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Il corona virus fornisce ad Israele una perfetta copertura per rafforzare la presa sui Palestinesi

Israele trae vantaggio dalla distrazione del mondo durante la pandemia per procedere con l’annessione, una più forte sorveglianza e più controllo sui Palestinesi

Robert Swift 26 aprile, 2020

L’annessione unilaterale di Israele di parti della Cisgiordania occupata può ufficialmente andare avanti dal 1 ° luglio, secondo i termini del nuovo governo della coalizione di emergenza annunciato questa settimana.Questa significativa mossa politica è stata per lungo tempo un’ambizione per molti attori politici israeliani. Eppure non è un caso che l’ultimo passo verso la sua realizzazione – che potrebbe finalmente far riposare il fantasma perenne della soluzione a due stati – sta rapidamente avanzando in mezzo a una storica crisi sanitaria globale.

Negli ultimi due mesi, mentre il mondo si imbatteva nella pandemia di COVID-19, il governo israeliano guidato dal Primo Ministro Benjamin Netanyahu ha messo in atto una serie di misure che rafforzano il controllo di Israele sulla vita dei palestinesi minando ulteriormente i loro diritti e libertà.

Ciò che era cominciato come disinteresse per la sorte dei palestinesi durante la pandemia, si è trasformato rapidamente nel tentativo attivo di utilizzare il caos della crisi sanitaria per massimizzare i guadagni di Israele a spese dei palestinesi.

La recente spinta del governo verso l’annessione è la continuazione – e l’escalation – di questa tendenza.

Il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu durante un evento di piantagione di alberi per la festa ebraica di Tu Bishvat, nell’insediamento in Cisgiordania di Mevo’ot Yericho, nella Valle del Giordano, il 10 febbraio 2020. (Flash90)

Utilizzare la crisi

L’impulso ad intraprendere un’azione politica così immediata, sotto la copertura della crisi del coronavirus, è arrivato all’inizio di marzo quando l’allora ministro della giustizia Amir Ohana, membro di Likud e nominato da Netanyahu, ha chiuso i tribunali israeliani per motivi di salute pubblica, rinviando così il processo per corruzione del Primo Ministro a fine maggio.

Netanyahu sembra aver pagato un costo politico relativamente piccolo per questa mossa, che ha minato la magistratura israeliana e contribuito a rinviare la responsabilità per i presunti crimini del primo ministro. Di fatto sembra aver incoraggiato Netanyahu a spingere i limiti dei suoi obiettivi politici – inclusa l’annessione – mentre la pandemia persiste.

Netanyahu ha a lungo promesso alla sua base di annettere formalmente la Valle del Giordano e vari blocchi di insediamenti in alcune parti della Cisgiordania occupata – una mossa che gli Stati Uniti hanno di fatto approvato, anche attraverso il “Deal of the Century” dell’amministrazione Trump, ma a cui l’Unione europea continua a opporsi.

Anche Benny Gantz, ex leader dell’opposizione diventato viceministro, ha dichiarato il suo sostegno alla politica durante le tre elezioni israeliane dello scorso anno e ora ha ufficialmente dato il via libera al piano firmando l’accordo di coalizione di questa settimana.

Benny Gantz tiene una conferenza stampa a Kfar Maccabia il 7 marzo 2020. Photo by Tomer Neuberg/Flash90

Per il partito Likud di Netanyahu, perseguire l’annessione al culmine della crisi del coronavirus ha diversi vantaggi. Da un lato, la comunità internazionale è distratta dalla lotta contro la pandemia. Ciò è doppiamente vero per l’UE, una delle principali sostenitrici della soluzione a due stati, che è stata colpita da alti numeri di vittime e contagi da COVID-19 in paesi come Italia, Spagna e Francia.

