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I cittadini palestinesi mettono sotto controllo i poteri da corona virus di Israele

Meron Rapaport* 12 maggio 2020 + 972 magazine

Dalla sorveglianza dello Shin Bet al lavoro delle donne, una Ong palestinese è stata in prima fila nel difendere i diritti civili durante la pandemia

Al culmine della crisi del coronavirus il mese scorso, quando gli israeliani erano chiusi in casa a prepararsi per un eventuale crollo del sistema di salute pubblica e dell’economia, il governo israeliano ha tirato fuori dal cappello un vecchio trucco. Invece di passare una legislazione attraverso la Knesset per mettere sotto controllo la vita quotidiana dei cittadini, ha aggirato il processo e introdotto una serie di regole di emergenza che davano poteri eccezionali alle autorità.

La più rilevante di queste regole è stata la sorveglianza di massa da parte dello Shin Bet dei cittadini israeliani contagiati o che erano stati in contatto con persone portatrici di COVID-19 -considerata una regolamentazione tra le più severe di quelle prese da qualsiasi governo per controllare la diffusione del virus.

Ma queste regole di emergenza, 37 in tutto, hanno anche permesso iniziative meno note, ma che hanno riguardato milioni di cittadini, compreso l’ampliamento dell’autorizzazione a compiere arresti, permettere il licenziamento di donne incinte, e il taglio degli stipendi degli insegnanti del 50 per cento. Nei venti anni precedenti la pandemia, il governo israeliano ha emesso solo 16 disposizioni di emergenza, con lo status di leggi regolari.

Tra coloro in prima linea nella battaglia legale contro queste misure ad ampio raggio, c’è il centro legale Adalah. Una piccola ONG con sede a Haifa che si occupa di questioni che riguardano i cittadini palestinesi di Israele come anche i Palestinesi dei territori occupati. Adalah ha promosso un gran numero di ricorsi alla Corte Suprema sulle nuove regole.

Secondo la petizione contro la sorveglianza da parte dello Shin Bet, che Adalah ha inoltrato insieme all’Associazione per i diritti Civili in Israele, il governo sta “usando la situazione di emergenza come un alibi, un assegno in bianco che permette di applicare le regole d’emergenza dovunque pensino che si possa fare. Questo alibi ha prodotto una vera dittatura da parte dell’organo esecutivo.”

La polizia durante un checkpoint nella città palestinese di Deir al Asad nel nord di Israele il 18 aprile 2020 dopo la decisione del governo di un lockdown totale della città (basel Awidat/Flash90)

La petizione è l’ultimo esempio di come Adalah – e per suo tramite i cittadini palestinesi- ha contribuito a guidare la battaglia contro le misure draconiane che non colpiscono solo la loro comunità, ma tutti i cittadini israeliani.

“Se la corte non renderà conto delle regole di emergenza, sarà un precedente storico. “ spiega Hassan Jabareen, il direttore generale di Adalah. “ Sappiamo che chi saranno i più danneggiati da questa dittatura, sono coloro che non hanno rappresentanza nel governo. Di solito questo significa gli arabi, ma durante il coronavirus, i diritti di tutti sono violati, e così il nostro lavoro improvvisamente diventa più comprensibile. (al pubblico israeliano).”

Il fatto che Adalah abbia inoltrato una petizione nelle scorse settimane riguardante tutti i cittadini di Israele non è un cambiamento di direzione, insiste l’organizzazione Adalah, ma fa parte della sua natura come ONG per i diritti umani denunciare la discriminazione, e coerentemente, lottare per l’uguaglianza e la giustizia sociale per tutti.

Intanto, il suo lavoro a sostegno della popolazione palestinese è stato indefesso. Insieme alle regole di emergenza, Adalah ha inoltrato petizioni per rendere accessibili a tutti sia i test per il coronavirus e l’apprendimento delle norme per la distanza di sicurezza, comprese le popolazioni dei villaggi Beduini, non riconosciuti, nel Naqab/Negev. Ha anche preteso che il ministero della salute fornisse spiegazioni sul virus anche in arabo, e che i prigionieri palestinesi potessero incontrare membri della loro famiglia.

