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‘Questo sport ci ha insegnato a non abbassare lo sguardo per la paura’

Ragazze palestinesi si allenano con i pugili fuori dalla palestra improvvisata nel campo profughi di Al-Rimal, a Gaza City, il 1° giugno 2026. (Yousef Zaanoun)

In un campo profughi di Gaza City, la boxe è diventata un’ancora di salvezza per decine di ragazze, che sognano di rappresentare un giorno la Palestina sulla scena internazionale.

Di Mohammed Zaanoun , 22 giugno 2026

Una palestra di pugilato improvvisata si trova nel mezzo di un vasto campo profughi ad Al-Rimal, quello che un tempo era il quartiere più benestante di Gaza City. Situata all’interno di una tenda, la struttura è priva di tappeti o erba sintetica – conseguenza del soffocante blocco israeliano su merci e aiuti – e le ragazze che imparano a boxare si allenano con pochissime attrezzature o dispositivi di protezione. Una tenda adiacente funge da area per gli allenamenti e il riscaldamento. 

Osama Ayoub, un allenatore quarantenne di Gaza City, ha costruito la palestra con materiali di recupero. “Nonostante le immense difficoltà e la grave carenza di risorse, sono rimasto determinato a non lasciare che lo sport scomparisse dalla vita delle ragazze”, ha dichiarato Ayoub a +972 Magazine. “Ho allestito questa struttura per la boxe femminile come un’iniziativa semplice ma significativa, per offrire uno spazio sicuro per l’allenamento, dare forza alle giovani atlete e aiutarle a ritrovare speranza, fiducia e un senso di normalità attraverso lo sport”.

Osama Ayoub e la quattordicenne Judy Al-Nimer si allenano nella palestra di pugilato improvvisata nel campo profughi di Al-Rimal, a Gaza City, il 1° giugno 2026. (Yousef Zaanoun)

Osama Ayoub e la quattordicenne Judy Al-Nimer si allenano nella palestra di pugilato improvvisata nel campo profughi di Al-Rimal, a Gaza City, il 1° giugno 2026. (Yousef Zaanoun)

Ayoub gestiva una palestra di pugilato completamente attrezzata prima che venisse distrutta, insieme alla sua casa, durante la guerra genocida di Israele nella Striscia . “Ero profondamente preoccupato per il futuro dello sport a Gaza”, ha spiegato, quindi si è subito messo al lavoro, montando la tenda e reclutando partecipanti. 

Oggi, offre sessioni di allenamento gratuite a quasi 50 ragazze di età compresa tra gli otto e i 19 anni a Gaza City e Khan Younis. Le ragazze sono incoraggiate dagli applausi degli spettatori che spesso si radunano per assistere alle partite, alcuni dei quali lo fanno dalle tribune improvvisate che Ayoub ha eretto intorno alla tenda. 

Una ragazza si allena nella palestra di pugilato improvvisata nel campo profughi di Al-Rimal, a Gaza City, il 1° giugno 2026. (Yousef Zaanoun)

Una ragazza si allena nella palestra di pugilato improvvisata nel campo profughi di Al-Rimal, a Gaza City, il 1° giugno 2026. (Yousef Zaanoun)

Lana Al-Ashi, una sedicenne di Gaza City, si allenava nel club di Ayoub prima del genocidio israeliano. Quando il club fu raso al suolo, temeva di non poter più praticare la boxe. Poi Ayoub le parlò della sua struttura di allenamento improvvisata nel campo profughi. “Ho sentito un nuovo spirito risvegliarsi dentro di me”, ha detto. “La boxe non è più solo un hobby; è il modo principale in cui mi tengo in equilibrio mentalmente”.

Sebbene il programma preveda un allenamento fisico, l’obiettivo principale di Ayoub è offrire quel tipo di supporto psicologico descritto da Al-Ashi. Molti dei partecipanti hanno perso persone care o la propria casa durante la guerra, a volte anche entrambe le cose, e a tutti sono stati negati anni della loro infanzia. 

Lana Al-Ashi, 16 anni, 1 giugno 2026. (Yousef Zaanoun)

Lana Al-Ashi, 16 anni, 1 giugno 2026. (Yousef Zaanoun)

Judy Al-Nimer, 14 anni, 1° giugno 2026. (Yousef Zaanoun)

Judy Al-Nimer, 14 anni, 1° giugno 2026. (Yousef Zaanoun)

«Se non fosse per questa tenda improvvisata in cui ci alleniamo, il nostro stato psicologico crollerebbe completamente», ha affermato Judy Al-Nimer, una partecipante di 14 anni la cui famiglia è stata sfollata più volte durante il genocidio. «La boxe per me è una vera ancora di salvezza: è l’unico posto in cui posso sfogare tutta la rabbia e il dolore repressi nel mio cuore». 

La palestra è anche uno spazio in cui le ragazze possono ristabilire una parvenza di routine dopo anni di incertezza. “L’ assenza delle scuole uccide il nostro futuro e ci lascia in un vuoto mortale, consumate dai pensieri e dalla paura dell’ignoto”, ha detto Al-Nimer. “Quando indosso i guantoni dentro la tenda, sento di non essere debole e di stare ritrovando la mia forza e la mia autostima, che questa realtà ha cercato di distruggere”.

Nonostante sia formalmente in vigore un cessate il fuoco, le partecipanti si allenano spesso tra il rumore dei droni e i bombardamenti nelle vicinanze . “Tremavo di paura a ogni esplosione che faceva tremare la tenda”, ha ricordato Al-Nimer. “I bombardamenti israeliani non si fermano mai”, ha confermato Al-Ashi. “In quei momenti terrificanti, ci scambiamo sguardi con l’allenatore e le ragazze e, invece di scappare, continuiamo a tirare pugni con ancora maggiore determinazione: questo sport ci ha insegnato a non abbassare lo sguardo per la paura”.

Sebbene i loro allenamenti rimangano confinati nella piccola palestra, le ragazze hanno un obiettivo più grande: poter viaggiare fuori dalla Striscia assediata e competere in campionati internazionali di pugilato rappresentando la Palestina. “La mia ambizione, il mio sogno, e il sogno di tutte le ragazze qui, è avere la possibilità di uscire e competere sui ring internazionali”, ha detto Al-Ashi. “Voglio innalzare in alto la bandiera palestinese e dimostrare al mondo che siamo un popolo che ama la vita e merita la gioia”.

Mohammed Zannoun è un fotoreporter di Gaza

traduzione a cura di alessandra mecozzi

PalestinaCeL

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