Questa distrazione riguarda anche il piano nazionale. Mentre un recente sondaggio dice che solo un terzo degli israeliani sostiene i piani israeliani per l’annessione unilaterale, è probabile che qualsiasi opposizione pubblica venga ridotta dai timori per il coronavirus e dalle conseguenti restrizioni. È improbabile che le persone che sono preoccupate per il loro lavoro e la salute delle loro famiglie si preoccupino di ciò che percepiscono come una questione politica che colpisce altre persone, lontano dalla loro visuale immediata.

Non tutti in Israele si sono distratti, tuttavia, poiché varie organizzazioni per i diritti umani hanno condannato la dichiarazione di annessione nell’accordo di coalizione. “A Benny Gantz diciamo: ‘Non venderci storie su un governo di emergenza per combattere il coronavirus quando in realtà sei partner nella creazione di un governo di annessione'”, ha dichiarato Brian Reeves, direttore dello sviluppo e delle relazioni esterne della ONG Peace Now, in una dichiarazione del 20 aprile.

Dall’abbandono all’ azione intenzionale

I tentativi di Israele di beneficiare della crisi del coronavirus a spese dei palestinesi non sorprendono molti osservatori. Eppure, il percorso delle sue azioni nel corso dell’epidemia indica che le sue politiche potrebbero seriamente intensificarsi nei prossimi mesi.

Polizia di frontiera israeliana nel corso di scontri con dimostranti palestinesi contro la visita di coloni ebrei Israeli a Jabal Al-Arma, vicino alla città di Beita in Cisgiordania marzo 11, 2020. (Nasser Ishtayeh/Flash90)

All’inizio della pandemia, l’attitudine di Israele nei confronti dei palestinesi è stata di “abbandono”, afferma Jessica Montell, direttore esecutivo di HaMoked: Center for the Defence of the Individual. Non interessato alla salute dei palestinesi in Israele e a Gerusalemme Est (rispettivamente cittadini e residenti permanenti), il governo non ha pubblicato informazioni sul coronavirus in arabo per settimane dalla crisi e non ha fornito test sufficienti nelle città e nei quartieri arabi . “In molti casi, la nostra preoccupazione è semplicemente che i palestinesi non siano nei loro radar”, afferma Montell.

Presto, tuttavia, diverse pratiche governative e di sicurezza sono passate dall’indifferenza all’intenzionalità, con il chiaro obiettivo di “privilegiare una popolazione sull’altra o sfruttare la situazione per far avanzare obiettivi politici”, come afferma Montell.

Una di queste mosse è stata una recente richiesta da parte delle autorità israeliane, che i palestinesi con richieste di permesso in sospeso – per lavoro, viaggi, accesso a visita medica o altri motivi – scarichino un’applicazione sul proprio smartphone. Soprannominato “Al-Munasiq” o “il coordinatore” in arabo, l’applicazione include l’ autorizzazione al consenso che garantisce ai servizi di sicurezza israeliani l’accesso ai dati dell’ utente, al microfono, alla telecamera e alla posizione.

Sebbene l’applicazione stessa non sia ufficialmente obbligatoria, poiché gli uffici dell’amministrazione civile israeliana sono chiusi a causa del coronavirus, i palestinesi della Cisgiordania sono costretti a rivolgersi al nuovo programma per monitorare la validità del loro permesso.

I rappresentanti del governo israeliano non hanno finora fornito alcuna spiegazione del perché tali dati siano necessari per l’applicazione, per combattere COVID-19 o per elaborare le richieste di permesso degli individui. Un rappresentante del coordinatore delle attività governative nei territori, l’ente militare israeliano responsabile della gestione dell’occupazione, non ha risposto alle domande o alle richieste di intervista su questa vicend.

Da questo si può dedurre che Israele stia spingendo per un’ulteriore sorveglianza tecnologica e per raccogliere più dati personali sui palestinesi sotto il suo controllo.

Lavoratori palestinesi da Hebron, Cisgiordania portano effetti personali all’arrivo al check point vicino Ramallah

Inoltre, le autorità israeliane stanno gelosamente mantenendo il controllo sulle comunità palestinesi di Gerusalemme est occupata – anche se non hanno fornito a questi quartieri le protezioni per COVID-19 alla pari dei vicini quartieri ebraici.

