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Giovani israeliani/e. Una interessante (e sconfortante) analisi di Haaretz

Giovani israeliani/e. Una interessante (e sconfortante) analisi di Haaretz

Una giornalista Judy Maltz, ha condotto per il quotidiano israeliano Haaretz, una inchiesta su come la pensano 10 giovani israeliani/e. “Sono cresciuti in un Israele dove, a parte pochi anni recenti, è stato sempre al potere il partito di destra Likud. Per la maggior parte della loro vita Benjamin Netanyahu è stato il Primo Ministro. Molto probabilmente non hanno memoria dell’assassinio di Yitzhak Rabin (e forse qualcuno a quel tempo non era neanche nato). Gli Accordi di Oslo – che dovevano tracciare la strada per una pace permanente tra Israele e Palestinesi, basata sul modello dei due stati, è fallita molto tempo prima che cominciassero ad andare a scuola”

La giornalista pone ai 10 una serie di domande ” per capire chi sono questi giovani nelle cui mani sta il futuro di Israele. “Come si identificano sul piano politico e quello religioso? Come si collocano rispetto a temi scottanti come matrimonio civile, trasporto pubblico durante lo Shabbat, i diritti LGBTQ e come trattare i richiedenti asilo? Vogliono dare terra per la pace, o sostengono l’annessione dei territori occupati? Ritengono che il carattere ebraico di Israele abbia precedenza rispetto a quello democratico? Quali temi li preoccupano di più e vedono il loro futuro necessariamente in Israele? “ Insieme a queste interviste vengono pubblicati, per la prima volta, i risultati dell’indagine annuale dell’ Israeli Democracy Institute, che forniscono i risultati di un campione socialmente e culturalmente plurale di oltre 1000 persone.

LE 10 INTERVISTE, PROFILI

Autodefinizioni:

Bar: ebreo di kibbutz, laico

Tali: moderna ultraortodossa ebrea nata in Israele, prega Dio

Fadi: druso, arabo, israeliano

Yosef: musicista ebreo

Amit: israeliana della periferia

Danielle: ebrea israeliana

Gal: israeliana di Tel Aviv

Alexa: israeliana con radici nella ex Unione Sovietica

Itay: ebreo, religioso – sionista

Nour: donna, araba, musulmana (non ha voluto foto)

Tra tutti quelli che hanno accettato di parlare del loro voto, non c’è stato nessuno né per le due passate elezioni né per quelle del 2 marzo, che abbia detto di votare Likud. Eppure non uno del gruppo ha espresso il suo sostegno alla soluzione due-Stati per il conflitto israelo-palestinese, mentre un tempo questa era l’opzione della maggioranza degli israeliani, e anche oggi di un numero notevole.

Il sostegno alla soluzione due Stati, è spesso visto in Israele come la classica posizione della sinistra. Illuminante la risposta di Alexa, 27 anni, nata e cresciuta in Israele, di famiglia immigrata dall’Unione Sovietica. Si dichiara di sinistra ma sostiene l’annessione della maggior parte degli insediamenti da parte di Israele. Il sostegno all’annessione era un tempo solo dell’estrema destra.

Amit: E’ necessario che Israele si annetta la Cisgiordania. I Palestinesi non si accontentano mai.

Yosef: Ogni volta che abbiamo evacuato un’area, sono arrivati i gruppi radicali islamici.

Contrariamente ai loro genitori, preoccupati della moralità dell’occupazione e dell’espansione di insediamenti ebraici in Cisgiordania, questi giovani israeliani sembra che abbiano scarso interesse a dove dovrebbero essere i confini permanenti del loro paese. “Personalmente non ho particolari sentimenti per l’una o l’altra soluzione sull’annessione. Importante è che i diritti umani vengano salvaguardati” dice ad esempio Alexa.

L’interesse è di gran lunga maggiore verso le differenze socio economiche, l’alto costo della vita in Israele e il non funzionamento del sistema elettorale (come dimostrato nell’ultimo anno).

Quasi tutti sostengono almeno una forma limitata di trasporto pubblico durante lo Shabbat e pieni diritti per la comunità LGBTQ. Bar: E’ solo perché in questo paese i religiosi hanno tanto potere che la comunità LGBTQ non viene accettata.

Ma quando si chiede loro se Israele ha il dovere di accogliere richiedenti asilo o se sostengono la legge sul cosiddetto stato-nazione (che molti Israeliani ritengono discriminatoria verso gli Arabi) le loro risposte sono più sfumate.

