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Smascherare le finzioni giuridiche di Israele

20 luglio 2023

Di Alex Kane, 14 luglio 2023

Noura Erakat parla dell’invasione di Jenin e degli sforzi di Israele per cambiare unilateralmente le leggi di guerra.

Il 3 luglio, i droni israeliani hanno lanciato attacchi aerei sul campo profughi di Jenin nella Cisgiordania occupata e più di 1.000 soldati hanno invaso l’area. L’assalto di due giorni è stata la più grande operazione militare in Cisgiordania dal 2002. Quando le forze israeliane si sono ritirate dal campo, i soldati avevano ucciso 12 palestinesi, ferito più di 100 e costretto migliaia di persone a fuggire dalle loro case. Avevano anche  attaccato  le infrastrutture del campo,   distrutte  strade, devastato reti elettriche, idriche e fognarie e danneggiato auto, case e ospedali.

Funzionari israeliani  hanno affermato che  l’operazione era necessaria per reprimere i gruppi armati palestinesi, alcuni membri dei quali vivevano nel campo, accusadi da Israele  di  aver  lanciato più di 50 colpi contro obiettivi israeliani negli ultimi sei mesi. L’esercito israeliano ha anche  affermato  di aver sequestrato più di 1.000 armi immagazzinate nel campo. Mentre gran parte della comunità internazionale – compreso il  governo degli Stati Uniti  – ha sostenuto la posizione di Israele secondo cui l’invasione è legittima, l’avvocato e difensore dei diritti umani Noura Erakat, autrice del libro  Justice for Some: Law and the Question of Palestine, afferma che l’attacco ha violato il diritto internazionale. Le giustificazioni di Israele, sostiene, dimostrano la sua perseveranza in un progetto che cerca, come dice, il “restringimento del civile”, limitando la definizione giuridica di “civile” quando si tratta di palestinesi. Ho chiesto a Erakat del ragionamento giuridico usato da Israele per difendere l’invasione, gli sforzi che ha compiuto per cambiare unilateralmente le leggi di guerra e i limiti dell’uso del diritto internazionale per opporsi alla violenza israeliana. Questa intervista è stata accorciata e modificata per maggiore chiarezza.


Alex Kane:  il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu  ha definito  l’invasione di Jenin un attacco contro “l’obiettivo più legittimo del pianeta, persone che cercano di distruggere il nostro paese”. L’amministrazione Biden ha implicitamente accettato questa narrazione,  affermando che Israele ha il “diritto di difendere il suo popolo”. Cosa dice il diritto internazionale sull’invasione di Jenin da parte di Israele?

Noura Erakat  : Vorrei sottolineare il vocabolario utilizzato da Netanyahu, un vocabolario razziale che rende i palestinesi terroristi. In realtà, tutto quello che i combattenti di Jenin possiedono sono pistole, ordigni esplosivi improvvisati e molotov. Non possono distruggere molto con quello.

Israele, infatti, non può invocare il diritto all’autodifesa rispetto al territorio e al popolo che occupa. Secondo la Quarta Convenzione di Ginevra, ha il dovere e la responsabilità di  proteggere  queste persone fino al ritorno allo status quo precedente alle ostilità, vale a dire fino al ritorno della sovranità al popolo palestinese. Naturalmente, Israele nega che questa Convenzione sia applicabile, perché nega ai palestinesi la qualifica di “popolo” – ai loro occhi, quindi, non esiste uno stato sovrano in cui queste persone possano tornare.

Israele afferma anche che questo territorio gli appartiene. Afferma di avere quindi il diritto di riprenderselo con la forza; la loro affermazione che la guerra del 1967 fu una guerra di autodifesa serve a questo argomento. Nessuna di queste affermazioni è vera. Israele insiste che l’attacco che ha scatenato la guerra del 1967 – in cui ha distrutto l’intera flotta aerea egiziana allora ancora a terra – è stato un attacco preventivo contro un inevitabile attacco egiziano. In realtà, l’Egitto stava collaborando in questo periodo con gli Stati Uniti con l’obiettivo di mediare un accordo. Non è stata una guerra difensiva, ma anche se lo fosse stata, dall’adozione della Carta delle Nazioni Unite nel 1945, non esiste alcun principio di diritto internazionale che consenta l’acquisizione di territori e questo, in qualsiasi circostanza.

