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Solidarietà attiva e riflessiva

Yaare Benger Alaluf, Hadas Pee’ery, Adi Golan Bikhnafo e Guy Shalev,

Mentre la crisi del coronavirus incombe, alcuni Israeliani lanciano una campagna di solidarietà per Gaza

Il nuovo coronavirus ha raggiunto Gaza ed è terrificante immaginare i potenziali esiti di una diffusione di massa del COVID-19 nella Striscia sotto assedio.

Questo è vero non solo per la potenziale mortalità del virus in assenza di un vaccino, ma anche per le condizioni specifiche di Gaza. La striscia ha un’ altissima densità di popolazione e le infrastrutture devastate in seguito agli attacchi militari sproporzionati sferrati da Israele ogni pochi mesi, il più recente solo pochi giorni fa.

Se i paesi con economie potenti, sistemi sanitari avanzati e forti reti di protezione sociale lottano per affrontare la pandemia, quali saranno gli effetti su Gaza? L’infezione di massa e il bilancio delle vittime che abbiamo visto in Cina e stiamo vedendo in questi giorni in Italia, Spagna e Stati Uniti, sono solo un assaggio di ciò che può succedere se il virus si scatena all’interno della più grande prigione del mondo.

Se pensiamo all’inevitabile disastro che si prospetta, temiamo anche la persistente indifferenza del pubblico israeliano nei confronti della situazione di Gaza. Ma la crisi del COVID-19 offre anche a noi la possibilità di ripensare la nostra realtà, di ridiscutere il senso comune, di considerare il restringimento delle nostre libertà, ridimensionare le nostre priorità e offrire solidarietà.

Per questo noi, un gruppo di ebrei israeliani, abbiamo lanciato una campagna dal nome “Epidemia a Gaza” per creare consapevolezza ed esprimere solidarietà con i Palestinesi di Gaza. La nostra speranza è che in un momento di crisi, in cui siamo in ansia per la salute e il benessere di chi ci è più vicino, possiamo ugualmente trovare spazio per riconoscere la nostra responsabilità per ciò che avviene a poche miglia da noi. E’ un nostro dovere provvedere a fornire un aiuto immediato, ma cosa anche più importante, chiedere una svolta immediata nella politica disumana nei confronti della popolazione di Gaza.

Diventa ogni giorno più chiaro che la pandemia non è solo una emergenza sanitaria, ma anche una testimonianza della crisi dei sistemi di sanità pubblica e dei servizi sociali. Non è colpa dei pipistrelli in Cina se è diminuito il numero dei letti negli ospedali e non è stato il pangolino a distruggere l’edilizia pubblica. L’alta incidenza della povertà in Israele non è stata causata da un colpo di tosse male indirizzato . Ugualmente, i danni e l’agonia che Gaza può sperimentare in questo periodo non saranno solo il risultato del virus, ma delle politiche israeliane.

lavoratori palestinesi disinfettano strade di Rafah

Il professor Yehia Abed dell’università Al Q-uds di Gaza, uno specialista in salute pubblica e consulente del Ministero Palestinese della Salute sulla pandemia da coronavirus, ha partecipato ad un Webinar di JStreet il 26 marzo, in cui ha commentato l’impegno dei professionisti in ambito medico di Gaza. Il professor Abed ha sottolineato l’enorme divario tra le risorse disponibili in Israele per combattere la pandemia in confronto a quelle di Gaza in seguito a decenni di controllo e di oppressione esterni.

Inoltre, il professor Abed affermava che i palestinesi di Gaza considerano Israele responsabile del deterioramento dei loro servizi sanitari . Di conseguenza, ritengono che spetti allo stato procurare le forniture mediche per combattere la pandemia. Questo non deve essere inteso come un gesto caritatevole, ma come un dovere di procurare assistenza. Allo stesso modo, le organizzazioni in difesa dei diritti umani, comprese Phisicians for Human Rights (Medici per i Diritti Umani- Israele, B’Tselem e Gisha) hanno sottolineato la responsabilità di Israele sia sul piano morale che di fronte al diritto internazionale – per la salute della popolazione di Gaza.

“Perché sarebbe una nostra responsabilità?” potrebbero obiettare molti israeliani. Dopotutto, sono stati due cittadini di Gaza, al ritorno dal Pakistan attraverso l’Egitto a portare il virus nella striscia di Gaza – quindi perché Israele dovrebbe assumersi la responsabiltà? Tuttavia, anche se non è stato Israele a introdurre il virus nella striscia, è responsabile per l’incapacità della striscia di affrontare la crisi in modo efficace.