Gal, 18 anni, di Tel Aviv, con la passione del teatro, ritiene che Israele non abbia particolare obbligo di accogliere i richiedenti asilo. “Non sono neanche sicura che abbiamo un obbligo, ma di sicuro sappiamo che cosa vuol dire per queste persone, perché anche noi siamo stati nella stessa condizione. Ignorarla sarebbe mettere la testa sotto la sabbia” Riguardo alla legge sullo Stato-nazione, dice Danielle, 19 anni, cresciuta nella colonia di Efrat, Cisgiordania: “abbiamo bisogno di uno Stato che si definisca come nostro – dal momento che vogliamo conservare il nostro patrimonio e la nostra nazione. D’altro canto capisco perché i non Ebrei in questo paese si sentano feriti da questa legge”.

Alexa: Mi disturba vedere che che in questo paese così tanti bambini non abbiano pari opportunità.

Quasi senza eccezione questi giovani vedono il loro futuro nel proprio paese. Fadi, 25 anni, studente di legge, nota che in via di principio la comunità Drusa, di cui è originario, non abbandonerebbe mai la terra dove vive. E tuttavia “vivere con il nuovo DNA israeliano mi pesa molto…Mi sento minacciato. Tutto dipende dalla direzione in cui andrà il paese.”

L’indagine annuale dell’ Israel Democracy Institute

Molte poche ricerche sono state dedicate alla giovane generazione in Israele ed è quindi difficile dire quanto questo gruppo di intervistati sia rappresentativo. Ma alcuni dati tratti dall’indagine annuale del Israel Democracy institute, qui pubblicati per la prima volta, ci aiutano a fornire un contesto significativo.

L’indagine è stata condotta alla fine del 2019 su un campione di 1014 israeliani adulti suddiviso in categorie di età: 18-24; 25-44; 45-64; 65 e oltre.

I risultati mostrano che nelle elezioni di settembre gli intervistati più giovani hanno votato per partiti di destra in una percentuale molto più alta che gli intervistati più anziani. Ad esempio solo 3.1 percento di intervistati 18-24 ha votato per il Labor, mentre tra i più anziani l’8.4 %. D’altro canto mentre il 23.8 % dei 18-24 ha votato per il Likud, solo il 13.9 % degli anziani.

Alla domanda sulla opzione dei 2 Stati, tra i più giovani solo il 2.3 % si è espresso chiaramente per il sostegno. Mentre nelle fasce di età 45-64 7,9% e oltre 65, 25,9% e il 36.2% dei 45-64 e il 36.6% oltre i 65s hanno risposto di pensare che lo sosterrebbero.

Itay, 24 anni, laureato in una prestigiosa scuola religiosa di Gerusalemme, dice che mentre sostiene la pace, non ritiene che la soluzione 2 stati possa portarla. “Oggi c’è uno Stato palestinese a Gaza, e vediamo che in effetti non funziona”. Per Gal è una questione complicata: “Non credo che sarebbe saggio creare uno Stato palestinese che sarebbe nostro nemico, perché allora dovremmo continuare a batterci. Ma credo che è qualcosa che bisogna continuare a prendere in considerazione – e se riusciamo a cambiare la narrativa da chi era qui per primo a che cosa necessita chi di noi sarebbe un passo nella direzione giusta.” Tali: Se possiamo sentirci al sicuro con due stati, va bene. Se no, dobbiamo trovare un’altra soluzione che permetta a noi Ebrei di sentirci sicuri. Nour: Io sostengo uno Stato per tutti i cittadini, con pieni diritti per ognuno.

I dati ci dicono anche che i giovani sono molto più conservatori e religiosi dei loro genitori e nonni. Mentre più giovani sostengono pari diritti per coppie dello stesso sesso, il sostegno tra gli anziani è decisamente più alto 63.4 % nell’età 45-64 e 63.5 % tra gli over 65. Analogamente per il trasporto pubblico durante lo Shabbat: 56.7% a favore, tra i giovani, al di fuori dei quartieri ultra-Ortodossi; 62.7% tra i 45-64 e 72.1 % tra gli over 65.

La risposta di Itay riflette molte delle risposte: “Sono per qualsiasi soluzione causi il minimo di odio e divisione tra le persone. E’ una questione complicata e credo che ogni luogo nel paese richieda una soluzione propria” Bar: In quanto non osservante, credo di avere il diritto del trasporto pubblico nello Shabbat. Gal: Sono davvero disturbata dal fatto che nel paese non ci sia un Governo che funzioni.

Se i giovani israeliani tendono più dei loro genitori e nonni verso destra, contrariamente alle tendenze nel mondo, è perché un’ampia percentuale di questo gruppo di età è religiosa – dice la prof. Tamar Hermann, anziano del Israel Democracy Institute. “E’ assolutamente un fattore,” dice la prof. E la ragione di un così grande numero di religiosi tra i giovani israeliani, è che le persone religiose tendono a fare più figli” .