Israele ha creato e perpetuato finzioni giuridiche per decretare inapplicabile il diritto internazionale. Tanto per cominciare, Israele nega che ci sia un’ occupazione. Afferma che il territorio è “conteso” e applica de facto la legge di occupazione, che gli consente di selezionare le disposizioni alle quali sente di doversi conformare. Ha creato un regime “sui generis” che non ha analogie o precedenti, che da un lato non riconosce i palestinesi come parte del suo ordine interno – il che costringerebbe a chiamare guerra civile il suo scontro con i palestinesi – e dall’altro rifiuta di riconoscere che si tratta di una guerra regolare contro un nascente paese sovrano che lotta per la liberazione nazionale. Al posto di quello, Israele è impegnato a elaborare una nuova legge che si applicherebbe a quello che chiama “un conflitto armato che non può essere descritto come guerra”. Ciò consente a Israele di usurpare la sovranità palestinese e il potere di polizia che normalmente gli sarebbe associato, mentre usa la forza militare contro di loro. 

AK:  Il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres  ha criticato  Israele per aver usato quella che ha definito una forza eccessiva. In risposta, l’ambasciatore israeliano all’Onu ha affermato che l’esercito israeliano ha intrapreso, al contrario, “azioni difensive volte unicamente a smantellare l’infrastruttura terroristica”. Cosa ne pensi di questa posizione diplomatica?

NE  : È terribilmente deludente che le Nazioni Unite non possano parlare con maggiore precisione. Israele ha usato una forza eccessiva e António Guterres avrebbe potuto citare esattamente di cosa si trattava.

La forza eccessiva è che Israele usa aerei da guerra su una popolazione da 11.000 a 14.000 persone in un’area di mezzo chilometro quadrato. Questo fatto da solo indica che Israele non ha la capacità di distinguere accuratamente obiettivi militari da obiettivi civili. Ciò viola il principio di distinzione ai sensi del diritto internazionale. Israele  senza motivo ha demolito o danneggiato quasi l’80% degli edifici nel campo profughi di Jenin e ha tagliato  l’  elettricità e l’acqua. Inoltre, ha preso di mira direttamente  i giornalisti. È stata un’operazione totalmente sproporzionata volta a terrorizzare i palestinesi e costringerli alla sottomissione.

L’affermazione secondo cui si trattava di smantellare le cellule terroristiche non solo si basa sul vocabolario razziale, come ho detto, ma finge anche di ignorare il fatto che Israele non dovrebbe essere in Cisgiordania, dove costruisce insediamenti illegali. Nasconde anche il fatto che in realtà sono stati i coloni – coloni armati sotto la protezione dell’esercito – ad attaccare impunemente i palestinesi. Solo quest’anno, i coloni hanno lanciato tre pogrom contro i palestinesi. I palestinesi non hanno nessuno che li protegga. Dove i giovani palestinesi hanno preso le armi per difendersi, non si può parlare di “infrastruttura terroristica”. Sono un popolo che resiste all’occupazione militare, al colonialismo e a un regime di apartheid, cosa che hanno il diritto legale di fare, secondo l’articolo 1(4) dei protocolli addizionali del 1977 [alla Convenzione di Ginevra], che prevede che un popolo che vive sotto il dominio coloniale, l’occupazione straniera e un regime razzista ha il diritto di usare la forza. Questo principio si estende a tutto il territorio occupato: i palestinesi hanno il diritto di usare la forza contro Israele e tutte le sue installazioni e obiettivi militari per porre fine al loro regime ingiusto. Questa forza, ovviamente, non deve essere illimitata ed è governata dai principi di distinzione e proporzionalità, così come dalle altre leggi che regolano il combattimento irregolare.

Tutto ciò che Israele deve fare per rispondere a una reazione delle Nazioni Unite che dice “quello era troppo” è dire “no, sono terroristi”, e questa è la fine della storia. Non devono dimostrare qual è la minaccia, non devono rispondere di un contesto che è costruito da loro. Questo è un problema per il diritto internazionale in generale e per il diritto penale in particolare. Il diritto penale indaga solo sull’incidente reale in questione in un modo che cancella il contesto in cui si è verificato, in modo che non si possa interrogare il contesto del colonialismo, dell’apartheid e dell’occupazione.

AK  : Lei ha elencato i vari danni subiti dalla popolazione civile del campo profughi di Jenin durante questa invasione di due giorni. Lei ha anche scritto che all’interno del quadro giuridico israeliano i palestinesi sono considerati solo eccezionalmente civili. Cosa intendevi esattamente con questo? E come vedi operare questo quadro giuridico nell’invasione di Jenin?

