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Elezioni in Israele: le grandi aspirazioni degli elettori arabi hanno ceduto il passo a modeste speranze

A Joint List election campaign poster in Lod.
 Un manifesto elettorale della Joint List a Lod Credit: Ilan Assayag

di Jack Khoury da Haaretz 22 marzo 2021

Nelle elezioni del 2020, gli elettori speravano che la lista congiunta potesse plasmare l’agenda politica di Israele. Ora, dopo una scissione nell’alleanza araba e un aumento della violenza armata, gli elettori sono concentrati sui fondamentali: sicurezza personale, alloggio e lavoro

L’opinione pubblica israeliana nel suo insieme si avvicina al giorno delle elezioni con un senso di esaurimento e senza aspettative di grandi cambiamenti, ma la situazione nella comunità araba del paese è molto peggiore. Nelle ultime elezioni alla Knesset di un anno fa, la popolazione araba ha espresso un solido sostegno alla lista congiunta, i cui quattro partiti arabi costituenti hanno ricevuto l’87% dei voti arabi. C’erano grandi aspettative.

I candidati e l’atmosfera generale trasmettevano la sensazione che il cambiamento fosse nell’aria. L’unità tra i partiti arabi e il fatto che un candidato di spicco – Benny Gantz – stesse ponendo una vera sfida a Benjamin Netanyahu – ha fornito un vento favorevole che si è tradotto in 15 seggi alla Knesset per la Lista Congiunta. Lo slogan elettorale “Sconfiggi Netanyahu” sembrava realizzabile, e sembrava che il pubblico arabo potesse essere in grado di stabilire una nuova agenda per il governo israeliano ed esercitare un’influenza sul processo decisionale. Elettori ingenui hanno detto che questa volta sarebbe successo mentre i pessimisti hanno detto che non sarebbe durato. Ma in poche settimane tutto è andato in pezzi. Il sogno di cambiare rapidamente è morto e tutti hanno iniziato a cercare giustificazioni.

Una cosa è diventata abbastanza chiara: lo Stato di Israele non è ancora pronto per un passo così drammatico. Uno scenario come quello del governo Rabin del 1992, che contava sul sostegno di cinque membri della Knesset di partiti arabi, non si ripeterà. L’opinione pubblica israeliana non lo considera legittimo.

Protesters calling for government action on gun violence in the Arab community, Umm al-Fahm, last week.
Manifestanti reclamano un’azione di governo contro la violenza delle armi nella comunità araba Umm al-Fahm, settimana scorsaCredit: rami shllush

Sulla scia delle elezioni dello scorso anno, la rabbia e la frustrazione non si sono fatte attendere. La Lista araba unita di Mansour Abbas, che ora ha rotto con la Lista congiunta per candidarsi da sola nelle elezioni di martedì, ha approfittato dell’attuale atmosfera e ha cercato il cambiamento da solo. “Non sono di nessuno”, ha affermato Abbas in ogni occasione, insistendo sul fatto che non è “né a sinistra né a destra”.

I discorsi sui contatti tra Mansour Abbas e il Primo Ministro Netanyahu sono stati rafforzati dai messaggi positivi che Abbas e l’Ufficio del Primo Ministro si sono scambiati, oltre alla partecipazione di Netanyahu a una sessione del comitato speciale della Knesset sull’eliminazione della criminalità nella comunità araba, che Abbas capeggia. Nel corso del processo, è stata aperta la strada alla rottura di Abbas con la lista congiunta. La questione dei diritti LGBTQ, che a malapena era stata nell’agenda pubblica araba, è diventata una questione su cui i partiti della lista comune hanno chiuso. È diventato soprattutto argomento del dibattito sui social media, ma non è un problema che porta le persone in strada, a differenza della violenza nella società araba.

