CALL US NOW 333 555 55 65
DONA ORA

La reificazione di Ramallah mina la possibilità di una capitale Palestinese a Gerusalemme

di Halah Ahmad* da Al Shabaka

Numerose organizzazioni della società civile hanno messo in evidenza il ruolo del turismo nella legittimazione o nell’ avanzamento del furto di terra israeliano in Cisgiordania, ma pochi descrivono come gli investimenti turistici dell’Autorità Palestinese (AP) possano anche minare le richieste di autodeterminazione. Gli investimenti dell’AP a Ramallah, in particolare in edifici e monumenti governativi, consolidano l’agenda israeliana che nega ai palestinesi una capitale a Gerusalemme.

Nel corso della loro storia di colonizzazione, i palestinesi hanno confermato ufficialmente Gerusalemme come capitale della Palestina. Mentre la AP invoca ripetutamente questa posizione, molti dei suoi investimenti si sono concentrati su Ramallah, il centro amministrativo temporaneo della AP. Nonostante la mancanza di giurisdizione legale dell’AP su Gerusalemme Est, i suoi investimenti a Ramallah oscurano questo status provvisorio. In particolare, le costruzioni per commemorare momenti chiave della storia nazionale, come monumenti e una concentrazione di sedi architettonicamente significative di agenzie governative, significano per tutto il mondo una città capitale. Come sostiene Anwar Jaber, accademico e urbanista palestinese, questo “paradosso di Ramallah come centro governativo” e come sito di tali investimenti rischia di essere in contrasto con la visione nazionale palestinese riguardo a Gerusalemme.¹

Reificare Ramallah

L’attuale quartier generale dell’Autorità Palestinese è noto come Muqata’a, nel centro di Ramallah. Storicamente una prigione britannica negli anni ’40 e poi un complesso militare durante il periodo del dominio giordano, le autorità israeliane hanno convertito l’edificio in una prigione e una base militare dopo il 1967. L’edificio è stato consegnato all’AP dopo gli accordi di Oslo del 1994. Durante la Secondo Intifada, l’esercito israeliano assediò il presidente palestinese Yasser Arafat nella Muqata’a e gran parte del complesso fu distrutto. Arafat fu sepolto nella Muqata’a nel 2004 dopo che il primo ministro israeliano Ariel Sharon rifiutò il suo desiderio di essere sepolto a Gerusalemme. In seguito, l’AP costruì un memoriale e un museo alla Muqata’a, stabilendo ulteriormente il significato nazionale per il sito.

Tali investimenti sponsorizzati dal governo per lo sviluppo di Ramallah completano la visione neoliberista del Fayyadismo, dal nome dell’ex primo ministro Salam Fayyad, che durante il suo mandato 2007-2013 ha sostenuto una serie di progetti di questo tipo. Molti hanno criticato il Fayyadismo per la disuguaglianza che ha diffuso e per aver favorito una zona illusoria di libertà palestinese a Ramallah, in parte attirando investimenti privati nelle istituzioni culturali. Dal 2007, almeno cinque nuovi musei sono stati aperti in città, tra molti altri siti di importanza culturale. Allo stesso tempo, le autorità israeliane hanno chiuso le istituzioni culturali palestinesi a Gerusalemme est.

Ramallah è anche una delle poche città palestinesi che i turisti visitano durante viaggi sponsorizzati da sionisti che cercano di trasmettere una visione “a due facce” del “conflitto”. Tuttavia, l’apparente prosperità di Ramallah nel bel mezzo di investimenti economici estensivi e cultural-nazionali, che offre un quadro roseo ai visitatori, è in realtà legata a e resa possibile dal coordinamento della sicurezza tra l’AP e l’esercito israeliano, in modo tale che Israele impone persino al presidente palestinese Mahmoud Abbas di richiedere un permesso militare per viaggiare.

Inoltre, nonostante il controllo civile e militare assegnato all’Autorità Palestinese su Ramallah, come parte dell’Area A secondo gli Accordi di Oslo, l’esercito israeliano conduce frequentemente incursioni notturne e improvvisi arresti di massa in città, spezzando l’illusione dell’eccezionalità di Ramallah, all’interno del più ampio contesto dell’occupazione israeliana. Il risultato è una realtà in cui l’AP può essere considerata come minimo complice implicito nella repressione israeliana dei diritti e dell’ autodeterminazione palestinesi.

