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In mezzo al lutto, l’impresa degli insediamenti di Israele celebra una grande vittoria

Danni dopo che i coloni hanno attaccato il villaggio di Wadi al-Siq in Cisgiordania una settimana fa.  Tali incidenti fanno parte di un programma pianificato, calcolato e ben finanziato.
Danni dopo l’attacco di coloni a Wadi al Siq una settimana fa Credito: Thomas Coex/AFP

di Amira Hass, da Haaretz, 2.11.2023

Sotto la copertura dello shock collettivo e dell’orrore del pogrom di Hamas del 7 ottobre, sotto la copertura del lutto, del cordoglio, del dolore e dell’ansia per il destino dei sequestrati, le milizie dei coloni stanno accelerando e espandendo i loro attacchi alle comunità di pastori palestinesi in ampie parti della Cisgiordania. Stanno anche cacciando contadini palestinesi dalle loro terre, dai loro orti e uliveti – spesso con il sostegno dell’esercito.

Un graduale processo trentennale ha ricevuto la sua finestra di opportunità per avvicinarsi alla sua logica conclusione: espulsione alla luce del giorno in preparazione della completa “pulizia” di circa il 60 percento della Cisgiordania dalla sua popolazione indigena.

Sta succedendo in ogni casa, tenda e strada che la discriminatoria burocrazia dell’Amministrazione Civile Israeliana ha mancato di distruggere e ovunque gli ordini militari abbiano mancato di impedire alle persone di restare nei loro villaggi che esistevano prima del 1948, o di coltivare le loro terre. I coloni ora arrivano armati e commettono atti di violenza per raggiungere l’obiettivo ufficiale: espandere lo spazio vitale per gli ebrei a spese di palestinesi.

Un sabato mattina, un colono che è un soldato non in servizio, ha ucciso un palestinese, Bilal Saleh di 40 anni, mentre raccoglieva le olive con i suoi figli sulla sua terra nel villaggio di Al-Sawiya a sud di Nablus. Circa due ore dopo, coloni hanno spinto le persone impegnate nella raccolta [di olive] fuori da un uliveto tra i villaggi di Jalud e Qusra a est di Al-Sawiya. I coloni hanno malmenato e ferito uno dei palestinesi.

Sabato pomeriggio, quando ho iniziato a scrivere questo pezzo, residenti dell’antico villaggio di Zanuta nelle colline a sud di Hebron raccoglievano i loro averi e lasciavano le loro abitazioni rupestri e le loro case. Nelle ultime settimane, più intensamente che mai, i residenti sono stati tormentati e minacciati da coloni di avamposti vicini. Gli era già stato negato l’accesso ai loro pascoli – impoverendo le loro greggi e mettendo a repentaglio il loro sostentamento. Ora le minacce dei coloni sono diventate troppo dirette per permettere loro di restare.

Quanto segue sono i rapporti che ho ricevuto sabato in tempo reale. Al mattino coloni con il loro gregge hanno invaso una casa nel villaggio meridionale di Qawawis. La donna terrorizzata e i bambini sono fuggiti. La sera, coloni e soldati sono entrati nel villaggio di Jinba nella zona di Masafer Yatta, sono saliti sul tetto della moschea e hanno spaccato i suoi altoparlanti. Coloni hanno attaccato famiglie che vivono nel borgo tra il checkpoint di Metzudat Yehuda e la linea verde e hanno tolto i telefoni alle persone. A una ragazza di 16 anni è stato rotto un braccio e tre delle persone aggredite sono state arrestate. Non è ancora chiaro se è stato fatto da coloni che le hanno poi consegnate ai soldati o dall’esercito stesso.

Verso le 10 coloni sono stati avvistati mentre abbattevano ulivi nei villaggi di Qabalan e Talfit a sud di Nablus. Contemporaneamente, soldati e coloni hanno confiscato una telecamera di sicurezza dai pollai vicino Qusra. A Jalud, un gruppo di ebrei israeliani, alcuni di loro armati, hanno ballato e cantato vicino a case palestinesi.

Verso le 11 coloni sono entrati nel villaggio di Susya avvertendo diverse famiglie che avevano 24 ore per lasciare le loro case. Nel villaggio di Tuba, coloni armati hanno fatto irruzione nelle case e le hanno vandalizzate. Oggetti personali e equipaggiamenti sono scomparsi. Verso l’una di notte, ebrei israeliani hanno caricato sei pecore di proprietà di un’anziana vedova su un pickup e hanno preso anche un fornello elettrico, una bombola di gas e un telefono.

Tutto quanto sopra è solo una lista parziale, perché non esiste documentazione dettagliata immediata per tutte le aree dove hanno avuto luogo incidenti simili.

Contrariamente a quanto vorrebbero farci credere i difensori dei colini, questi non sono atti di “vendetta” o di autodifesa contro “pogromisti di Hamas.” Gli incidenti sono parte di un programma pianificato, calcolato e ben finanziato con uno schema chiaro che ne evidenzia l’esistenza.

Per anni la polizia o non ha cercato gli assalitori, oppure ha chiuso i casi o manomesso le indagini. I soldati rimanevano indietro e guardavano; a volte hanno perfino partecipato. Le autorità giudiziarie non se ne sono veramente interessate e di certo non hanno fatto valere la legge. Ministri sono arrivati per una vista tutta sorrisi. Questo è il modo in cui le autorità hanno gestito attacchi simili fin dagli anni ‘70, e resta da vedere come si svilupperà la detenzione del sospetto dell’uccisione di Saleh.

Migliaia di palestinesi vengono lasciati ad affrontare questa violenza con l’obiettivo di espellerli. Le milizie bloccano strade che portano ai villaggi della gente, sabotano le loro condotte d’acqua e eseguono raid diurni con fuori strada. Eseguono raid notturni e minacciano persone nelle loro tende, capanne e grotte esigendo che se ne vadano. Attaccano le persone e i loro veicoli, detengono e “arrestano” persone, danneggiano i loro pannelli solari e edifici agricoli – lo fanno ancora e ancora, in caso il messaggio non fosse stato compreso la prima volta.

Tutto ciò che facevano poco alla volta e di nascosto – e poi più apertamente e indisturbati – ora lo fanno sotto steroidi. L’esercito è stato addestrato per proteggere i coloni e così ha trascurato le comunità nei pressi di Gaza. E anche ora i soldati stanno accompagnando i coloni nei loro raid – o perfino finendo il lavoro per loro. Anche i soldati distruggono edifici e raccolti, minacciano, sparano, feriscono e uccidono.

L’impresa degli insediamenti – che si basa sulla distruzione sistematica dei diritti umani e nazionali dei palestinesi e sul vedere i palestinesi come inferiori e superflui – sta celebrando una spettacolare vittoria mentre noi piangiamo in lutto.

Il processo di insediamento che si espanso sotto gli auspici degli Accordi di Oslo e il processo di espulsione dall’Area C della Cisgiordania si espanderà alle Aree A e B? Forse la domanda è quando succederà. Quando milizie armate di colini inizieranno a assaltare aree rurali e urbane (e non solo Nablus, Awarta e i dintorni di El Bireh) e a minacciarne i residenti?

Traduzione a cura di Sveva Haertter

PalestinaCeL

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