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Stop alle demolizioni: la richiesta delle Nazioni Unite e degli Stati europei a Israele

da Al Jazeera

Secondo quanto affermato dalle Nazioni Unite, almeno 70 persone o giù di lì che vivono nella comunità beduina, compresi 41 bambini, rischiano lo sfollamento nel distretto di Humsa Al-Baqaia.

La Valle del Giordano ospita circa 60.000 palestinesi, secondo le Nazioni Unite, ma quasi il 90% del territorio è sotto il completo controllo israeliano [File: Mussa Qawasma via Reuters]

Le Nazioni Unite e i membri europei del Consiglio di sicurezza venerdì 26 febbraio hanno chiesto a Israele di fermare le demolizioni degli insediamenti beduini nella Valle del Giordano e di concedere l’accesso umanitario alla comunità che vive a Humsa Al-Baqaia.

In una dichiarazione congiunta al termine di una sessione mensile del Consiglio di Sicurezza sul conflitto in Medio Oriente, Estonia, Francia, Irlanda, Norvegia e Regno Unito hanno affermato di essere “profondamente preoccupati per le recenti ripetute demolizioni e confisca di oggetti, comprese le strutture finanziate dall’UE e dai donatori eseguite dalle autorità israeliane a Humsa Al-Baqaia, nella Valle del Giordano”.

Secondo tale dichiarazione, la preoccupazione si è concentrata anche sulle circa 70 persone che vivono nella comunità beduina, tra cui 41 bambini.

“Ribadiamo il nostro invito a Israele a fermare le demolizioni e le confische”, afferma la dichiarazione.

“Chiediamo inoltre a Israele di consentire un accesso umanitario completo, sostenuto e senza ostacoli alla comunità di Humsa Al-Baqaia”.

Humsa al-Baqaia si trova nella Valle del Giordano, un pezzo di terra fertile e strategico che va dal Lago di Tiberiade al Mar Morto, che è emerso come un punto critico nella lotta sulla Cisgiordania.

La Valle del Giordano ospita circa 60.000 palestinesi, secondo le Nazioni Unite, ma quasi il 90% del territorio fa parte di quella che è conosciuta come Area C, i tre quinti della Cisgiordania che si trova sotto il completo controllo israeliano. Comprende aree militari chiuse e circa 50 insediamenti agricoli che ospitano circa 12.000 israeliani.

Sequestro di proprietà

I palestinesi sono esclusi da quelle aree e dalle terre che possiedono. È vietato scavare pozzi o costruire qualsiasi tipo di infrastruttura senza permessi militari, che sono ormai difficili da ottenere.

Il gruppo israeliano anti-insediamento Peace Now afferma, citando opportune statistiche ufficiali, che dal 2009 al 2016 meno del 2% delle oltre 3.300 domande di permesso nell’Area C hanno avuto successo.

Qualunque cosa costruita senza permesso, dalle estensioni delle case alle tende, ai recinti per gli animali e alle reti di irrigazione, è a rischio di demolizione da parte dell’esercito israeliano.

Macchine israeliane demoliscono una casa palestinese situata nell’area C vicino a Yatta, nella zona meridionale della città di Hebron in Cisgiordania lo scorso novembre [File: Hazen Bader / AFP]

Quasi 800 palestinesi, di cui 404 minori, hanno già perso la casa nel 2020.
Durante l’intero anno precedente, 677 hanno perso le loro case, rispetto alle 387 del 2018 e alle 521 del 2017.

Venerdì 26 febbraio anche l’inviato delle Nazioni Unite per la regione, il norvegese Tor Wennesland, ha espresso le proprie preoccupazioni in merito alle operazioni di demolizione e confisca delle terre. Ha affermato che le forze di sicurezza israeliane hanno “demolito o confiscato 80 strutture” nella comunità beduina “in una zona di fuoco dichiarata israeliana nella Valle del Giordano”.

Ha inoltre rivelato che le azioni avevano “sfollato più volte 63 persone, inclusi 36 bambini, in seguito ad una demolizione simile avvenuta nel novembre 2020”.

“Esorto Israele a cessare le attività di demolizione e di sequestro di proprietà palestinesi in tutta la Cisgiordania occupata, compresa Gerusalemme est, e a consentire ai palestinesi di sviluppare le loro comunità”, ha dichiarato.

Articolo tratto da Al-Jazeera

Traduzione di Rachele Manna

PalestinaCeL

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