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Le restrizioni per contrastare il Covid-19 spalancano una finestra sulla vita dei palestinesi - Palestina Cultura Libertà
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Le restrizioni per contrastare il Covid-19 spalancano una finestra sulla vita dei palestinesi

Restrizioni alla libertà di movimento e separazione dei nuclei familiari sono parte della realtà quotidiana dei palestinesi

Human Rights Watch – 15 aprile 2020 – Khulood Badawi

Il 14 aprile il governo israeliano ha imposto ai cittadini israeliani un divieto di 36 ore sui viaggi interregionali, l’ultima misura adottata per prevenire la diffusione del coronavirus. Nell’ultimo mese le autorità hanno chiuso diversi quartieri e paesi, e hanno introdotto un sistema di sorveglianza digitale per i casi confermati o sospetti di infezione da COVID-19.

Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha detto ai cittadini che dovranno adattarsi a questo “nuovo stile di vita”. Questi adeguamenti hanno interrotto la routine quotidiana, hanno costretto molte aziende a chiudere, e molti sono stati obbligati a festeggiare la pasqua ebraica virtualmente, perché separati dai propri cari.

Eppure per i palestinesi che vivono sotto l’occupazione israeliana, l’imposizione di restrizioni alla libertà di movimento ben più gravi sono la norma da decenni. Le autorità israeliane hanno completamente sigillato la Striscia di Gaza nel 2007, restringendo la libertà movimento di due milioni di palestinesi che vivono in quell’area – fatta eccezione per pochi “casi umanitari di particolare gravità” – e mantenendo una politica ufficiale di separazione tra Gaza e la Cisgiordania. Il blocco della Striscia di Gaza da parte israeliana – completamente sproporzionato rispetto alle concrete minacce alla sicurezza – separa migliaia di palestinesi dai loro familiari in Cisgiordania, Israele e all’estero.

Le autorità israeliane impongono ampie restrizioni al movimento di oltre 2.5 milioni di palestinesi che vivono nei Territori Palestinesi occupati, esclusa Gerusalemme est. Per entrare in Israele e in gran parte della Cisgiordania – inclusa Gerusalemme est e altre aree sotto il controllo dei coloni o dell’esercito – i palestinesi sono obbligati a richiedere dei permessi temporanei all’esercito israeliano. L’organizzazione israeliano per i diritti umani B’Tselem ha descritto quello dei permessi come un “sistema burocratico arbitrario e non trasparente”. UNOCHA ha riportato che le autorità hanno creato più di 700 ostacoli permanenti, tra cui checkpoint e posti di blocco, in tutta la Cisgiordania. I checkpoint possono trasformare una visita a un parente in un viaggio umiliante e lungo.

Inoltre, dal 2000 le autorità israeliane hanno smesso di esaminare le domande per l’ottenimento da parte dei palestinesi di Gaza e della Cisgiordania dei documenti necessari per congiungersi ai propri familiari. La legge israeliana impedisce ai palestinesi provenienti dalla Cisgiordania e da Gaza di risiedere legalmente con i loro coniugi sia in Israele che a Gerusalemme est, un diritto di cui godono invece i coniugi ebrei anche nel caso in cui non siano cittadini israeliani. Secondo l’organizzazione per i diritti umani “Mossawa”, queste restrizioni riguardano più di 30,000 famiglie.

Al contrario delle misure temporanee imposte per proteggere gli israeliani dal COVID-19, le restrizioni imposte da anni non sono volte a proteggere i palestinesi e non verranno abrogate presto.

traduzione di Claudia Vlad da https://www.hrw.org/news/2020/04/15/covid-19-restrictions-offer-window-palestinian-experience?fbclid=IwAR37y_wOkWajSKFvp3aoCUeOXj0qa6Aih1YIFAVIg0ljxLNScDluo9xGW8E

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