NE:  Mi riferisco a una serie di cose, inclusa una serie di decisioni della Corte Suprema israeliana che hanno valutato l’uso della forza da parte di Israele, così come la legittimità di una serie di esecuzioni extragiudiziali. Si trattava di incidenti in cui le forze israeliane “hanno sparato per uccidere” palestinesi accusati di aver lanciato attacchi terroristici – tranne che è stato dimostrato che, solo nel 2016, dei 97 incidenti in cui le forze israeliane hanno ucciso palestinesi, in 95 su 97 non avevano i mezzi per effettuare un attacco   mortale Israele usa la forza in modo preventivo e la Corte Suprema ha confermato tale uso della forza.

Nel 2018, durante la marcia del ritorno a Gaza [un movimento di protesta palestinese durato 20 mesi che è stato violentemente represso dalle truppe israeliane, che hanno ucciso 214 manifestanti palestinesi], la Corte Suprema israeliana ha valutato l’uso militare della forza da parte di Israele contro le proteste civili. In questo caso, la domanda era se i cecchini potessero sparare ai civili a una distanza di 300 metri. Lo ha dichiarato esplicitamente la Corte Suprema israeliana che queste proteste sono state uno strumento di Hamas e dei suoi attacchi contro Israele, e che anche se c’erano civili tra i manifestanti, la loro presenza è rimasta eccezionale. Nel fare questo hanno negato che le proteste fossero di civili palestinesi e sovrastimato il ruolo di Hamas – che ha anche una branca di natura civile, non è solo una organizzazione militante, Concludendo che le manifestazioni non erano di natura civile, il tribunale ha lasciato ai militari il compito di decidere se e quando usare la forza letale. Hanno lasciato la decisione alla discrezionalità militare piuttosto che limitare la forza che può essere utilizzata per contrastare disordini civili o disordini in tempo di pace.

Nel frattempo, durante le sue operazioni militari a Gaza nell’ultimo decennio e mezzo, Israele ha cambiato le leggi che governano i conflitti armati creando una nuova categoria di leggi di guerra. Normalmente, secondo la legge sui conflitti armati, se un civile prende le armi per combattere in una guerra irregolare, si considera che quel civile partecipi direttamente alle ostilità. Finché porta armi, è un obiettivo legittimo. Tuttavia, non appena depone le armi, non lo è più. Ma la Corte Suprema israeliana  ha deciso  nel caso  Public Committee Against Torture in Israel v. the Government of Israel che i palestinesi che raccolgono armi e poi le depongono non le mettono davvero a terra, si riposano e basta. Così, dato che sono dotati di una funzione di combattimento continua, rimangono bersagli legittimi, sia che portino armi su un campo di battaglia sia che dormano accanto alle loro famiglie. Israele può quindi prenderli di mira mentre dormono e uccidere tutti intorno a loro.

Un altro modo in cui Israele ha cambiato le leggi di guerra ha a che fare con l’etica militare, con quella che viene chiamata “protezione con la forza”. Nel diritto di guerra, il principio di proporzionalità soppesa il danno subito dal nemico rispetto al vantaggio militare ottenuto. Il vantaggio militare è determinato dal numero di vite dei soldati che proteggi e salvi. In questo calcolo, le vite dei civili nemici valgono più delle vite dei tuoi soldati. Ma Israele ha ribaltato questo calcolo, dichiarando che le vite dei civili nemici – i palestinesi – valgono meno delle vite dei loro stessi combattenti, perché senza l’intervento di Hamas non avrebbero mai combattuto. Fa parte della loro logica di base: Hamas ha iniziato tutto, quindi tutte le vittime sono responsabilità di Hamas.

Ciò consente a Israele di uccidere più civili rispettando l’equazione di proporzionalità.

Tutti questi diversi meccanismi insieme costituiscono ciò che descrivo come “restringimento del civile”, la limitazione di chi tra i palestinesi può essere considerato un civile – il che si traduce in un danno molto maggiore che viene  inflitto  . Se questi palestinesi non sono considerati civili, puoi usare molta più forza e definirla proporzionata, anche se provoca più torti e danni enormi. Questo è esattamente ciò che abbiamo visto a Jenin e ciò che vediamo sistematicamente inflitto ai palestinesi intrappolati nella Striscia di Gaza.

AK:  Quando dici che Israele ha cambiato le leggi di guerra, cosa intendi?

