
“Oggi e sempre ricordo, rifletto, piango, gioisco e sono umiliata dalla forza, dal cuore, dalla determinazione, dalla bellezza e dai successi del mio popolo, il popolo palestinese”.
Oggi è la Giornata Internazionale di Solidarietà con il Popolo Palestinese.
Oggi ci ricorda che il popolo palestinese è radicato nel profumato gelsomino della Palestina e nella bellezza degli anemoni e dei fiori selvatici che ricamano i suoi campi fluenti.
Ci ricorda che siamo un popolo orgoglioso, umiliato mentre appoggiamo la testa sulle spalle dei nostri ulivi secolari e fonte di nutrimento, sentendo il potere della resilienza derivante dalle loro radici incrollabili e che si riverbera in ogni cellula del nostro corpo.
Ci ricorda che è negli echi delle valli della Palestina che ascoltiamo la poesia della vita e nei suoi torrenti primaverili le melodie del nostro canto.
Ci ricorda che all’ombra dell’Areesheh, sui rami più alti di fichi, gelsi e agrumi, nel calore del Taboon e nell’arte del ka’ek Al Quds fioriscono la nostra generosità e ospitalità.
La nostra Palestina, la nostra narrativa e la nostra storia non sono solo 73 anni.
I nostri antenati hanno cullato la terra e creato la ceramica con cui hanno innaffiato generazioni dalle acque del fiume Giordano e del lago Tiberiade. Su piatti di argilla si sono nutrite generazioni dalle profondità del Mar Rosso e del Mar Mediterraneo, e hanno purificato e arricchito i loro corpi con i minerali del nostro Mar Morto di Gerico. Tradizioni e sapori tramandati di generazione in generazione.
Facciamo sì che questo ci ricordi che non siamo definiti dai nostri oppressori e colonizzatori o dalle loro etichette. Non abbiamo, non cerchiamo e non cercheremo il permesso di esistere, resistere e difendere la nostra gente e la nostra terra.
Centinaia di villaggi palestinesi rasi al suolo, migliaia e migliaia di case demolite, migliaia uccise e imprigionate e milioni di sfollati. Niente di questo però, definisce il popolo palestinese; invece definiscono i nostri colonizzatori. Il popolo palestinese non è un sottoprodotto dell’imperialismo, dell’occupazione e dell’apartheid, siamo l’inamovibile macigno indigeno sul loro cammino.
Nessuno può cancellare la Palestina perché la Palestina è in ognuno di noi. Siamo estensioni della sua acqua, terra e aria – generazioni e generazioni forti.
Oggi e sempre ricordo, rifletto, piango, gioisco e sono umiliata dalla forza, dal cuore, dalla determinazione, dalla bellezza e dai successi del mio popolo, il popolo palestinese.
Saremo liberi.
Traduzione a cura della redazione

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