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Autorità Palestinese: confusione e assenza di strategia di fronte all’annessione

Ahmad Melhem da https://www.chroniquepalestine.com

NELLA FOTO Mahmoud Abbas, Presidente dell’Autorità Palestinese mostra gli effetti del massacro della Palestina storica operato dall’occupante israeliano – Photo : Archives

Dicono alcuni che l’annuncio del Presidente Mahmoud Abbas per cui l’Autorità Palestinese mette fine agli accordi con Israele non è altro che un salto nel buio, mentre i responsabili della AP affermano che è l’inizio di una nuova epoca.

Ramallah, Cisgiordania – Il 20 maggio non è stato un giorno diverso dagli altri per i Palestinesi, che non hanno visto nessun minimo cambiamento concreto dopo l’annuncio del 19 maggio del Presidente Mahmoud Abbas secondo il quale si metteva fine a tutti gli accordi firmati con Stati Uniti e Israele. La dichiarazione è avvenuta durante una riunione dei dirigenti palestinesi sulle misure da prendere per rispondere al progetto di annessione di parte della Cisgiordania, del Governo israeliano.

« A partire da oggi l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina e lo Stato di Palestina si considerano liberi da tutti i loro accordi e impegni con i governi americano e israeliano e da tutti gli obblighi basati su questi accordi e impegni, compresi quelli relativi alla sicurezza.” ha dichiarato Abbas in occasione di una riunione d’urgenza di dirigenti palestinesi a Ramallah.

« L’autorità di occupazione israeliana deve a partire da oggi, assumere tutte le sue responsabilità e obblighi di fronte alla comunità internazionale in quanto potenza occupante su territorio dello Stato palestinese occupato, con tutte le conseguenze e ripercussioni in virtù del diritto internazionale e del diritto umanitario internazionale in particolare la 4a Convenzione di Ginevra del 1949″ ha aggiunto Abbas.

Lasocietà di radiodiffusione pubblica israeliana, anche conosciuta con il nome Kan, ha citato lo scorso 20 maggio, le parole di un funzionario palestinese che ha dichiarato anonimamente che Abbas aveva ordinato ai suoi capiservizio di cessare immediatamente il coordinamento di sicurezza con Israele, o più precisamente a due ufficiali che sono in contatto regolarmente con gli Israeliani: il capo della Autorità generale degli Affari civili della AP hussein Al Sheikh e il direttore del servizio di informazione palestinese, il generale Majid Faraj. Ma il sito web ha indicato che non era stato verificato nessun altro cambiamento concreto.

Sempre il 20 maggio il giornale Israel Hayom ha scritto che un ufficile palestinese gli aveva confidato che l’annuncio di Abbas di mettere fine agli accordi con Israele era solo una dichiarazione.

Ma Azzam al-Ahmad, un componente del Comitato Centrale di Fatah, ha dichiarato alla Televisione Palestinese il 20 maggio: ” Tutto ciò che implicano gli accordi di Oslo, compreso il coordinamento per la sicurezza e il Protocollo economico di Parigi, appartiene al passato” volendo con questo dire che tutto ciò era ormai annullato e non avvenuto.

In seguito alla decisione del Presidente il Governo ha tenuto una riunione di urgenza la sera del 20 maggio per parlare della messa in opera delle decisioni prese da Abbas relativamente alle relazioni con israele e gli Stati Uniti. Nel corso di questa riunione il Primo Ministro Mohammad Shtayyeh ha ordinato a tutti i ministeri di prendere con grande urgenza tutte le misure concrete per realizzare le decisioni della direzione palestinese.

C’è chi dice che la decisione della AP di ritirarsi da tutti gli accordi è un salto nel buoio, dal momento che i Palestinesi non hanno una strategia chiara per uscire dagli accordi con israele, in particolare dagli accordi di oslo del 13 settembre 1993 che hanno presieduto alla creazione della Autorità Palestinese.

Dal 2015 l’Autorità Palestinese minaccia di sospendere gli accordi con Israele e il consiglio generale dell’OLP ha talvolta preso la decisione di mettere fine al coordinamento per la sicurezza, ma non è mai stata presa nessuna seria misura per mettere in opera queste decisioni; inoltre non c’è alcuna alternativa possibile al coordinamento. La dichiarazione di Abbas arriva in un momento in cui il coordinamento per la sicurezza funziona meglio di sempre e lo stesso vale per il coordinamento civile sia per gli scambi commerciali, che per la fornitura di elettricità che per il trasferimento delle tasse.