Un attacco alle donne

La crisi attuale ha messo a nudo il fatto che, in seguito all’inaugurazione della Joint List (lista unitaria) e alla dissoluzione della “vecchia sinistra”, i cittadini palestinesi di Israele – che per decenni hanno subito oppressione e discriminazione dallo stato – sono diventati i principali garanti della difesa dei diritti per tutti i cittadini.

“ Non penso che siano rimaste molte forze politiche e civili che possono svolgere il ruolo di difesa della democrazia e dei diritti civili in modo reale.” dice la deputata della Knesset della Joint List Aida Touma-Sliman, che ha inoltrato una petizione con Adalah contro i licenziamenti delle donne in gravidanza.

Joint List deputata Knesset Aida Touma Sliman . Photo by Yonatan Sindel/Flash90

“Come forza politica rimane solo la Joint List. Se si parla di società civile, le sole organizzazioni rimaste sono Adalah, ACRI e alcuni gruppi come il Centro Mossawa che non si concentrano sulla Corte Suprema”:

Touma-Sliman, che è temporaneamente a capo del comitato Lavoro, Welfare e Salute della Knesset (almeno fino a giovedì, quando il nuovo governo dovrebbe giurare) ha tenuto una riunione di emergenza alla fine di marzo sulla situazione delle “donne con statuto di protezione,” come le donne in gravidanza, quelle in congedo per maternità o quelle in cure per la fertilità. Si è scoperto che i datori di lavoro, hanno approfittato delle regole sull’emergenza economica, per sospendere o licenziare 4.000 di queste donne “protette”.

Dopo l’udienza, Touma-Sliman ha chiesto al ministro del Welfare Ofir Akunis di far cessare i licenziamenti. Ma il giorno dopo, il governo ha emesso una nuova regola ad ampio raggio che esentava i datori di lavoro dal richiedere il permesso per licenziare le donne con status di protezione.

Touma-Sliman dice che, mentre stava considerando l’ipotesi di appellarsi alla rete femminista delle Donne Israeliane per opporsi a questa regola, alla fine si è unita ad Adalah. “Non è che non credo nei gruppi di pressione di donne,” dice. “ Ma è più facile con Adalah. Non devo discutere ogni frase con loro. Credo nella loro professionalità e nella loro visione.”

Mentre il governo ha deciso di cancellare la regola, l’udienza all’Alta Corte non è stata cancellata. La Corte ha ordinato di fornire al Comitato del Welfare, del Lavoro e della Salute i dati delle donne che erano state licenziate durante gli 11 giorni successivi all’emissione della regola.

Lavoratrici autonome israeliane manifestano per chiedere sostegno economico al Governo Habima Square in Tel Aviv, 23 Aprile 2020. Photo by Flash90

In altra petizione riuscita, in aprile, l’alta Corte ha accettato la richiesta di Adalah e di ACRI di revocare la regola che autorizzava la sorveglianza degli israeliani da parte dello Shin Bet come metodo di prevenzione del COVID-19.

Riconoscendo che le regolamentazioni erano una seria violazione dei diritti civili sia per i Palestinesi che per gli Ebrei di Israele, la presidente della Corte Suprema Esther Hayut ha scritto nella sua sentenza che “ L’uso di mezzi sviluppati per combattere elementi ostili, contro cittadini e residenti che non fanno alcun danno, dovrebbe disturbare chiunque creda nella democrazia”

Nonostante la decisione della corte, tuttavia, il governo sta ora cercando di passare una legislazione che permetta il mantenimento del controllo dello Shin Bet.

L’ultima linea di difesa

Un altro caso importante promosso da Adalah nelle scorse settimane, istruito con la Joint List, è la richiesta di abolire per intero l’uso delle regole di emergenza da parte del governo durante la crisi del coronavirus.

Mentre non c’è dubbio che il corona virus sia una emergenza, argomenta la petizione, la legislazione fondamentale di Israele stabilisce chiare regole per dichiarare una emergenza attraverso la Knesset, o in casi speciali, attraverso il governo. Il coronavirus non è un caso del genere.

Lo stato nella risposta ha affermato che le nuove misure erano state emesse in accordo con lo stato di emergenza di Israele, iniziato con la fondazione della stato nel 1948 e proseguito fino ad ora. Secondo Adalah, il tentativo di applicare al corona virus le regolamentazioni di emergenza – che in origine erano state varate dal mandato coloniale britannico e che sono una componente chiave del regime militare nei territori occupati-è pericoloso e permetterebbe al governo di eludere l’opposizione parlamentare su qualsiasi problema volesse e ben al di là della pandemia.

