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Normalizzare la Palestina, non l’occupazione!

November 14, 2020 ArticlesFeatures

Nanaia Mahuta è la prima donna Maori a ricoprire l’incarico di Ministro degli Esteri (Photo: File)

By Alternative Jewish Voices & Wellington Palestine

Aotearoa-Nuova Zelanda e Palestina hanno ciascuna una popolazione di cinque milioni di persone. Ad eccezione di diverse isole del Pacifico, noi neozelandesi siamo le persone più lontane da Israele-Palestina. Cosa possono fare alcune decine di neozelandesi di identità musulmana, ebraica, cristiana, laica e di altro tipo da un piccolo paese alla fine del mondo?

Noi – membri di Wellington-Palestine e Alternative Jewish Voices – lavoriamo insieme perché vediamo nel popolo palestinese altri esseri umani i cui pari diritti umani vengono schiacciati da un’occupazione disastrosa e illegittima. Cerchiamo soluzioni che inizino con il ripristino dei diritti e della parità di status, come precondizioni (non ricompense) per una soluzione politica.

In quanto popolo occupato, i palestinesi hanno diritto alla protezione, ma la protezione non è una dinamica di cambiamento. Negli ultimi anni sono stati spesi molto tempo e molte energie per rallentare le perdite derivanti dall’abbraccio Trump-Netanyahu. In questi tentativi, i palestinesi sono stati troppo spesso ridotti ad essere oggetto della nostra protezione. Ma la protezione non può sostituire il riconoscimento dei palestinesi come soggetti politici e come protagonisti di resistenza e cambiamento.

Qui ad Aotearoa, in Nuova Zelanda, crediamo di poter mettere a frutto un momento di cambiamento nazionale per ridefinire la questione. La Nuova Zelanda ha recentemente eletto un governo di centrosinistra con una maggioranza storica, guidato dal primo ministro Jacinda Ardern. Ha una rara capacità di sollevare interesse con affermazioni buone, fondamentali e di principio. Tuttavia, dalla nostra iniziativa diplomatica sulla risoluzione 2334 dell’ONU, il nostro governo ha fatto calare il silenzio sulla Palestina.

“Il precedente governo di coalizione aveva le mani legate dal ministro degli Esteri, Winston Peters. Peters non aveva alcun interesse per la causa palestinese e non è riuscito ad alzare la voce contro le violazioni dei diritti umani da parte di Israele, anche quando manifestanti disarmati sono stati presi di mira dai cecchini dell’IDF durante la Grande Marcia del Ritorno “, ha detto Neil Ballantyne di Wellington-Palestine.

Il 6 novembre 2020 si è insediato un nuovo ministro degli Esteri. Nanaia Mahuta è la prima donna Māori a ricoprire questo incarico, con 24 anni di esperienza parlamentare. Ha messo al centro del suo interesse per la comunità e l’attività del Governo, i diritti sulla terra degli indigeni, la qualità dell’acqua e lo sviluppo Maori.

E adesso si cambia…

Alternative Jewish Voices e Wellington-Palestine hanno presentato un briefing sulla Palestina alla ministra degli Esteri entrante, esortandola a sostenere le leggi che i governi hanno firmato a nostro nome. Vogliamo che il nostro governo chieda la fine del blocco e riconosca lo Stato di Palestina, condanni la detenzione dei bambini, formuli una politica che riconosca i palestinesi come popolo intero e partner indispensabili in qualsiasi vera soluzione.

Questi appelli non sono nuovi, ma speriamo che finalmente raggiungano orecchie che li ascoltino. Diritti sulla terra, acqua pulita, autonomia e sviluppo; speriamo che Nanaia Mahuta avrà il coraggio di chiedere perché Aotearoa-Nuova Zelanda ha contribuito alla negazione di questi diritti al popolo palestinese per così tanto tempo. Il nostro governo di solito ha chiesto: “Dobbiamo concedere questi diritti?” Quando la vera domanda è: “Chi siamo noi per negarli?”

Se la questione viene riproposta in questo modo, il riconoscimento della Palestina diventa una risposta ovvia. Le cose non cambiano finché le persone non hanno la stessa condizione per parlare di diritto alla propria terra, alle proprie risorse e al proprio futuro. Per rimettere il discorso in questi termini, Alternative Jewish Voices e Wellington Palestine si stanno concentrando sull’appello per il riconoscimento dello Stato di Palestina. Il riconoscimento non è una ricompensa. È la base e una precondizione per un progetto politico. A livello personale, negare il riconoscimento significa negare ai palestinesi la piena e normale partecipazione a un mondo di sistemi basati sullo stato, semplicemente perché sono nati palestinesi. Perché a un bambino palestinese dovrebbe mancare il passaporto, l’uso dell’acqua sotto la terra della sua famiglia o l’accesso a siti web che funzionano in Israele?

Queste sono domande che mettono in luce i palestinesi come esseri umani a pieno titolo. La nostra mancanza di riconoscimento è un rifiuto intenzionale di vedere e ascoltare i palestinesi come nostri pari. Marilyn Garson, membro di Alternative Jewish Voices e autrice di Still Lives – A Memoir of Gaza, porterà queste affermazioni in una mezza dozzina di paesi e città nelle prossime settimane in un tour di conferenze. Pensiamo che il messaggio avrà un’ampia eco.

Alternative Jewish Voices è un collettivo di ebrei neozelandesi non sionisti che testimoniano la diversità e l’ampiezza politica della comunità ebraica.

– Wellington Palestine è un’organizzazione per i diritti umani con sede in Nuova Zelanda che lavora per promuovere la giustizia, la pace e la libertà per il popolo palestinese.

Traduzione a cura di Alessandra Mecozzi da https://www.palestinechronicle.com/normalize-palestine-not-the-occupation/

PalestinaCeL

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