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Israele distrugge a Gaza anche il patrimonio artistico e gli archivi storici

da Il giornale dell’arte 11 dicembre, 27 dicembre e 3 gennaio 2023

Faccio una premessa necessaria che riguarda due dei casi rilevanti negli anni recenti in cui la distruzione di patrimoni artistici sollevò la mobilitazione dell’opinione pubblica internazionale e in cui le istituzioni preposte vennero sollecitate al restauro e ricostruzione. Il grido unanime era la condanna degli “islamisti selvaggi ” che si erano accaniti contro bellezze antiche patrimonio dell’umanità, e perfino, nel caso di Palmira, contro l’archeologo direttore del Museo! A Gaza come leggerete qui sotto Israele sta distruggendo, insieme 23.000 esseri umani, un prezioso patrimonio artistico e storico. Ma finora nessuna voce, nessuna azione per denunciare questi crimini e immaginare interventi, per salvare Gaza, la sua storia, la sua cultura, la sua vita. Grazie a Il Giornale dell’Arte che ce ne informa, come potete leggere più sotto.

Il 2 marzo 2001 ricordiamo che il mondo rimase dolorosamente colpito dalla notizia che in Afghanistan, i Talebani distrussero, facendola saltare con esplosivo, le più grandi statue del Buddha di Bamiyan scolpita nella pietra. Statua risalente al VI secolo della nostra epoca. Questo è successo nonostante la protesta di molti paesi, anche musulmani. Questi eventi sono stati ampiamente commentati nel mondo. Vedi qui, da Finestre sull’Arte. Anni dopo, tra il 2015 e il 2016, Palmira in Siria, sin dall’antichità famosa per i suoi templi ed altre strutture grandiose, rimase sotto il controllo dell’Isis. In quel periodo lo “Stato islamico” diffuse diversi video che mostravano i suoi miliziani distruggere alcuni dei monumenti più importanti della città vecchia. A metà luglio del 2015 fu rapito dai militanti dell’Isis, e torturato, l’archeologo Khāled al-As’ad, direttore per 40 anni del sito archeologico di Palmira. Il 18 agosto 2015 al-As’ad venne ucciso sulla piazza di fronte al Museo della città nuova di Palmira (oggi Tadmur). In seguito il suo corpo decapitato fu esposto al pubblico appeso ad una colonna.  Vedi qui da Euronews

A Gaza muore anche un patrimonio artistico millenario

articolo di Francesco Bandarin 11 dicembre 2023 Il Giornale dell’arte

Dall’inizio del conflitto il 7 ottobre, distrutti o gravemente danneggiati 186 edifici storici, 39 aree archeologiche, 21 moschee (tra cui la Moschea Al-Omari bombardata l’8 dicembre), 26 santuari, cinque chiese e monasteri. Ecco il punto sui principali monumenti della Striscia e le loro attuali condizioni, secondo i rapporti delle organizzazioni non governative

Moschea di Ibn Uthman

Moschea di Ibn Uthman

Gaza, oggi al centro del terribile conflitto innescato dall’attacco sferrato da Hamas a Israele il 7 ottobre scorso, ha una storia millenaria che ha lasciato sul suo territorio i segni del passaggio delle civiltà che l’hanno dominata: i Cananei, gli Egizi, i Filistei, gli Assiri, i Greci, gli Asmonei, i Romani, i Bizantini, gli Arabi, i Fatimidi, i Crociati, gli Ayubbidi, i Mamelucchi, i Crociati, gli Ottomani, fino agli inglesi (1920-48). Dopo la fondazione dello Stato di Israele, nel 1948, Gaza passò all’Egitto, per essere occupata da Israele nel 1967, e infine attribuita all’Autorità Nazionale Palestinese e ad Hamas a partire dal 2006.

