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Muri ed armi non fermano il virus! Bisogna cambiare le priorità

Mustafa Barghouti* 19 aprile da Palestine Monitor

Il coronavirus ha messo a nudo la verità sui sistemi sanitari, economici e di sicurezza globali, più di quanto milioni di articoli, pubblicazioni e libri avrebbero mai potuto. Ha rivelato l’evidente verità su un sistema neoliberista che ha permesso a otto uomini di possedere la stessa quantità di ricchezza della metà più povera dell’umanità.

Questo virus ci ricorda la disparità nella spesa sanitaria globale: nel 2017 per i paesi a basso reddito non superiore a 41 USD a persona all’anno rispetto ai 10 224 USD negli Stati Uniti, o ad esempio 5 728 USD in Germania. (https://www.healthsystemtracker.org/archive)

La crisi ha anche dimostrato che la quantità di denaro speso per la salute da sola non è una misura adeguata per buoni standard sanitari. Negli Stati Uniti, ad esempio, il 17% del reddito nazionale lordo viene speso per l’assistenza sanitaria, ma 27,5 milioni di persone non hanno mai avuto un’assicurazione sanitaria durante il 2018 e solo il 34,4% della popolazione aveva una assicurazione sanitaria pubblica (non privata).

La maggior parte di quel denaro va nelle tasche delle compagnie assicurative e farmaceutiche, non per l’assistenza sanitaria delle persone o per le cure preventive e primarie. L’ incredibilmente alto costo delle cure mediche ha anche un ruolo nel sovraccarico di spese.

Nonostante tutto, le aziende farmaceutiche si sono finora dimostrate incapaci di sviluppare un vaccino per questo pericoloso virus.

Solo nel 2018, 1,8 trilioni di dollari sono stati spesi a livello globale in armamenti e relative spese militari; ciò rappresenta il 25% della spesa sanitaria globale totale (7,5 trilioni di dollari nel 2016). Questi esborsi, ovviamente, non sono assolutamente in grado di fermare il nuovo coronavirus, che non distingue tra un indigente per le strade di Delhi e il più ricco del mondo ricco in California o New York. Inoltre non risparmia sovrani, re, primi ministri o celebrità, vulnerabili al virus come i normali cittadini.

Il virus, tuttavia, mette in luce enormi disparità nei test e nelle cure.

In Palestina, ad esempio, la pandemia di coronavirus sta mettendo in evidenza l’impatto delle politiche di apartheid di Israele sul nostro sistema sanitario e la possibilità di proteggere le nostre comunità. Funzionari del settore sanitario e personale medico preofessionale stanno facendo del loro meglio per tenere a bada il virus, ma combattere il coronavirus non è facile sotto l’occupazione militare; vi è una grave carenza di attrezzature – compresi i kit per i test – mentre a Gaza le infrastrutture di base tra cui elettricità e servizi igienico-sanitari sono già al punto di rottura.

La disparità appare chiaramente nei numeri: secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, gli ospedali della Cisgiordania hanno circa 213 letti in unità di terapia intensiva con ventilatori, per una popolazione di 2,5 milioni (uno per 11.737 palestinesi), mentre a Gaza ci sono solo circa 80 letti di terapia intensiva (molti dei quali già non disponibili) per una popolazione di 2 milioni (uno per 25.000). A metà marzo, Israele aveva circa 3.300 dispositivi di assistenza respiratoria (con piani per aggiungerne altri), per una popolazione di 9,1 milioni di cittadini (uno ogni 2.757 cittadini).

Il mondo è diventato un villaggio espanso a causa della globalizzazione e dell’esplosione del commercio. Ciò lo ha trasformato in un unico corpo, senza confini, che potrebbero bloccare nuovi virus e malattie e mantenerli all’interno dei paesi in via di sviluppo, come nel caso della malaria e della febbre gialla nel passato pre-globalizzazione. Nuovi virus misteriosi possono ora diffondersi in tutto il mondo senza sosta.

Il nostro mondo moderno si è preoccupato di sviluppare apparecchiature e programmi di sorveglianza elettronica che hanno annullato la privacy delle persone e reso possibile che ogni telefonata, ogni conversazione su questo pianeta, possa essere registrata e conservata nei server elettronici delle forze di sicurezza ovunque. Molti paesi ricchi potrebbero facilmente sviluppare tecnologie migliori, anziché armi, per produrre più ventilatori o vaccini nuovi ed efficaci per virus e malattie contagiose, che salverebbero migliaia se non milioni di vite umane.

Molti paesi europei, così come gli Stati Uniti, sono stati abbastanza lenti nello stanziare risorse per combattere il coronavirus quando ha iniziato a diffondersi e alcuni media hanno ossessivamente biasimato e incolpato la Cina, perdendo tempo prezioso.

E’ invece da notare che alcuni paesi come la Corea del Sud e l’Islanda sono stati in grado di fornire rapidamente kit di test per tutti coloro che ne avevano bisogno. Gli Stati Uniti, al contrario, stanno ancora lottando per consegnarli ai propri cittadini, e hanno iniziato a farlo solo dopo che il suo presidente è stato duramente criticato per la risposta lenta alla peggiore malattia di questo secolo.

La pandemia di coronavirus sta insegnando ovunque alle persone che non importa dove si trovino, quali posizioni ricoprano o quanto siano ricchi, siamo in un unico mondo. I nostri destini sono indissolubilmente legati insieme. Nessuna bomba nucleare, lanciarazzi o aereo da combattimento, nessun muro o confine possono proteggere bambini, presidenti o una sola persona anziana dal contrarre questo pericoloso virus. Per me, soprattutto come medico, non c’è niente di più doloroso che guardare una persona anziana morire senza essere in grado di aiutarlo/a.

Questo evento globale che sta attualmente mettendo alla prova duramente il mondo, con tutto il dolore che provoca, non deve passare come se nulla fosse successo. Dovrebbe essere chiaro che è il prodotto di un sistema globalizzato che sembra irreversibile. Il nuovo coronavirus non è l’unica sfida che dovrà affrontare l’umanità nel suo insieme. Potremmo affrontare altre epidemie, disastri ambientali o spostamenti di massa causati dal riscaldamento globale.

Con gli insegnamenti tratti da questa crisi e per altre possibili catastrofi future, riformare è diventato vitale. Le priorità devono cambiare.

La razionalità richiede un’azione globale per riformare fondamentalmente i sistemi politici, economici e sanitari. Dobbiamo andre al di là degli interessi privati per perseguire il miglior interesse del pubblico, dell’umanità in generale e del benessere dell’intero pianeta. I vecchi modi di agire basati sul razzismo, la discriminazione, lo sfruttamento e il dominio politico devono essere completamente sostituiti con sistemi equi se vogliamo ben svilupparci sul pianeta Terra.

Pubblicato per la prima volta su Open Democracy. Immagine principale: IMEMCNews

* Mustafa Barghouti, medico, attivista, dirige la Palestinian National Initiative (al Mubadara) ed è Presidente della Palestinian Medical Relief Society, fondata, insieme ad altri medici e paramedici nel 1979.

traduzione Alessandra Mecozzi da https://palestinemonitor.org/details.php?id=tdcmu3a25357yqvu469o66

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