Alcune fazioni palestinesi dubitano che l’AP sia in grado di mettere in opera decisioni significative in risposta al piano di annessione israeliano, dal momento che la Jihad e Hamas hanno entrambi rifiutato di partecipare alla riunione del vertice tenutasi il 13 maggio per discutere delle risposte alla annessione progettata. Hamas ha dichiarato che la riunione organizzata a Ramallah per rispondere al progetto israeliano era una cortina fumogena e una perdita di tempo prezioso nel quale si rafforzava la cospirazione ai danni del popolo palestinese; ugualmente Hamas ha detto che la riunione non faceva altro che seguire altre riunioni che non avevano mai portato aniente di concreto.

La Jihad islamica si è rifiutata di partecipare alla riunione, dal momento che ritiene impossibile far fronte all’annessione e alle colonie senza riunire i dirigenti dell’OLP, il Presidente palestinese e i capi delle fazioni.

Quanto a Omar Shehadeh, rappresentante del Fronte popolare di sinistra per la liberazione della Palestina, ha lasciato la riunione del 19 maggio, respingendo la dichiarazione di Abbas che si impegnava a negoziare con Israele sotto gli auspici internazionali e nel quadro di una conferenza di pace internzionale.

Shehadeh ha dichiarato a Hadf News che la proposta di Abbas non era la risposta adeguata alla politica del Governo israeliano e al piano di pace statunitense in Medio oriente, anche conosciuto col nome di “accordo del secolo”.

Shehadeh ha aggiunto che la dichiarazione di Abbas letta ai media non era stata discussa nella riunione. Ha sottolineato che di nuovo si impantanava nella palude dei negoziati, lasciandogli la porta aperta; secondo Shehadeh, tutto ciò è pericoloso perché è chiaro che Abbas continua a girare in tondo scommettendo esclusivamente sulla comunità internazionale.

Il segretario generale aggiunto del Fronte Democratico per la liberazione della Palestina Qais abd-el-Karim che ha partecipato alla riunione del 19 maggio, ha dichiarato a Al Monitor “Se ci fosse una reale volontà politica queste decisioni potrebbero esser messe in opera sulla base di una unità nazionale di tutte le componenti palestinesi. Saremmo allora abbastanza forti per confrontarci con israele e l’amministrazione americana.

« Quanto avvenuto non ha risposto alle nostre attese” ha detto a proposito della dichiarazione di Abbas, aggungendo “Noi pensiamo che l’annessione alla quale (il Primo Ministro israeliano benjamin) Netanyahu ha dichiarato di voler procedere, esige che noi prendiamo immediatamente misure concrete e chiare, come mettere fine al coordinamento per la sicurezza e al Protocollo di Parigi.”

Abd al-Karim ha sottolineato che una strategia nazionale era assolutamente necessaria per obbligare Israele a cercare una soluzione politica, dal momento che bisognerà scontrarsi con Israele e la sua potenza coloniale su tutti i piani; questo avrà un costo e potrà danneggiare interessi privati che beneficiano di grandi privilegi economici e sociali, e che hanno abbastanza influenza sulla AP da ottenere che non metta concretamente in opera le sue decisioni.

Ghassan al-Khatib, già ministro palestinese della pianificazione e già direttore dell’ufficio dei media del Governo a Ramallah, ha dichiarato a Al Monitor che era la prima volta che Abbas utilizzava il linguaggio usato questa volta. Khatib ha dichiarato che la posizione palestinese non era una escalation ma la conseguenza delle politiche israeliane che hanno eroso tutti gli accordi.

« La fine degli accordi non significa la fine della AP che è diventata una realtà di primaria importanza per il popolo palestinese” ha detto Khatib.

Ha aggiunto che è Israele ad obbligare l’AP a cessare la cooperazione e che la spinge allo scontro. Ha anche dichiarato che l’arresto del coordinamento per la sicurezza non nuocerà ad Israele. Secondo lui disturberà maggiormente l’AP che ne trae maggior beneficio di israele.

Quello che disturba Israele, secondo Khatib, sono gli scontri reali e quotidiani sul terreno, dal momento che ostacolano la colonizzazione e il furto di terra dei coloni.

* Ahmad Melhem è un giornalista e fotografo palestinese di Al Watan News, a Ramallah. Scrive per un certo numero di pubblicazioni arabe. Seguite il suo account compte Twitter.

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