12/04/2026 Pubblicazioni di 7amleh
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13 aprile 2026, 7amleh – Il Centro arabo per la promozione dei social media ha pubblicato un nuovo rapporto intitolato “Monetizzare l’occupazione: il supporto finanziario di Meta alle attività di insediamento e alla retorica violenta contro i palestinesi”. Il rapporto rivela come Meta permetta a pagine di estrema destra israeliane, account affiliati ai coloni e organi di stampa estremisti di generare entrate attraverso le sue piattaforme, nonostante pubblichino contenuti violenti, razzisti e di incitamento all’odio contro i palestinesi, e nonostante molti di essi siano direttamente collegati alla promozione dell’espansione illegale degli insediamenti, nonché a violenze e attacchi diffusi contro i palestinesi in Cisgiordania.
Il rapporto rileva che il problema va oltre la semplice incapacità di Meta di rimuovere o limitare tali contenuti; si estende al fatto che la società li renda economicamente sostenibili attraverso programmi di monetizzazione. In tal modo, l’azienda non solo tollera discorsi violenti e incitanti all’odio, ma ne incentiva attivamente la produzione e la diffusione, violando le proprie politiche in materia di monetizzazione e contenuti, ignorando le proprie responsabilità ai sensi dei Principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani e contravvenendo al diritto internazionale umanitario e al diritto internazionale dei diritti umani.
Il rapporto presenta un campione rappresentativo di pagine e account israeliani di estrema destra monetizzati, inclusi quelli legati al movimento degli insediamenti, a personaggi pubblici di estrema destra e a organi di stampa noti per l’incitamento all’odio. Documenta inoltre casi che coinvolgono entità che, secondo le stesse politiche di Meta, non dovrebbero essere ammesse alla monetizzazione, come ad esempio gli enti governativi. Il campione comprende pagine che promuovono avamposti illegali, giustificano la violenza dei coloni, deridono le vittime palestinesi, incitano allo sfollamento forzato o celebrano la distruzione e il genocidio a Gaza.
Al contrario, il rapporto evidenzia che i palestinesi in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza rimangono completamente esclusi dalla possibilità di monetizzare sulle piattaforme di Meta, unicamente in base alla loro posizione geografica. Ciò significa che giornalisti, creatori di contenuti, organi di stampa e organizzazioni della società civile palestinesi si vedono negato, a livello strutturale, l’accesso a strumenti economici disponibili ad altri, anche quando i loro contenuti sono professionali e conformi alle normative. Questa esclusione si interseca con pratiche di moderazione dei contenuti sproporzionate che prendono di mira i contenuti palestinesi, tra cui rimozioni, restrizioni, riduzione della visibilità e sospensioni degli account, emarginando ulteriormente le voci palestinesi negli spazi digitali.
Il rapporto conclude che questa realtà crea un sistema duale: da un lato, la partecipazione digitale ed economica dei palestinesi viene soppressa; dall’altro, le pagine che promuovono l’attività degli insediamenti, la violenza e l’incitamento all’odio contro i palestinesi vengono premiate finanziariamente.
Questo rapporto giunge nel contesto della continua escalation dell’espansione degli insediamenti e della violenza dei coloni in Cisgiordania, nonché del genocidio a Gaza, in un quadro di persistenti e gravi violazioni dei diritti umani contro i palestinesi. In questo contesto, l’incitamento all’odio digitale si intreccia con gli sfollamenti forzati, gli attacchi contro i civili e l’espansione dell’impunità. 7amleh avverte che la monetizzazione di tali contenuti non può essere considerata un difetto tecnico o una lacuna procedurale, bensì una pratica che incentiva i contenuti dannosi, normalizza le violazioni e ne amplifica l’impatto.
Di conseguenza, 7amleh chiede a Meta di porre fine all’esclusione totale dei palestinesi dai programmi di monetizzazione, di garantire un’applicazione equa e trasparente delle sue politiche in tutte le regioni, in linea con il diritto internazionale, e di impedire che pagine e account che promuovono l’incitamento razzista e la violenza traggano profitto dalle sue piattaforme. L’organizzazione chiede inoltre audit indipendenti e regolari degli account monetizzati, meccanismi di ricorso accessibili ed equi e una maggiore trasparenza in merito all’ammissibilità alla monetizzazione, nonché alle decisioni relative alla demonetizzazione, alla sospensione e al ripristino degli account.
Per leggere il rapporto completo, in inglese qui
traduzione a cura della redazione

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