Nel frattempo, gli investimenti concreti nella capitale economica, governativa e culturale di Ramallah stabiliscono “fatti sul terreno” che potrebbero oscurare le rivendicazioni palestinesi di una capitale a Gerusalemme. Tali investimenti hanno importanti implicazioni per la futura forma di uno stato che includa i palestinesi. L’Accordo del secolo, il cosiddetto “piano di pace” di Trump, prevede che 50 miliardi di dollari di investimenti saranno resi disponibili per l’economia palestinese qualora i leader palestinesi accettassero i termini umilianti dell’accordo, che richiederebbero la cessione di ulteriori territori a Israele e l’abbandono del caso palestinese “contro Crimini di guerra israeliani” presso la Corte penale internazionale. L’uso proposto dei fondi mira a dare impulso all’economia solo in alcune parti della Palestina che Israele e gli Stati Uniti permetterebbero di esistere e sviluppare secondo il loro piano.

Ad esempio, mentre il piano afferma di stabilire una capitale palestinese in parti di Gerusalemme est già colpita dal muro di separazione israeliano, attribuisce ad Israele la Città Vecchia e la moschea Al-Aqsa, – cuore di Gerusalemme est rivendicato come capitale dall’AP e contenente le case di centinaia di migliaia di palestinesi gerosolimitani. Di conseguenza, gli investimenti offerti all’AP dalla proposta di Trump hanno lo scopo di cancellare le legittime rivendicazioni dei palestinesi su tutta la loro terra e su Gerusalemme in particolare.

Mentre l’Autorità Palestinese ha rifiutato verbalmente il piano, i suoi investimenti, che rafforzano Ramallah come qualcosa di più di una semplice base governativa temporanea e il continuo coordinamento della sicurezza con Israele, indeboliscono tale posizione, nello stesso modo in cui il coordinamento ha minato la sovranità palestinese dagli Accordi di Oslo e durante lo sviluppo urbano di Ramallah.

Raccomandazioni politiche

  • La società civile palestinese, nell’immaginare e pianificare un futuro stato in cui ha libertà, autodeterminazione e controllo sui siti di memoria collettiva, dovrebbe spingere il governo palestinese a rendere conto del ruolo che i suoi investimenti svolgono nel minare il consenso palestinese su Gerusalemme .
  • La società civile palestinese dovrebbe battersi per la creazione di siti di memoria collettiva e segnali di sviluppo a Gerusalemme est, in particolare quando Israele e gruppi di coloni lavorano insieme lì per impadronirsi di più terra.
  • Le organizzazioni della società civile che cercano di essere solidali con la causa palestinese dell’autodeterminazione dovrebbero guardare con occhio critico il turismo a Ramallah come capitale pseudo-palestinese, pur riconoscendo l’importanza di sostenere le attività economiche palestinesi.
  • I gruppi di solidarietà in Palestina dovrebbero anche dedicare collaborazione e risorse per preservare Gerusalemme est e sostenere la fermezza degli abitanti nativi della città.

Note¹: Questo testo si basa sul lavoro dell’accademica, architetto e urbanista palestinese Anwar Jaber con riferimento alla sua tesi di dottorato in architettura all’Università di Cambridge (2019), oltre a un’intervista con lei. “Il paradosso di Ramallah” si avvale anche dall’opera di Lisa Taraki.

Halah Ahmad

Halah Ahmad è Policy Fellow di Al-Shabaka. Ha completato il suo Master in Public Policy presso l’Università di Cambridge come Lionel de Jersey Harvard Scholar presso l’Emmanuel College. Ha condotto ricerche strategiche sulle politiche per agenzie governative e ONG in Grecia, Albania, Berlino, Cisgiordania, San Francisco, Chicago e Boston. La sua ricerca copre argomenti relativi allo sviluppo sostenibile, tra cui segregazione, estromissioni, integrazione e reinsediamento dei rifugiati, alloggio e sviluppo economico. Halah ha completato la sua laurea con lode in religione comparata e sociologia ad Harvard.

traduzione Gabriella Rossetti da https://al-shabaka.org/memos/the-reification-of-ramallah-undermining-a-palestinian-capital-in-jerusalem

PalestinaCeL

VIEW ALL POSTS

NEWSLETTER

Iscriviti e resta aggiornato