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Lottiamo contro il coronavirus e contro il virus del razzismo

Mustafa Barghouti * 14 marzo da Palestine Monitor

La condotta delle nazioni durante le crisi è una misura della loro intraprendenza e forza, e la storia del popolo palestinese è piena di innumerevoli esempi che riflettono il loro spirito di unità e armonia quando erompono le crisi. Il più importante esempio è stato la prima Intifada (rivolta) del 1987 specialmente durante i primi anni. A quel tempo, la società palestinese si trasformò in un tessuto unito e quasi simbioticamente fuso di resistenza all’occupazione israeliana oppressiva.

La Palestina ha vissuto due nuove crisi negli ultimi giorni. Uno è stato l’incendio scoppiato nel campo profughi di Nuseirat a Gaza, che ha provocato la morte di sedici persone e molte altre con gravi ustioni, che richiederanno mesi, se non anni, di cure e recupero. Subito dopo l’incidente, molte persone hanno risposto una dopo l’altra con il proprio sostegno e vicinanza alle famiglie devastate.

L’altra è stata la scoperta di 35 casi di persone infette dal nuovo coronavirus (COVID-19) attraverso il contatto con i turisti che erano venuti a visitare Betlemme. Naturalmente è molto probabile che nuovi casi saranno trovati in altri distretti della Palestina, analogamente a ciò che è successo e sta accadendo in molti altri paesi.

La risposta a questa crisi è chiara e semplice: nessun panico e nessuna misura esagerata estrema nel far fronte ai pericoli, pur mantenendo un’attenzione meticolosa a metodi preventivi efficaci, di cui il pubblico deve essere ben informato. Affrontare con calma questa crisi è essenziale, ma è anche necessario un flusso di compassione pubblica e sostegno per chi soffre e la cooperazione con coloro che sono sottoposti alle procedure di quarantena stabilite, a casa o in strutture mediche designate per prevenire un’ulteriore diffusione del virus .

Altro fatto essenziale, è che questo sostegno deve essere indirizzato con molta attenzione alle equipes mediche il cui compito è quello di presidiare la prima linea del fronte nella lotta contro questa malattia. Meritano il massimo rispetto per la loro dedizione esemplare che può essere imitata da tutti nella società in generale.

Nelle crisi, l’eroismo e la dedizione verso gli altri hanno molte facce. Queste caratteristiche possono emergere nella lotta contro la tirannia e l’occupazione militare e nella lotta contro le malattie e le epidemie, con il fine di proteggere e preservare la vita, la salute e il benessere dell’intera popolazione.

Noi come società coesa possiamo superare la crisi del coronavirus con atteggiamenti calmi e ragionevoli, attenti non solo alla propria sicurezza e a quella della propria famiglia, ma che si estendono anche agli altri. Così, possiamo rapidamente sconfiggere questa malattia e il suo impatto angoscioso.

Purtroppo, invece, devono essere menzionati due recenti episodi sconvolgenti. Uno, l’aggressione verbale contro due donne giapponesi a Ramallah, e l’altro l’abominevole aggressione e lo stupro di una donna polacca in visita in Palestina.
Entrambi questi episodi rivelano un comportamento pregiudizievole offensivo che non avrebbe dovuto essere, né dovrebbe mai essere, l’immagine riflessa di un popolo che lotta contro uno dei sistemi razzisti più oppressivi del nostro tempo.

Il secondo incidente in particolare non è stato altro che un orribile atto criminale che ha macchiato la nostra tradizione, religione e moralità e calpestato i valori della dignità e dei diritti delle donne.

Per gli autori di questo orribile crimine, la punizione deve essere rapida e rigorosa, adeguata alla loro azione terribile, perché non solo hanno danneggiato la vittima, ma hanno imbrattato di vergogna il volto dell’intera popolazione palestinese.

Infine, i più sinceri saluti vanno ai “militi ignoti” che affrontano il pericolo con grande coraggio, difendendo la salute e il benessere di ogni uomo, donna e bambino palestinese, senza aspettarsi alcun ringraziamento o gratitudine da parte di nessuno.

* Medico, Medical Relief Center, Ramallah

PalestinaCeL

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