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“Paradiso perduto”: come Israele ha trasformato la Cisgiordania in uno scarico di acque reflue per i suoi insediamenti

Acque di scarico non trattate hanno distrutto il terreno di villaggi palestinesi, provocando spesso la morte di antichi ulivi e la perdita di mezzi di sostentamento

di Shatha Hammad Middle East Eye 21 ottobre 2020

Residenti e agricoltori dicono che sempre più acque di scarico vengono pompate nelle loro terre dagli insediamenti illegali (MEE/supplied)

Abdullah Maarouf usa prendersi cura del suo uliveto in questo periodo dell’anno, l’inizio della stagione della raccolta delle olive in Palestina. Quest’anno, però, il 55enne Maarouf è costretto a starsene a casa. Maarouf vive nel villaggio di Deir Ballut, nel governatorato settentrionale di Salfit, Cisgiordania occupata. Dice che una volta la sua terra era “un paradiso”. Oggi è diventata una palude di acque reflue, a causa dello scarico delle acque che scorre dall’insediamento illegale di Leshem nelle vicinanze.

Maarouf e la sua famiglia di 50 componenti, possiedono 20 dunams (due ettari), che ospitano circa 400 ulivi, alcuni dei quali risalgono al periodo Romano. I loro alberi producono circa due tonnellate di olio d’oliva ogni anno. “Non possiamo più raggiungere la nostra terra, né possiamo raccogliere le olive. Le acque reflue degli insediamenti hanno sommerso completamente la terra “, dice Maarouf a Middle East Eye. Gli insediamenti israeliani illegali scaricano ogni anno milioni di metri cubi di acque reflue in Cisgiordania.

Una grande quantità di acque reflue è costituita da liquami non trattati che scorrono verso le valli palestinesi e sui terreni agricoli. Maarouf spiega che l’anno scorso è stato installato un condotto di grandi dimensioni per andare da Leshem alla sua terra e ad altri terreni nelle vicinanze. Con l’avvicinarsi della stagione della raccolta delle olive, Maarouf afferma che la quantità di acque reflue pompate nella sua terra è aumentata. “Se continuano a pompare le acque reflue verso gli ulivi, tutti gli alberi moriranno e perderemo la nostra principale fonte di reddito”, continua.

Attacchi dei coloni

Le acque reflue non sono l’unico problema che Leshem ha creato alla famiglia Maarouf e alla loro terra. Circa 10 dunam del terreno originario sono stati confiscati per l’area dell’ insediamento, a cui ora è loro vietato l’accesso. I coloni precedentemente hanno anche attaccato la terra e abbattuto 200 ulivi che avevano circa 25 anni.

Deir Ballut è circondata dagli insediamenti illegali di Leshem, Peduel e Beit Aryeh-Ofarim, e tutti rilasciano i liquami che finiscono sui terreni agricoli del villaggio. Yehya Mustafa, capo della municipalità, dice a MEE che mentre gli insediamenti pompano i loro liquami nel villaggio, le autorità israeliane, nello stesso tempo, impediscono alla città di costruire la propria discarica. L’esercito, dice, “ci dà la caccia per farci pagare multe fino a 7.000 shekel (2.000 dollari) e confisca i veicoli palestinesi destinati alla raccolta dei rifiuti. Presentiamo denunce quotidianamente e ci rivolgiamo alle autorità israeliane e alle istituzioni internazionali, ma senza successo”.

Un fenomeno molto diffuso

Circa il 95% di Deir Ballut è classificato come “Area C”, sotto il pieno controllo militare israeliano, in base agli accordi di Oslo firmati tra Israele e l’Organizzazione per la liberazione della Palestina (OLP) nel 1993. Ciò significa che il villaggio non può espandersi oltre l’ area attualmente costruita ed è classificato come terreno agricolo. Come molti altri villaggi palestinesi della Cisgiordania occupata, circondati da insediamenti, anche questo villaggio è esposto a continui attacchi da parte dei coloni illegali,

“Ogni giorno il villaggio viene attaccato dai coloni. La scorsa settimana hanno bruciato 50 alberi di ulivo che avevano più di 60 anni”, dice Mustafa. La questione delle acque reflue degli insediamenti che scorrono sui terreni agricoli palestinesi non è un fenomeno recente. Residenti e agricoltori affermano che l’aumentata quantità di liquami pompati e i conseguenti danni, soprattutto durante la stagione delle olive, hanno fatto crescere il timore di perdere ancora più terreno agricolo a favore degli insediamenti.

In the village of Deir Ballut, settlers previously attacked the land and cut down 200 olive trees that were about 25 years old (MEE/Shatha Hammad)
Nel villaggio di Deir Ballut, coloni hanno attaccato la terra e tagliati 200 ulivi di 25 anni (MEE/Supplied)

Nel villaggio di Deir al-Hatab, a est della città di Nablus, il capo del consiglio del villaggio Abdul Karim Hussein dice a MEE che i residenti hanno recentemente scoperto che l’insediamento illegale di Elon Moreh e le sue fabbriche pompano grandi quantità di acque reflue nei loro terreni agricoli – terreni a cui l’esercito israeliano vieta l’accesso agli abitanti dei villaggi per tutto l’anno, tranne che nella stagione della raccolta delle olive. “Abbiamo trovato gli ulivi distrutti a causa delle acque reflue che si sono diffuse in tutto il terreno e tra gli alberi”, dice Hussein.

“Questo vuol dire che l’insediamento ha scaricato le sue acque reflue su queste terre per molti mesi”, continua, spiegando che molti dei residenti sono tornati a casa quel giorno senza avere neanche la possibilità di raggiungere le loro terre, inzuppate di liquami. La terra a cui si riferisce Hussein è di circa 40 ettari e produce circa otto tonnellate di olio d’oliva all’anno. Stima che circa 7 ettari in totale siano stati interessati dalle acque reflue. “Se la situazione persiste, tutta la terra andrà perduta e non ci sarà permesso di tornarci”, dice.

La desolazione di una terra avvelenata

Mohammad Matawe, un ingegnere agricolo dell’Unione dei comitati di lavoro agricolo, una ONG palestinese, spiega che le acque reflue non trattate hanno effetti di ampia portata sul terreno su cui si riversano. Tra questi, la distruzione del suolo e la modifica della sua composizione biologica, che causa la morte degli alberi, un fenomeno diffuso in tutta la Cisgiordania.

Anche gli abitanti del villaggio di Qaryout, a sud di Nablus, hanno recentemente scoperto acque reflue nelle loro terre. “Fino a poco tempo fa non eravamo a conoscenza della quantità di acque reflue pompate nelle terre del villaggio”, dice a MEE Bashar Muammar, un attivista contro l’attività degli insediamenti. Aggiunge che questo “indica un aumento della popolazione nelle colonie di Eli, Shilo e Shvut Rachel, che circondano il villaggio”. Muammar spiega che il terreno agricolo ad ovest del villaggio, che è percorso da liquami dell’ insediamento, si estende per circa 10 ettari, tutti coltivati ad ulivi. I proprietari del terreno, dice, hanno trovato molti dei loro alberi morti a causa dell’aumento dei livelli delle acque reflue nella zona. “Circa 30 ulivi sono distrutti a causa dello scarico e non possono più produrre”, dice.

Traduzione a cura di Alessandra Mecozzi da https://www.middleeasteye.net/news/israel-west-bank-settlements-sewage-dump?fbclid=IwAR23ly3eQe0pulQxcbR4c5-jO-gkOkqGEax0sjPzQwCSR4OXdqanRFtR0IY

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