Le sparatorie e le uccisioni nelle comunità arabe sono diventate una routine. Allo stesso tempo, l’attuazione della legge Kaminetz, che aumenta le sanzioni per la costruzione illegale nelle città arabe, ha colpito centinaia di migliaia di persone nel portafoglio. Molte persone hanno dovuto demolire ciò che avevano costruito e l’ondata di demolizioni nel sud si è rafforzata proprio mentre la pandemia di coronavirus esplodeva.

An Arabic-language campaign billboard from Prime Minister Netanyahu's Likud party in Rahat.
Un cartellone pubblicitario in lingua araba del partito Likud del primo ministro Netanyahu a Rahat Credito: Eliyahu Hershkovitz

Se 15 anni fa gli opinion leader arabi si sedevano e redigevano dichiarazioni che parlavano di una visione strategica a lungo termine, oggi i cittadini arabi valutano la loro situazione basandosi prima di tutto sulla loro sicurezza personale, oltre che sulla loro situazione lavorativa e sanitaria. Tutto il discorso nazionalista nella comunità è stato messo da parte. L ‘”accordo del secolo” del presidente Trump in Medio Oriente, uno stato palestinese basato sui confini del 1967 e persino la legge dello stato-nazione non sono più in discussione.

Ciò ha fornito una base per la destra, e in particolare Netanyahu, per parlare all’opinione pubblica araba. E se Netanyahu può, chiunque può farlo. Tutti i partiti hanno cercato candidati arabi in grado di attirare voti. La comunità araba è diventata improvvisamente un importante serbatoio di potenziali elettori e ogni partito ha presentato il proprio piano per affrontare la violenza e il disagio della comunità araba. Netanyahu ha imbracciato il soprannome arabo Abu Yair ed è stato rapido ad approvare una decisione del governo che fornisce 150 milioni di shekel (46 milioni di dollari) in finanziamenti governativi per combattere la violenza.

Dopotutto, devi dare qualcosa agli arabi, ma tutto il resto può aspettare fino a dopo le elezioni. Per come la vede il primo ministro, questo è stato sufficiente per attirare più elettori arabi. Non si è occupato di questioni fondamentali che interessavano la comunità araba, ma ha pensato di poter risolvere alcune questioni con il denaro o attraverso un’altra decisione amministrativa – come una piccola sospensione dell’attuazione della legge Kaminetz (sul divieto di costruzioni illegali n.d.t.). Ma niente di tutto questo cambierà l’ordine mondiale o migliorerà lo status dei cittadini arabi di Israele.

Per quanto riguarda gli arabi, non c’è differenza tra destra e sinistra. Anche l’attesa elezione alla Knesset dell’estrema destra Itamar Ben-Gvir non è stata oggetto di seria discussione. Se un anno fa la Lista Congiunta, con tutti i suoi partiti costituenti, cercava di aumentare l’influenza dei suoi elettori, ora è tornata a cercare semplicemente di convincere la gente a presentarsi e votare. C’è chi suggerisce che la concorrenza tra la Lista congiunta e la Lista araba unita di Mansour dovrebbe incoraggiare l’affluenza araba. Potrebbe essere vero in una normale atmosfera politica, ma non ora.

Arabic-language campaign billboards in Rahat from the United Arab List, left, and the Joint List.
Cartelloni della campagna elettorale in lingua araba a Rahat della United Arab List, a sinistra, e dalla Joint List a destra Credito: Eliyahu Hershkovitz

In questa campagna elettorale è mancato un dibattito politico approfondito. Cose che in un paese normale sarebbero considerate diritti fondamentali – come la sicurezza personale, la casa e il finanziamento del governo per lo sviluppo – sono diventate preda del conflitto politico ed elettorale. I cittadini arabi che una volta andavano a votare pensando in termini di identità nazionale, autodeterminazione e miglioramento dello stato civico, questa volta voteranno malconci e confusi e in cerca delle necessità basilari della vita.

Traduzione a cura di Alessandra Mecozzi

PalestinaCeL

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