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Giornata internazionale di solidarietà con il popolo palestinese: una riflessione

Un uomo palestinese sventola una bandiera della Palestina prima dell'inizio delle proteste della Grande Marcia del Ritorno il 29 marzo 2018. (Foto: Ashraf Amra/APA Images)
UN UOMO PALESTINESE SVENTOLA UNA BANDIERA DELLA PALESTINA PRIMA DELL’INIZIO DELLE PROTESTE DELLA GRANDE MARCIA DEL RITORNO IL 29 MARZO 2018. (FOTO: ASHRAF AMRA/APA IMAGES)

“Oggi e sempre ricordo, rifletto, piango, gioisco e sono umiliata dalla forza, dal cuore, dalla determinazione, dalla bellezza e dai successi del mio popolo, il popolo palestinese”.

DI ZEINA ASHRAWI HUTCHISON

Oggi è la Giornata Internazionale di Solidarietà con il Popolo Palestinese. 

Oggi ci ricorda che il popolo palestinese è radicato nel profumato gelsomino della Palestina e nella bellezza degli anemoni e dei fiori selvatici che ricamano i suoi campi fluenti. 

Ci ricorda che siamo un popolo orgoglioso, umiliato mentre appoggiamo la testa sulle spalle dei nostri ulivi secolari e fonte di nutrimento, sentendo il potere della resilienza derivante dalle loro radici incrollabili e che si riverbera in ogni cellula del nostro corpo. 

Ci ricorda che è negli echi delle valli della Palestina che ascoltiamo la poesia della vita e nei suoi torrenti primaverili le melodie del nostro canto. 

Ci ricorda che all’ombra dell’Areesheh, sui rami più alti di fichi, gelsi e agrumi, nel calore del Taboon e nell’arte del ka’ek Al Quds fioriscono la nostra generosità e ospitalità. 

La nostra Palestina, la nostra narrativa e la nostra storia non sono solo 73 anni.

I nostri antenati hanno cullato la terra e creato la ceramica con cui hanno innaffiato generazioni dalle acque del fiume Giordano e del lago Tiberiade. Su piatti di argilla si sono nutrite generazioni dalle profondità del Mar Rosso e del Mar Mediterraneo, e hanno purificato e arricchito i loro corpi con i minerali del nostro Mar Morto di Gerico. Tradizioni e sapori tramandati di generazione in generazione.

Facciamo sì che questo ci ricordi che non siamo definiti dai nostri oppressori e colonizzatori o dalle loro etichette. Non abbiamo, non cerchiamo e non cercheremo il permesso di esistere, resistere e difendere la nostra gente e la nostra terra. 

Centinaia di villaggi palestinesi rasi al suolo, migliaia e migliaia di case demolite, migliaia uccise e imprigionate e milioni di sfollati. Niente di questo però, definisce il popolo palestinese; invece definiscono i nostri colonizzatori. Il popolo palestinese non è un sottoprodotto dell’imperialismo, dell’occupazione e dell’apartheid, siamo l’inamovibile macigno indigeno sul loro cammino. 

Nessuno può cancellare la Palestina perché la Palestina è in ognuno di noi. Siamo estensioni della sua acqua, terra e aria – generazioni e generazioni forti. 

Oggi e sempre ricordo, rifletto, piango, gioisco e sono umiliata dalla forza, dal cuore, dalla determinazione, dalla bellezza e dai successi del mio popolo, il popolo palestinese. 

Saremo liberi. 

Traduzione a cura della redazione

PalestinaCeL

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