Durante l’udienza dello scorso venerdì, i giudici hanno espresso la loro insoddisfazione per l’uso continuo di regole d’emergenza, l’ultima delle quali, è venuto fuori, era stata promulgata proprio la notte prima. La corte ha dato allo stato 10 giorni per preparare uno schema che faccia passare queste leggi di emergenza attraverso la Knesset.

Esther Hayut presidente della Corte Suprema e altri giudici arrivano all’udienza della corte sulla decisione di permettere allo Shin Bet di tracciare i dati logistici dei cellulari per contribuire a combattere il corona virus 9 marzo 2019 (Oliver Titoussi/Flash90)

“ Tutte le situazioni di emergenza in Israele sono state costruite sulla base di una distinzione tra amici e nemici. “ ha detto Jabareem . “In ogni emergenza, gli arabi sono stati il nemico. Con il coronavirus la distinzione non è tra nemico e amico, perché il problema si trova nel corpo della persona contagiata… sono sia amici che nemici. Questo permette di raggiugere l’intera popolazione e si può combattere la situazione di emergenza sul piano universale.”

Nonostante questo approccio collettivo, Touma-Sliman fa notare che “L’emergenza ha reso visibili molte lacune che mostrano la brutta faccia della discriminazione.”Secondo il suo punto di vista, gli ultimi mesi hanno mostrato come le politiche economiche del governo hanno calpestato i gruppi svantaggiati di Israele ”Soprattutto, aggiunge, “Gli effetti della pandemia hanno rivelato che gruppi come la Joint List e Adalah sono diventati in effetti i guardiani della “democrazia formale” nel paese.

“I cittadini palestinesi, spiega Touma-Sliman, hanno sempre sostenuto che in Israele non c’è democrazia sostanziale. Secondo Adalah, per esempio, ci sono più di 60 leggi che li discriminano. Ma ora, dice, il governo vuole mettere sotto attacco quel che è rimasto della democrazia formale che ancora esisteva, minando la sovranità della Knesset, la possibilità dell’opposizione di esercitare una influenza, e l’alta Corte.”

Touma-Sliman sottolinea che non rimpiange quel che c’era prima. “Le manifestazioni di questi giorni dicono come la democrazia abbia perso la sua strada. Israele non è mai stata una democrazia e quelli che ora si levano a difenderla, devono operare questa distinzione e capire perché ci troviamo in questa situazione, in modo che possiamo costruire qualcos’altro.”

Touma -Sliman tuttavia non crede che il centro-sinistra ebraico veda i rappresentanti e i gruppi palestinesi come l’ultima linea di difesa. “Una volta che loro (il centro-sinistra ebraico) sentiranno di essere abbastanza forti, credo che molti entreranno in questa alleanza, come al solito. Ma dipende anche da noi, da come ci comportiamo in questo momento”.

Per esempio, Toum-Sliman racconta che il capo della Joint List, Ayman Odeh è stato invitato all’ultimo momento a una delle recenti dimostrazioni “black flag” (bandiera nera) organizzate dagli ebrei israeliani contro la corruzione e gli attacchi alla democrazia di Netanyahu. “Non è questo quel che dovrebbe essere una vera alleanza”, dice, “Se ci vedete davvero come alleati, non invitateci a parlare alle vostre manifestazioni per sentirvi bene con voi stessi. Invitateci a organizzare il palco dall’inizio.”

Comunque, dice, le petizioni sono un segno che la Joint List “si sta assumento la responsabilità “per il deterioramento dei diritti democratici.

“ Quando sei di fronte a una offensiva della destra fascista, la lotta per la democrazia formale, che magari avevi criticato in precedenza, diventa l’ultimo rifugio.” Dice Touma-Sliman. Quelli che sono più discriminati e oppressi sono coloro che stanno difendendo la democrazia perché sanno che perderanno anche quel che rimane. C’è qualcosa di davvero assurdo in una situazione in cui una minoranza nazionale perseguitata diventa la forza politica più promettente nella mappa politica israeliana oggi.”

*Meron Rapaport è redattore di Local Call

traduzione Gabriella Rossetti da https://www.972mag.com/palestinian-citizens-coronavirus-adalah-emergency/

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