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Tanti Auguri Mourid Al-Barghouthi!

In occasione del 76° compleanno del poeta palestinese Mourid Al-Barghouthi, ho deciso di dedicargli questo articolo:

Poeta palestinese Mourid Al-Barghouthi

Poeta dall’ispirazione genuina e dalla grande sensibilità, Mourid Al-Barghouthi è una delle voci più originali della letteratura palestinese dell’esilio e della resistenza. La sua opera attraversa le tappe fondamentali della storia della sua terra, la Palestina, soffermandosi principalmente sulla Nakba: un avvenimento concettualizzato nel lontano 1948, ma che si configura come un processo che accompagna la struttura del colonialismo di insediamento e come una catastrofe non limitabile alla Palestina, ma che piuttosto coinvolge l’intero mondo arabo e modella le alleanze geopolitiche globali. 

In Italia è conosciuto essenzialmente per il suo romanzo autobiografico Ho visto Ramallah (pubblicato in italiano nel 2005 da Ilisso Edizioni, titolo originale Ra’aytu Rāmallah), in cui racconta della sua esperienza dell’esilio e del ritorno a casa dopo 30 anni. Con lo sguardo dell’esule, osserva i cambiamenti che hanno stravolto casa sua; difatti così descrive il fiume Giordano: “Una volta questo fiume aveva una voce, ora tace, come un’automobile parcheggiata in un’officina”.

Per un poeta che, tutto d’un tratto, s’è ritrovato senza casa e senza patria, la poesia diviene suo rifugio, nella costante della sua vita insieme alla propria famiglia, in cui potersi sentire libero e non essere privato della propria terra così come della sua storia, e mantenere viva la propria identità. L’arte, in tutte le sue forme, agisce attraverso le epoche e le generazioni, come una goccia che cade sulla roccia. Ogni parola dona la capacità di viaggiare attraverso le immagini che traspaiono dalle righe delle poesie e non chiede l’autorizzazione a nessuno. La poesia non è un’arma, ma funziona lentamente nella memoria e nelle coscienze. Questa è la carta da giocare di fronte al processo di inquinamento del linguaggio avviato da Israele: un processo di eliminazione del nome della nazione dalla storia, dalle mappe e dalla geografia.

La sua è una poesia che riflette sugli eventi e che arriva come una documentazione di piccole cose del quotidiano che fanno luce sulla verità. Ha a che fare con le persone, con la vita e fa attenzione ai dettagli ed è, come l’amore, fatta del grado più elevato di attenzione nella minuzia dei particolari come anche nella scelta delle parole.

Concludo con una delle poesie più belle presenti nella sua raccolta Istaiqiẓ Kay Taḥlum / Svegliati per Sognare (2018) con il titolo Disse l’esule. Essendo l’intera opera inedita in italiano, quella che segue è una personale proposta di traduzione:

أتسابق مع فضة الفجر

للوصول قبل عصفور الدوري اللئيم

إلى حبة التين

على أصعب أغصان تلك الشجرة

التي اقتلعوها

في غيابي

مريد البرغوثي –

Gareggio, con la luce argentea dell’alba,

per arrivare, prima del passero spietato,

al seme di fico

sui più ostici rami di quell’albero

che hanno sradicato 

in mia assenza.

In questa poesia ritroviamo un’eco della sua esperienza personale: nel 1963 Mourid Al-Barghouthi si reca in Egitto per studiare Letteratura inglese e, qualche mese prima della laurea, la guerra del 1967 lo trasforma in un esule permanente. A distanza di trent’anni riesce, grazie a un visto temporaneo, a ritornare nella sua amata Palestina.

L’albero di fico citato che è stato tagliato appartiene alla sua infanzia: Dar Ra’d, casa sua, “era dominata da un albero di fico con un tronco massiccio e rami molto allungati. Questo fico ha nutrito i nostri nonni e i nostri padri, e non c’è una sola persona nel villaggio che non abbia assaggiato i suoi frutti dolcissimi”. Il fico, simbolo di un fiorente passato senza Israele, viene sostituito da un grande blocco di cemento, quasi a rappresentare l’occupazione e la costruzione di insediamenti artificiali in Palestina. Il termine “sradicato” rimanda sia all’opera di eliminazione dell’albero ma anche alla sensazione provata dall’esule, privato della propria patria così come delle proprie radici.

Articolo scritto da Rachele Manna

PalestinaCeL

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