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Salvare gli ostaggi, rilasciare i prigionieri palestinesi. In fretta.

di Gideon Levy, da Haaretz del 22.10.2023

Chiunque desideri vedere rilasciati i 210 ostaggi – e chiunque non lo desideri – deve lottare ora con tutta la propria forza contro l’invasione di terra della striscia di Gaza, esercitando allo stesso tempo tutta la pressione possibile sul governo perché raggiunga un accordo per rilasciare migliaia di prigionieri palestinesi.

Non ha senso discutere i rischi veri o immaginari che potrebbero risultare dal rilascio di numeri così imponenti – non ci sarà rilascio di ostaggi se non accade. Chiunque si opponga al rilascio di migliaia di prigionieri di fatto si oppone al rilascio degli ostaggi. Il loro sangue sarà anche sulle mani di persone del genere.

Chiunque sia favorevole al rilascio degli ostaggi, ora deve dire ad alta voce e con chiarezza: fermate l’invasione, con l’invasione non c’è accordo. Negoziati per il rilascio di prigionieri devono iniziare. È un peccato che non tutte le famiglie degli ostaggi sequestrati concordino.

Israele ha rilasciato 1,027 prigionieri in cambio di Gilad Shalit. Secondo questo tasso di scambio, per 210 ostaggi dovrebbe rilasciare 210,000 prigionieri palestinesi dal carcere e dal giogo dell’occupazione. Non serve arrivare a numeri folli come questi per capire che Hamas è in possesso dell’asset più grande che abbia mai avuto.

Israele, che finge di proteggere i propri cittadini sopra ogni cosa, un Paese che ritiene sacro il sangue ebraico e attribuisce alle vite dei propri cittadini la massima importanza, ora deve provarlo e questa volta servono fatti, non parole. Quando cittadini israeliani si trovano in una zona colpita da un disastro in un Paese straniero, devono sapere che la loro comunità farà tutto il possibile per salvarli.

È necessario anche smettere di diffondere paura rispetto ai rischi implicati nel rilascio di prigionieri. Non è la manodopera che manca alle organizzazioni palestinesi. Prima della guerra, Israele teneva rinchiusi 5000 prigionieri palestinesi. Oltre 1000 di loro erano detenuti senza processo. Quasi 200 di loro sono minorenni. Una larga parte di questi è costituita da prigionieri politici. Tra loro una maggioranza sta scontando condanne draconiane, emesse con lo spirito dei metodi giudiziari del cosiddetto sistema giuridico militare.

A questi sono stati aggiunti 1000 palestinesi che Israele ha sequestrato in Cisgiordania solo nelle ultime due settimane, così come un numero sconosciuto di uomini armati di Gaza e migliaia di altri residenti di Gaza. Il rilascio della maggioranza, se non di tutti loro, ora è necessario, a meno che non si decida di abbandonare gli ostaggi e di lasciarli al loro destino.

Israele negli anni ha impartito ai palestinesi una lezione chiara: da quando sono stati firmati gli Accordi di Oslo, al tempo dei quali furono rilasciati 5000 prigionieri, è disponibile a rilasciare i loro figli solo dopo aver incontrato la forza. Non è mai successo che Israele abbia rilasciato prigionieri volontariamente, per generosità, in un tentativo di ripulire l’aria e di esprimere un po’ di buona volontà. Il sequestro di bambini, donne, anziani e civili in generale è un crimine, ma pare che Israele non abbia mai capito il ruolo centrale che i prigionieri hanno nell’ethos palestinese. Come sua abitudine, crede i palestinesi non amino i loro figli.

Tra coloro che potrebbero essere rilasciati, ce sono alcuni il cui rilascio potrebbe effettivamente essere utile ai veri interessi di Israele, tra i quali l’esempio principale è Marwan Barghouti. Lui è l’unico leader palestinese che potrebbe portare un cambiamento, verosimilmente anche a Gaza. Il rilascio di arabi israeliani che sono stati in carcere per una quantità di tempo sproporzionata, alcuni di loro per oltre 40 anni come il sofferente Walid Daqqa, così come il rilascio di tutti i prigionieri politici e detenuti che sono stati incarcerati senza processo, costituirà un azione giusta. Ma la giustizia è meno importante ora. Ciò che è più urgente è salvare vite. Centinaia di vite.

Non si dovrebbero ingannare o sviare persone con degli slogan, Le vite degli ostaggi sono a rischio, e va fatto di tutto per salvarle. Le famiglie devono unire le forze e levare un grido più forte di quanto abbiano fatto finora. Il Paese è stato in un subbuglio molto maggiore per il corpo di un soldato, Hadar Goldin, di quanto lo sia per il destino di 210 ostaggi. Non è chiaro se il cuore del pubblico si sia indurito, o se le famiglie, ancora in uno stato di shock insopportabile, non si siano organizzate in modo appropriato. Ma il tempo è prezioso, le lancette dell’orologio vanno avanti. Israele si prende veramente cura dei suoi figli e delle sue figlie?

traduzione a cura di Sveva Haertter

PalestinaCeL

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