Gaza, il cui nome deriva, secondo alcuni, dalla radice semitica «azaz» (forte), e secondo altri invece dalla parola persiana «ganj» (tesoro), è stata per secoli il principale porto di scambio di una delle merci più pregiate del mondo antico: l’incenso, una resina prodotta dall’olibano (Boswellia sacra), una pianta nativa delle regioni meridionali dell’Arabia, portata dalle carovane da lì provenienti. La città serviva anche da snodo dei traffici commerciali tra l’Egitto e il Levante e ha sempre svolto un ruolo importante nelle vicende politiche e militari della regione. Venne anche conquistata da Napoleone durante la Campagna d’Egitto, nel 1799.
Gaza, localizzazione dei principali monumentiGaza, localizzazione dei principali monumenti
I frequenti conflitti con Israele (l’attuale è il quinto dal 2006) hanno inflitto gravi danni al patrimonio architettonico e la guerra oggi in corso ha avuto effetti particolarmente distruttivi. Questo è il quadro dei principali monumenti della Striscia e delle loro condizioni, sulla base dei recenti rapporti delle organizzazioni non governative (Ong) che si occupano della loro conservazione.
Rovine romane nell’antico porto di AnthedonRovine romane nell’antico porto di Anthedon
Nella zona archeologica dell’antico porto di Anthedon, nel Nord di Gaza, fondato in epoca micenea (circa 1600-1100 a.C.) e attivo fino alla fine del dominio bizantino (VII secolo d.C.), si trovano un tempio romano, strutture di fortificazione e quartieri residenziali con interessanti mosaici pavimentali di epoca imperiale. Molte strutture del porto sono oggi sommerse, e non sono rari i ritrovamenti, come ad esempio quello della statua di Apollo rinvenuta nel 2013.L’area archeologica, che è iscritta nella lista preliminare del patrimonio mondiale dell’Unesco, ha subito danni gravi, con la distruzione del sito di Balakhiyah.
L’Apollo di GazaL’Apollo di Gaza
Chiesa di San PorfirioChiesa di San Porfirio
La Chiesa di San Porfirio, intitolata a un vescovo di Gaza del V secolo e ubicata nella zona nord della città, venne costruita nel 425 d.C., poi convertita in moschea nel VII secolo e nuovamente trasformata in chiesa all’epoca delle Crociate, aveva già subito gravi danni durante il conflitto con Israele nel 2014. Un bombardamento avvenuto all’inizio del conflitto ha gravemente danneggiato la chiesa e ha fatto vittime tra coloro che vi si erano rifugiati. Anche la Chiesa bizantina di Jabaliya è stata bombardata e ha subito una quasi completa distruzione.
San Porfirio distruttaSan Porfirio distrutta
Qasr el BashaQasr el Basha
Il Palazzo di Qasr el-Basha, al centro della città di Gaza, costruito nel XIII secolo, fu la residenza del celebre sultano mamelucco Zahir Baybars (1223-77) durante le sue campagne contro i Crociati e i Mongoli. È conosciuto anche come Forte di Napoleone, perché Bonaparte vi passò alcuni giorni durante la campagna militare. È sede del principale museo archeologico di Gaza ed è esposto oggi a gravi rischi.
La Moschea Al-OmariLa Moschea Al-Omari
La Moschea Al-Omari, situata nel centro della città di Gaza, venne edificata come chiesa dai Bizantini, al di sopra di un tempio antico, e convertita in moschea all’inizio della conquista araba. Per questo porta il nome del califfo Omar ibn al-Khattab (584-644). Trasformata dai Crociati nel XII secolo in chiesa dedicata a san Giovanni Battista e successivamente riconvertita in moschea dai sultani mamelucchi, ha subito nei secoli molti danni, in particolare per terremoti nell’XI e XIII secolo e durante la prima guerra mondiale. Restaurata nel 1925, era già stata danneggiata nel corso dei precedenti conflitti con Israele. La moschea è stata purtroppo quasi completamente distrutta da un bombardamento israeliano l’8 dicembre. Proprio questa grave perdita ha spinto la Municipalità di Gaza a chiedere l’intervento dell’Unesco per salvare i propri monumenti. Sono state distrutte anche altre moschee, come quelle di Ibn Uthman del XV secolo, Sheikh Shaban e di Al-Zafar Dmari a Shuja’iya e la Moschea Omari a Jabalia.
La moschea Al-Omari dopo il bombardamentoLa moschea Al-Omari dopo il bombardamento
Il Monastero cristiano di Tell Umm Amer, il luogo di nascita del santo eremita siro-palestinese Ilarione (291-371 d.C), è uno dei più grandi monasteri della regione, ed è stato inserito nella lista dei possibili candidati all’iscrizione nel Patrimonio mondiale dell’Unesco. Si trova nel villaggio di Al Nusairat nella parte Sud di Gaza, e ha finora subìto danni parziali.
Tell Umm Amer, luogo di nascita del santo eremita siro-palestinese Ilarione Tell Umm Amer, luogo di nascita del santo eremita siro-palestinese Ilarione
Il Forte di Qalaat Barquq, ubicato a Khan Younis nel Sud di Gaza, venne costruito nel 1387 durante il Regno di Barquq, sultano mamelucco di origine circassa. Il forte aveva una funzione importante come luogo di sosta dei mercanti che viaggiavano tra Damasco e Il Cairo. Del potente sistema di fortificazioni, realizzate per difendersi dalla minaccia del conquistatore turco mongolo Tamerlano (1336-1405), resta solo la facciata principale. Il monumento si trova nell’area oggi interessata dalla seconda fase della guerra.
Il forte mamelucco Qalaat BarquqIl forte mamelucco Qalaat Barquq
Nel complesso, il quadro delle distruzioni è già molto grave. Questa è la situazione attuale del patrimonio finora distrutto o gravemente danneggiato: 186 edifici storici, 39 aree archeologiche, 21 moschee, 26 santuari, cinque chiese e monasteri. E la guerra non accenna a concludersi.