Questo mese, ad esempio, Israele ha arrestato Fadi Al-Hadami, Ministro degli affari di Gerusalemme dell’Autorità Palestinese, e Adnan Ghaith, Governatore palestinese di Gerusalemme, accusandoli di condurre attività politiche illegali per conto dell’Autorità Palestinese. Secondo quanto riferito, altri volontari palestinesi sono stati arrestati e i loro materiali sono stati confiscati mentre distribuivano cibo o disinfettavano le strade.

I due funzionari “erano coinvolti negli sforzi per frenare la diffusione della pandemia”, afferma Rania Muhareb, ricercatrice legale presso l’ONG palestinese Al-Haq. “Sono stati arrestati per aver adottato misure che le autorità israeliane non stanno prendendo per garantire che la diffusione nelle comunità di Gerusalemme est sia contenuta”.

Una finestra sull’annessione

Gerusalemme est, occupata da Israele nel 1967 e annessa nel 1980, offre una finestra sulla sorte dei Palestinesi che saranno sottoposti alla nuova spinta annessionistica di Israele in altre zone della Cisgiordania.

La combinazione di abbandono e controllo autoritario – oltre a violare i loro diritti fondamentali – minaccia di indebolire la resistenza dei palestinesi al COVID-19. Nel frattempo, gli ebrei israeliani su entrambi i lati della linea verde riceveranno un’attenzione primaria nella lotta contro la malattia.

Lavoratori paramedici di Magen David Adom (scudo rosso di David** mentre raccolgono campioni pr test su corona virus vicino al Muro presso il campo di Shufat , 16 aprile, (Yonatan Sindel/Flash 90)

Per le persone che vivono sotto il dominio israeliano nelle regioni della Cisgiordania, di prossima annessione, probabilmente non cambierà molto sul campo. È improbabile che si vedranno truppe israeliane che improvvisamente invaderanno città e villaggi palestinesi su veicoli blindati per rivendicare parti di terra; quelle forze sono già lì da decenni, il territorio è saldamente sotto il loro controllo. Ancora oggi, i segnali stradali ebraici non si fermano alla Linea Verde; sono sparsi in tutta la Cisgiordania.

Il cambiamento portato dall’annessione formale, almeno a breve termine, riguarderà più la definizione e la legalità. Per Israele, il mezzo milione di cittadini che vivono negli insediamenti in Cisgiordania ora risiederà saldamente nello stato sovrano di Israele, sfidando l’affermazione della comunità internazionale che la loro presenza è illegale ai sensi del diritto internazionale.

I palestinesi le cui case saranno annesse, d’altra parte, potrebbero ritrovarsi trasformati in residenti stranieri in uno “stato ebraico” nella loro stessa patria.

Tuttavia, le conseguenze di queste dure pratiche sui palestinesi sono inevitabilmente un pericolo anche per gli israeliani, non da ultimo a causa dell’epidemia di coronavirus. “Nessuna comunità o zona geografica ne è immune – non conosce confini”, afferma Jamie McGoldrick, coordinatore umanitario delle Nazioni Unite per lo sviluppo nei territori palestinesi occupati. “Non lo puoi limitare per certe comunità o fazioni”. Questo è vero durante una pandemia, e altrettanto vero dopo.

**Nota:  Magen David Adom è la società nazionale di Croce Rossa dello Stato di Israele. Fondata nel 1930, è stata riconosciuta dal Comitato Internazionale della Croce Rossa solo nel 2006, al termine di una lunga disputa sull'uso della Stella di David come emblema in luogo della Croce o della Mezzaluna. In periodo di guerra la MADA diventa una componente delle Forze Armate israeliane. (n.d.t)

Robert Swift è giornalista e scrittore freelance scozzese. Vive a Gerusalemme. Il suo lavoro è centrato su tecnologia, politica Medio Oriente, affari militari e per la sicurezza

Traduzione Alessandra Mecozzi da https://www.972mag.com/israel-coronavirus-cover-annexation/

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