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Opinione | Che cosa mi ha insegnato l’acquisto di erbe fresche sul governo israeliano in Cisgiordania

Palestinian vendors burn wood to keep themselves warm amid snowfall at a market in the West bank.
In un mercato in Cisgiordania, si accendono fuochi per difendersi dal freddo della nevicata Credit Abbas Momani – AFP

di Amira Hass su Haaretz 9 marzo

Tutti i mazzi di prezzemolo fresco, za’atar e spinaci baladi (un bene di famiglia locale) erano stati strappati dagli scaffali del supermercato di quartiere a nord di El Bireh alle 15:00 di Domenica. Questo è interessante perché anche gli spinaci hanno qualcosa da insegnarci sul governo israeliano della Cisgiordania. Le lunghe file alle due casse e l’urgenza degli acquirenti di riempire le ceste hanno ricordato le brevi interruzioni del coprifuoco imposto dalle Forze di Difesa israeliane durante la prima e la seconda intifada. Infatti, sabato sera il governatore di Ramallah Laila Ghannam aveva dichiarato un quasi coprifuoco di una settimana in un altro tentativo di fermare la diffusione del coronavirus.

Israele sta gradualmente riaprendo. Le enclavi palestinesi si stanno ritirando nei loro blocchi, che stanno diventando sempre più frequenti e più disperati. Questo ha a che fare, ovviamente, con case e quartieri affollati e con il pesante disprezzo per le linee guida sulla pandemia. Allo stesso tempo, la situazione palestinese come negativo fotografico di quella israeliana (chiusura contro apertura) è anche un riflesso dell’apartheid vaccinale. Come parte della loro routine, domenica i soldati dell’IDF hanno fatto irruzione in tre quartieri di Ramallah e in due villaggi della zona durante la notte, conducendo perquisizioni e compiendo arresti. Un’ulteriore prova di come Israele eserciti il controllo totale sull’intera Cisgiordania ma ha fatto in modo di sbarazzarsi della sua responsabilità ai sensi del diritto internazionale verso la salute della popolazione palestinese.

I negozi che vendono cibo, ha dichiarato il governatore, sarebbero stati aperti dalle 9 del mattino alle 17:00 di Domenica, a quel punto sarebbero rimasti chiusi fino a giovedì. Tutte le attività nei settori pubblico e privato sarebbero state interrotte. I viaggi in auto vietati, sarebbero state emesse multe per violazioni e la polizia avrebbe eseguito gli ordini meticolosamente. I governatori dei distretti di Gerusalemme e Nablus hanno seguito l’esempio, ordinando chiusure simili, oltre alle restrizioni esistenti sui viaggi tra i distretti e sugli orari di apertura dei negozi.

Sapevo che sarei stata in grado di trovare prezzemolo fresco a un chilometro o due dal mio appartamento nel nord di El-Bireh, al banco all’ingresso del villaggio di Surda, nei negozi di prodotti del campo profughi di Jalazun o nei villaggi di Dura al-Qar’a o Beitin. Loro, come la maggior parte dei villaggi in ogni distretto palestinese, non sono soggetti alla polizia e alle forze dell’ordine dell’Autorità palestinese. Sono nell’Area B, in cui l’Autorità Palestinese ha solo poteri di pianificazione e amministrativi, secondo gli accordi di Oslo.

Quando il commercio nelle città è paralizzato, si può andare nei villaggi circostanti e fare la spesa nei loro garage, macellerie, falegnamerie e vivai. Fidati dei palestinesi che sanno come evitare i posti di blocco militari israeliani per aggirare i propri posti di blocco della polizia se in questa settimana devi comprare una nuova lavatrice o un pneumatico per auto. La polizia dell’Autorità Palestinese e le forze di “sicurezza nazionale” sono attente a posizionare i loro posti di blocco per far rispettare la chiusura per coronavirus in modo che non invadano l’Area B, dove possono operare solo in circostanze eccezionali e con un coordinamento anticipato, continuo ed estenuante con Israele.

La polizia israeliana, a cui è consentito operare lì, non è interessata a costruzioni non conformi al codice, discariche di rifiuti non autorizzate, veicoli non assicurati, violenza da parte di uomini contro donne, controversie tra vicini o famiglie o furti. A loro importa ancora meno delle normative sul coronavirus dell’Autorità Palestinese. Cosa impariamo da questo? Che anche senza la polizia, e nonostante le tensioni naturali e le liti che scoppiano, i legami di collaborazione e le relazioni reciproche tra le famiglie del villaggio forniscono un ragionevole grado di sicurezza personale. Vediamo anche che, a differenza di Israele, l’Autorità Palestinese sostiene l’accordo provvisorio noto come Accordi di Oslo, anche se nel 1999 Israele avrebbe dovuto trasformare le aree B in A, dove i palestinesi avrebbero autorità amministrativa e poteri di polizia.

Ventidue anni dopo, il perpetuarsi di questa fase provvisoria sta restringendo i confini dell’autogoverno palestinese, sia geograficamente che in termini di morale. Pepetuare il temporaneo trasforma l’incertezza, l’insicurezza dei funzionari e il disprezzo dei residenti nei loro confronti in un fondamento della vita quotidiana. L’incertezza, il disprezzo e l’insicurezza sono ulteriori mezzi di controllo che Israele è abile nel coltivare

Traduzione a cura di Alessandra Mecozzi

PalestinaCeL

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