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Coronavirus non conosce confini

Le donne in nero sono un movimento nato nel 1988 dall’esperienza delle donne in nero israeliane, che manifestavano, ogni settimana in piazza, con una presenza silenziosa contro l’occupazione della Palestina da parte di Israele

Le donne in nero di Torino

IL CORONAVIRUS NON CONOSCE FRONTIERE

Nei nostri paesi ormai non si fa che parlare della diffusione del “Coronavirus” o “Covid 19”. La nostra situazione non è facile, ma sappiamo che in questa pandemia sono più a rischio, in tutto il mondo, le persone e i gruppi deprivati di terre, di acqua, di merci, sanità… e di diritti: a casa nostra, i rifugiati, gli homeless, i poveri; altrove gran parte delle popolazioni africane e del “sud del mondo”; o, vicino a noi, i palestinesi, di cui non si sente più parlare.

Nei Territori Palestinesi Occupati in questi giorni si sono registrati i primi casi di persone contagiate dal coronavirus (Betlemme in primis) e l’Autorità Nazionale Palestinese (ANP) ha proclamato lo stato di emergenza in Cisgiordania, con la chiusura delle scuole, delle località turistiche, dei luoghi di culto. Ai palestinesi è stato chiesto di ridurre gli spostamenti fra le città. La Palestina di ospedali ne ha ben pochi, e quei pochi hanno alle spalle anni di devastazioni e di scarsità di risorse, di personale, di possibilità di migliorare le proprie competenze attraverso la ricerca e i contatti con il resto del mondo.

Il governo di Israele ha sigillato i propri confini, però nei confronti dei circa settantamila palestinesi che avevano ottenuto il permesso di entrare per svolgere un lavoro ha allentato la chiusura, per la convenienza di continuare a sfruttare il lavoro palestinese a basso costo. Così alcune migliaia di palestinesi hanno chiesto tale autorizzazione. Ma chi fa quella scelta paga un prezzo molto alto: per due mesi non potrà lasciare Israele e dovrà perciò restare lontano dalla propria casa.

D’altra parte, ci sono situazioni in Palestina in cui la priorità non è restare in casa per evitare rischi di contagio: all’inizio di marzo l’esercito israeliano e gruppi di coloni hanno di nuovo tentato di confiscare le terre di Beita, vicino a Nablus; ma la popolazione sta opponendo senza soste la propria resistenza, continuando a essere presenti su quelle terre. 1

A oggi (22 marzo) in Palestina 3.570 abitanti nei Territori occupati sono in quarantena, di cui 2.676 nella Striscia di Gaza.

Gaza è il terzo posto più popolato al mondo. Mantenere la “distanza sociale” è impossibile e il virus può diffondersi come un incendio. A causa dell’assedio israeliano, il sistema sanitario è del tutto impreparato a gestire questa pandemia.

Il 97% dell’acqua non è potabile, l’elettricità è razionata e le forniture mediche e il personale erano già prima estremamente scarsi. Le autorità sanitarie avvisano che il contenimento e il trattamento della malattia sarà impossibile sotto l’assedio israeliano”2.

Le autorità palestinesi hanno annunciato il 21 marzo i primi due casi di coronavirus nella Striscia di Gaza. I due casi sono uomini palestinesi tornati a Gaza dal Pakistan attraverso il varco di Rafah giovedì 21 marzo. Sono risultati positivi al test.

Intanto, in questo periodo in cui l’attenzione mediatica e politica del mondo va quasi soltanto alla pandemia, il governo israeliano continua a mettere in atto quell’ulteriore smembramento della Palestina cui si sente autorizzato dal cosiddetto “accordo del secolo”, deciso da Trump senza neppure interpellare i palestinesi: annessione a Israele degli insediamenti, dell’intera città di Gerusalemme, delle alture del Golan e della Valle del Giordano, con il trasferimento forzato della popolazione che ora abita quelle terre.

Noi continuiamo a cercare di mantenere alta la nostra attenzione, di riflettere, di non dimenticare: le ingiustizie, e le politiche che le costruiscono, ci sono ancora, ci sono anche vicino a noi.

Per questo vi invitiamo ad aderire alle proposte dell’ASGI (Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione) sull’impatto che il Covid-19 produce sui diritti delle cittadine e cittadini stranieri nel nostro paese.

In allegato il documento completo.

Per aderire:

1 “Stand with the Palestinians of Beita as They Protect Their Land”, Jewish Voice for Peace. https://jewishvoiceforpeace.org

2Codepink, https://www.codepink.org/covid19gazacongress?utm_campaign=gaza_covid19&utm_medium=email&utm_source=codepink

PalestinaCeL

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