Non solo aiuti immediati, ma la richiesta di un cambiamento di politica

Non dobbiamo dimenticare che molti Palestinesi di Gaza sono rifugiati della guerra del 1948 ai quali non è permesso da parte di Israele di tornare nelle loro case e nella loro terra. Questa è la vera causa della povertà e del sovraffollamento di Gaza. Come è possibile mantenere “distanze di sicurezza” e evitare luoghi affollati quando la densità di popolazione è di 5.000 persone per kilometro quadrato?

Israele continua ad esercitare il controllo di molti aspetti della vita di Gaza, anche dopo il suo “disimpegno”nell’estate del 2005. Controlla lo spazio aereo, le acque territoriali e tutti i passaggi via terra tranne Rafah che è gestito dall’Egitto. Controlla le merci che entrano a Gaza e pone dei limiti sull’importazione di materiale medico. Limita la fornitura di acqua e di elettricità.

Come è possibile mantenere buone condizioni igieniche quando più del 95% dell’acqua di Gaza è inquinata e i sistemi fognari stanno crollando? Come è possibile affrontare una pandemia quando le forniture di prodotti detergenti e disinfettanti sono appena sufficienti e ci sono solo 70 letti di terapia intensiva e 60 ventilatori per una popolazione di più di due milioni?

disinfezione a Rafah
Disinfezione a Rafah

Con la disoccupazione crescente e poche possibilità di emigrare verso altri paesi, circa 6.000 cittadini di Gaza lavorano in Israele, soprattutto nell’edilizia e nell’agricoltura. Tuttavia, a causa di un inasprimento delle restrizioni di movimento per via del coronavirus, i lavoratori palestinesi da Gaza non hanno più il permesso di entrare in Israele. Non c’è bisogno di aggiungere che non hanno diritto né a compensazione né ad assistenza.

Israele ha anche ridotto i permessi di spostamento fuori e dentro la striscia per i pazienti che hanno bisogno di cure mediche urgenti. Questa politica non è cambiata neppure quando si sono manifestati i primi casi di coronavirus a Gaza.

La campagna di emergenza che abbiamo avviato questa settimana, vuole esprimere un sostegno diretto e mira a procurare aiuti per affrontare la diffusione del virus a Gaza. Ma questa iniziativa vuole anche promuovere una solidarietà “riflessiva” che riconosca la disparità di potere tra Israele e la Striscia di Gaza e rifiuti di normalizzare la violenza di Israele o di ridurre la sua responsabilità per le vite e il benessere di coloro che sono sotto assedio nella striscia.

Siamo felicemente sorpresi della risposta alla nostra campagna. In tre giorni abbiamo raggiunto il nostro obiettivo iniziale di 20.000 NIS e abbiamo ancora solo 10 giorni per raggiungere il nuovo obiettivo di 50.000NIS. I fondi saranno usati per l’acquisto di igienizzanti per le mani e altre forniture mediche che saranno portate a Gaza da Medici per i Diritti Umani-Israele appena possibile. Abbiamo anche ricevuto dozzine di risposte commoventi anche da amici militanti a Gaza.

In questi tempi folli di incertezza e preoccupazione per i nostri cari, vediamo uno spiraglio di empatia e una occasione per offrire solidarietà alle nostre sorelle e ai nostri fratelli al di là delle barriere dei confini. Cerchiamo di allargare questo spiraglio. Vogliamo approfittare di questo raro momento di un possibile cambiamento radicale per sviluppare una visione d’insieme più ampia, identificare gli atti di oppressione e lavorare per costruire una realtà migliore.

La situazione non può andare avanti così. Israele deve rimuovere il blocco togliere l’assedio e agire responsabilmente per un futuro migliore per tutti gli abitanti della regione. Una soluzione sostenibile per Gaza non è quella degli aiuti umanitari, ma invece della completa liberazione dall’occupazione e dallo stato di assedio.

Gli autori sono iniziatori della campagna “Epidemic in Gaza….”

Dr. Yaara Benger Alaluf storica e attivista politica femminista

Hadas Pe’ery musicista e attivista politico.

Adi Golan Bikhnafo artista e attivista politico.

Dr. Guy Shalev antropologo medico alla Hebrew University’s Martin Buber Society of Fellows.

traduzione Gabriella Rossetti https://www.972mag.com/gaza-coronavirus-israeli-solidarity/

PalestinaCeL

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