Danielle, che si identifica come religiosa e ha quattro figli, dice “Io sono per l’annessione di Giudea e Samaria,” (Cisgiordania). “Sono nata e cresciuta nell’insediamento di Efrat. Queste terre sono parte inseparabile della Terra di israele. La loro collocazione protegge anche Gerusalemme. A mio avviso ci deve essere un insediamento ebraico qui. Ma non deve essere esclusivamente ebraico. Viviamo vicinissimi ai palestinesi. In realtà siamo vicini, ma per la maggior parte non abbiamo relazioni di vicinato. Fadi: Per me è sempre più difficile spiegare come Israele sia diverso da altri regimi nell’area”

Roby Nathanson, CEO del Macro Center for Political Economics a Tel Aviv, ritiene anche il sistema educativo responsabile.

“E’ un sistema che negli ultimi anni non ha stimolato il pensiero critico che potrebbe portare i giovani a cambiare i loro punti di vista – dice – e non dovremmo dimenticare che la società israeliana in generale si è spostata a destra dal momento che si sono dissolte le speranze di pace, quello che vediamo nei giovani è parte di questa più ampia tendenza”.

Ogni 6 anni, insieme all’ Israel office della Friedrich Ebert Foundation, il Macro Center pubblica una indagine sulle opinioni dei giovani israeliani. Queste indagini dice Nathanson, mostrano chiaramente che i giovani israeliani hanno gravitato sulla destra fin dall’inizio del millennio. Tra gli Ebrei che hanno risposto la percentuale che si identifica come di destra è passata dal 56 % nel 2004 al 67 % nel 2016, mentre la percentuale che si identificava come sinistra è passata dal 25 al 16 %.

Tra gli Arabi che hanno risposto, la percentuale che si identificava come destra è calata solo leggermente dall’11 % del 2004 all’8 % del 2016. mentre la percentuale che si identificava come sinistra è crollata in questo periodo in modo significativo: dal 50% al 10 %– con una quota crescente di giovani Arabi israeliani che si identificano come o centristi o “senza definizione”. Danielle: E’ più complicato che destra centro sinistra. Non credo che sia realmente possibile definire questi termini.

“Al momento vediamo che questo avviene tra i giovani arabi israeliani in primo luogo. Ma potrebbe indicare una tendenza anche per giovani israeliani che non si identificano in destra o sinistra.” dice Nathanson “Oggi ci sono questioni diverse alle quali si appassionano, ad esempio quella dell’ambiente, e questi temi attraversano la tradizionale divisione destra-sinistra.

Il costo della guerra

In testa al movimento per la pace, o a quello che ne rimane, è difficile vedere facce giovani. Ma non sempre è stato così. Nei fatti, come nota Nathanson, Peace Now, il movimento israeliano più conosciuto, alla fine degli anni 70 è stato condotto da un gruppo di giovani israeliani per la maggior parte veterani della guerra del Kippur del 1973. Si trattava di una generazione che ha sentito il costo della guerra in modo molto più profondo e personale.

Tali: Non mi piacciono le proteste, specialmente quando includono blocchi stradali.

“Oggi la giovane generazione non ha sperimentato grandi guerre come quella di Yom Kippur o la guerra del Libano, con gran numero di vittime. Molti di loro non sanno che cosa vuol dire perdere un amico, una persona di famiglia in guerra, e questo forse può spiegare perché il tema della pace non è in testa alla loro agenda. Se ci sono forze che possono far cambiare il vento oggi, in Israele, non verranno da questa generazione – dice Nathanson.

Uno studio pubblicato anni fa da Noa Lavie e Irit Adler, scienziati sociali, mostra come i giovani israeliani si conrontano con i loro predecessori all’estero sui tema della auto identificazione politica e religiosa. Richiesti di situarsi politicamente su una scala da zero a 10 (10 come estrema destra) gli israeliani si sono situati in media 6,46 – la più alta di qualsiasi dei 23 paesi inclusi nell’indagine (Germani al livello più basso). Richiesti di collocarsi in materia di religione, su una scala da zero a 10 (10 il massimo di devozione) gli israeliani si sono collocati in media sul 5,4, secondi dopo la Polonia.

“Per me questi risultati non sono stati una sorpresa – ha detto” Lavie professore associato dell’ Academic College di Tel Aviv-Jaffa. “Negli ultimi 20 anni, più in particolare negli ultimi 10, i giovani israeliani vivono in una società dove la religione diventa sempre più visibile e importante – e persino il sistema educativo è condotto da persone che vedono la religione come una parte importante della vita e dell’identità. E questo è l’opposto di quanto avviene negli Stati Uniti e in Europa.”

Redazione e Traduzione a cura di Alessandra Mecozzi

L’articolo completo, in inglese, con tutte le immagini, puo essere visto qui https://ev.haaretz.com/HM?b=2H8IiaLstoH9mNEAUY-gUX9zbqDIEiYUZpoxLq4na_IIa5zAwti31hm-4E8LNJAS&c=UARP3YhSGHLayw2n149y9A

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