NATO: Le leggi di guerra includono la dottrina dei trattati – i Regolamenti dell’Aja così come le Convenzioni di Ginevra e i loro protocolli aggiuntivi – e il diritto consuetudinario. La legge consuetudinaria è composta da ciò che gli stati pensano sia legale e ciò che fanno. Le leggi di guerra sono modificate non solo dal trattato, ma anche dalla pratica. Se uno stato belligerante viola una legge, spesso insiste sul fatto che tale violazione rientra nei limiti di ciò che può permettersi di fare. La violazione diventa così la base per la creazione di una nuova legge. La legittimità o meno di questa nuova legge dipende da come rispondono gli Stati e le altre entità. Se protestano, la proposta di una nuova legge sarà respinta. Ma se reagiscono tiepidi, o peggio, se commettono essi stessi questa violazione, questo diventa il seme per una nuova legge.

Israele lo ha fatto sin dalla Seconda Intifada e continua a farlo ancora oggi. Ad esempio, commette omicidi extragiudiziali di palestinesi in Cisgiordania che considera “assassinii mirati”. Questa affermazione è stata inizialmente respinta da tutti gli stati, fino a quando gli stessi Stati Uniti non hanno adottato la politica nella loro “Guerra Globale al Terrore”, aprendo così la strada a questa nuova legge che consente l’uccisione extragiudiziale di obiettivi civili o militari al di fuori del campo di battaglia. Sono passati 20 anni e nessuno è stato ritenuto responsabile per esecuzioni extragiudiziali. Israele sta degradando le regole dell’impegno bellico in tutto il mondo. Ciò ha avviato un movimento che incoraggia altri stati ad adottare la stessa politica, e la sua normalizzazione rende il mondo intero meno sicuro.

AK  : Il diritto internazionale non ha dimostrato di essere un deterrente per Israele. Pensi che il diritto internazionale sia di qualche utilità nell’affrontare le ripetute invasioni israeliane delle città della Cisgiordania e le esecuzioni extragiudiziali che accompagnano queste incursioni? In altre parole, ha senso invocare il diritto internazionale?

NE:  La legge ha fatto più male che bene ai palestinesi. Israele l’ ha usata in modo molto strategico per promuovere i propri interessi, ed è proprio per questo che ora siamo nel 56° anno dell’occupazione e  nel 75° anno della Nakba . Non è impossibile che la legge possa essere usata a beneficio dei palestinesi. Ma richiederà un’incredibile quantità di pensiero strategico. Sfortunatamente, non credo che sia così che la leadership palestinese ha usato il diritto internazionale. Invece di prendere in considerazione il rapporto tra legge e potere, l’Autorità palestinese fa eccessivo affidamento sulla legge per ottenere giustizia. Ad esempio, ha presentato ricorsi alla Corte penale internazionale (CPI), ma non si è impegnata con i movimenti politici per sostenere le sue argomentazioni. Piuttosto che inquadrare le sue denunce evidenziando lo squilibrio di potere e la natura politicizzata della CPI, sta “giocando secondo le regole”, nell’ingenua speranza che giustizia venga fatta. Questo è un approccio miope dato che la stessa CPI è un tribunale politicizzato che non ha mai mancato di sancire la supremazia europea e la disuguaglianza strutturale. L’interpretazione dei fatti da parte di un tribunale dipende meno dai fatti stessi e dalla forza del caso che dall’equilibrio tra potere militare, economico, politico e morale. 

La risposta breve è, ovviamente, che la legge è utile, ma tutto dipende da come la usi. Se sei un avvocato attivista come me, userai la legge in modo strategico. Ciò richiede di non essergli fedeli. Usala quando aiuta, lasciala cadere quando fa male, trasforma i punti di forza del tuo avversario in punti deboli e trasforma le tue debolezze – nonostante l’asimmetria della situazione – in punti di forza. 

Ad esempio, ho usato la legge per evidenziare quanto sia stato nefasto l’ultimo attacco di Israele a Jenin e come dobbiamo capovolgere la loro retorica sul terrorismo sottolineando che Israele non ha il diritto di difendersi contro questi territori, punto. Qui sto usando la legge come strumento discorsivo per minare ciò che l’avversario israeliano sta cercando di farci credere. Insistono sul fatto che sono loro ad essere attaccati. Al contrario, Israele attacca sistematicamente un popolo lasciato indifeso dalla comunità internazionale.

Una versione precedente di questo articolo diceva che Israele ha accusato i militanti palestinesi a Jenin di aver lanciato più di 50 attacchi a fuoco contro coloni e soldati israeliani negli ultimi sei mesi. In effetti, Israele ha accusato i militanti di Jenin di aver sparato attacchi contro più di 50 obiettivi israeliani.

Alex Kane  è reporter senior per  Jewish Currents  .

Fonte: Jewish Currents

Traduzione BM per Palestine Media Agency

traduzione dal francese a cura della redazione

PalestinaCeL

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