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Perché i media di Israele ignorano la dichiarazione di B’tselem sull’apartheid?

Mentre la dichiarazione di B’tselem su Israele come stato di apartheid ha ricevuto un’ampia copertura nel mondo, i media in ebraico di Israele sono rimasti quasi tutti in silenzio

di Oren Persico e The Seventh Eye 14 gennaio, 2021 nella foto

Foto: Un uomo con la mascherina legge giornali nel centro di Gerusalemme 8 Novembre, 2020. (Yonatan Sindel/Flash90)

Se un gruppo per i diritti umani dichiara che lo stato in cui opera è un regime di apartheid e nessuno ne riferisce, quello stato è ancora una democrazia? Questa settimana, B’Tselem, uno dei più antichi gruppi anti-occupazione di Israele, ha pubblicato un rapporto rivoluzionario che descrive Israele come un “regime di apartheid” dal Mar Mediterraneo al fiume Giordano Questa è la prima volta dalla fondazione dell’ organizzazione nel 1989 che B’Tselem fa riferimento alle politiche all’interno della Linea Verde, invece di concentrarsi esclusivamente sui territori occupati.

Insieme alla pubblicazione del rapporto completo di B’Tselem sul proprio sito web, l’organizzazione ha inviato comunicati stampa ai media in Israele e all’estero; la storia è stata ripresa da importanti organi di stampa tra cui The Guardian (che ha ospitato anche un editoriale del direttore esecutivo di B’Tselem Hagai El-Ad),  Le MondeEl PaísNPRCNNNBCABCBloombergThe Washington PostThe Los Angeles TimesThe IndependentAPRFI, e Politiken.

Tuttavia, mentre la dichiarazione di B’Tselem ha ricevuto una copertura importante in tutto il mondo, i media in ebraico in Israele sono rimasti quasi del tutto in silenzio. Anche se si può essere d’accordo o in disaccordo con la posizione di B’Tselem, non si può fare a meno di chiedersi perché i principali organi di informazione israeliani si siano astenuti dal riferire in merito. Ignorando il rapporto, quei soggetti hanno impedito alle stesse persone che vivono sotto quello che B’Tselem chiama un regime di apartheid di essere informate sulla sua opinione. Dopotutto, è molto più decisivo che gli israeliani sappiano della realtà in cui vivono rispetto ai lettori di El País, Le Monde o The Washington Post.

Quattro principali giornali in Israele: Yediot Ahronot, Maariv, Haaretz e Israel Hayom, Aug. 5, 2008. (Olivier Fitoussi / Flash90)

Particolarmente strana è stata la decisione di alcuni media israeliani con siti sia in ebraico che in inglese di pubblicare informazioni sul rapporto di B’Tselem solo sui loro siti in inglese. I lettori del sito in lingua inglese di Haaretz – molti dei quali vivono al di fuori di Israele – hanno potuto leggere una notizia (news item) sul rapporto. Nel frattempo, ai lettori di Haaretz in ebraico, la maggior parte dei quali vive in Israele, non è stata data la stessa possibilità, né nell’edizione cartacea del giornale né sul suo sito web.

Lo stesso è avvenuto per Ynet e Israel Hayom, che hanno soltanto pubblicato qualcosa sul rapporto nei loro siti in inglese. The Jerusalem Post e Times of Israel, due nuovi siti in inglese hanno pubblicato anch’essi qualche notizia sul rapporto.

Infatti, a parte un editoriale del membro del consiglio di B’Tselem Orly Noy pubblicato in ebraico su Local Call (e in inglese su +972 Magazine), e un editoriale del direttore esecutivo Hagai El-Ad sul sito di notizie ebraiche Hottest Place in Hell, l’unico organo di informazione in lingua ebraica che ha pubblicato qualcosa sull’annuncio è stato il sito web di Channel 13 News.

Il giornalista israeliano Avi Issacharoff ha casualmente menzionato il rapporto durante una conversazione con Erel Segal alla radio 103FM. “Noi [israeliani] non parliamo dei palestinesi”, ha osservato Issacharoff, “ma c’è una realtà qui con cui dobbiamo avere a che fare”. Considerando l’atteggiamento dei media israeliani nei confronti dell’annuncio di B’Tselem, la prima parte della dichiarazione di Issacharoff è certamente vera; per quanto riguarda la seconda parte, sembra che ci siano ancora troppi israeliani che preferiscono negare la realtà, e i media stanno solo favorendo tale negazione.

Il Settimo Occhio ha chiesto un commento ad Haaretz, Ynet e Israel Hayom, i tre media che hanno pubblicato notizie sul rapporto sui loro siti in lingua inglese ma non su quelli in ebraico. Il caporedattore di Haaretz Aluf Benn ha risposto che i siti in inglese ed ebraico di Haaretz sono composti da due diversi team editoriali che operano in modo indipendente, ciascuno a propria discrezione. Secondo un  tweet  del direttore del Public Outreach di B’Tselem, Roy Yellin, i redattori ebrei di Haaretz hanno detto all’organizzazione che “non considerano questa una notizia”.

Ynet e Israel Hayom non hanno risposto alla richiesta di commenti

Questo articolo è stato prima pubblicato in The Seventh Eye in ebraico  here.

Oren Persico scrive per The Seventh Eye.

The Seventh Eye

Il Settimo Occhio è l’unico “cane da guardia” indipendente dei media di Israele. Fondato nel 1996, oggi pubblica quotidianamente recensioni sui media, articoli, editoriali e rapporti investigativi volti a denunciare pratiche giornalistiche inaccettabili, interessi stranieri nei media israeliani, censura e autocensura, discriminazione e razzismo. Gli autori del sito seguono e documentano i progressi nel mondo dei media israeliani, dalla rinascita dei sindacati dei giornalisti all’esposizione di contenuti “pubblicitari” nascosti, il tutto con l’obiettivo di incoraggiare un giornalismo indipendente, equo e imparziale.

Traduzione a cura di Alessandra Mecozzi da +972 Magazine

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