minaccia. I vecchi simboli antisemitici che ritraggono gli ebrei come controllori oscuri e malevoli dei media, della finanza o di un “ordine mondiale” presunto sono ancora con noi. Sempre più spesso, però, quelle false rappresentazioni coesistono con attori di destra – soprattutto quelli al potere – che etichettano gli ebrei come vittime perpetue che vanno protette, anche se questi stessi attori invocano altrove immagini retoriche antisemite logore. In generale, queste accuse di antisemitismo – specialmente quando si riferiscono a Israele – sono fatte per guadagnare consenso politico, anche se la controversia in corso non ha niente a che fare con minacce reali agli ebrei.

Usare l’etichetta antisemitismo in modo così vago ed esteso non solo ostacola la libertà di parola, ma rende anche più difficili da identificare e combattere le minacce effettive agli ebrei. Questa arma dell’antisemitismo non solo sta “cancellando” i sostenitori dei diritti dei palestinesi e non rendendo gli ebrei più sicuri; sta anche usando gli ebrei per cancellare gli altri.

Mairav Zonszein è una giornalista e redattrice che scrive di Israele-Palestina e del suo ruolo nella politica degli Stati Uniti. Pubblica su The Guardian, The New York Times, The Washington Post, The New York Review of Books, The Intercept, VICE News, Foreign Policy e molti altri.

traduzione a cura di Alessandra Mecozzi da https://www.972mag.com/weaponization-antisemitism-cancel-culture/

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