Distrutti gli archivi storici di Gaza City 27 dicembre 2023

Sarvy Geranpayeh

Una breve tregua nella guerra tra Israele e Hamas ha permesso all’Icomos-Consiglio Internazionale dei Monumenti e dei Siti e al Ministero delle Antichità Palestinesi di indagare sull’entità dei danni al patrimonio culturale della piccola enclave. La storia di Gaza abbraccia numerose civiltà, tra cui egizi, filistei, babilonesi, greci, romani e bizantini. Tra gli oltre 130 siti storici registrati a Gaza (tre siti di Gaza figurano nella lista provvisoria dell’Unesco), il rapporto Icomos cita la completa distruzione degli Archivi centrali di Gaza City, dove erano conservati migliaia di documenti storici, e di Casa El Saqqa, un importante centro culturale in una tradizionale abitazione islamica mamelucca del 1661, nonché danni parziali all’Ospedale battista Al Ahli, fondato nel 1882 e ritenuto l’ospedale più antico di Gaza. Yasin conferma i danni alla Casa El Saqqa (fotografie e video sui social media passati in rassegna dai colleghi inglesi del «The Art Newspaper» ne mostrano la completa distruzione) e agli Archivi Centrali. Secondo Icomos Palestine anche il Souq Al Zawiya, uno dei mercati più antichi e importanti della città di Gaza, è stato completamente distrutto. Recenti filmati mostrano inoltre in rovina la Grande Moschea Omari risale al VII secolo. [Sarvy Geranpayeh]

Sale il bilancio dei danni a Gaza 3 gennaio 2023

da Redazione

Secondo gli ultimi lanci di Anadolu, agenzia di stampa governativa turca con sede ad Ankara, l’esercito israeliano ha distrutto più di 200 siti archeologici e antichi dei 325 registrati in tutta la Striscia di Gaza nel corso degli attacchi dal 7 ottobre a oggi. Il Gaza Media Office ha affermato che i siti distrutti includono antiche chiese, moschee, scuole e musei, monumenti storici e archeologici risalenti all’epoca fenicia e romana, o datati tra l’800 a.C e il 1.400. Tra i siti distrutti anche la Grande Moschea Omari, di cui avevamo dato notizia nel giorno per giorno del 27 dicembre, la chiesa bizantina a Jabalia, il Santuario di Al-Khadir nella città di Deir al-Balah e il cimitero bizantino di Blakhiya. Tra i siti gravemente danneggiati la chiesa greco-ortodossa di San Porfirio, la casa di Al-Saqqa di 400 anni e la moschea Sayed al-Hashimtra le più antiche di Gaza.

PalestinaCeL

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