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Dare la cittadinanza ai Palestinesi non renderebbe Israele meno coloniale

nella foto: una donna beduina reagisce alla distruzione della sua casa in Umm al-Hiran Negev desert, sud Israele, gennaio 18, 2017. (Hadas Parush/Flash90)

Irly Noy 21 giugno 2020 +972 magazine

L’idea di concedere la cittadinanza ai palestinesi annessi aggiungerà semplicemente altra ingannevole vernice alla facciata della democrazia israeliana.

Nel dibattito sulla possibile annessione ad Israele di parti della Cisgiordania, il destino dei palestinesi nei territori occupati è spesso visto in una sorta di spettro di immagini.

C’è chi parla di una forma accelerata di pulizia etnica, che ridurrebbe al minimo il numero di palestinesi nelle aree annesse a Israele. Altri la descrivono come il proseguimento dello status quo, in cui i palestinesi rimangono senza stato e senza diritti. Altri ancora parlano della concessione della residenza israeliana ai palestinesi annessi, analoga al caso dei palestinesi di Gerusalemme est, che furono ufficialmente annessi nel 1980.

Non a caso, la parola “apartheid” è entrata nel lessico israeliano da quando l’annessione è diventata la politica del Primo Ministro Netanyahu nei confronti dei territori occupati. È chiaro a tutti che in tutti i casi, Israele non ha intenzione di concedere la cittadinanza ai residenti palestinesi di cui saccheggerà le terre. L’ossessione spasmodica per la supremazia demografica ebraica è stata una pietra miliare della politica israeliana sin dalla fondazione dello stato. Certamente si deve presumere che l’annessione non si allontanerà molto da quel principio organizzativo.

C’è una logica dietro l’idea che i palestinesi potrebbero lanciare una lotta immediata per la cittadinanza israeliana se fossero annessi. Questa richiesta probabilmente toccherebbe il nervo sionista più sensibile – smascherando il concetto fraudolento di “ebreo e democratico” – e potrebbe tuttavia orientare l’opinione pubblica verso i piani di annessione di Netanyahu.

Una lotta per la cittadinanza, tuttavia, significherebbe una strategia più ampia per la lotta popolare, piuttosto che un desiderio di diventare israeliani. Ancora più importante, nello scenario poco credibile che Israele conceda la cittadinanza ai palestinesi annessi, questo non avvicinerà Israele ad essere la democrazia fiorente che afferma di essere.

Una donna araba esprime il proprio voto in un seggio elettorale nel villaggio arabo di Abu Gosh a ovest di Gerusalemme, il 10 febbraio 2009. (Nati Shohat / Flash90)

Basta guardare Gerusalemme est per capire il perché. Da quando Israele occupò la parte orientale della città nel 1967, i locali residenti palestinesi per la maggior parte si sono rifiutati di accettare la cittadinanza israeliana, nonostante il fatto che la cittadinanza fosse, almeno apparentemente, a loro disposizione.

È vero che negli ultimi anni si è registrato un aumento significativo del numero di richieste di cittadinanza israeliana. Tuttavia Israele ha reso il processo sempre più difficile e il numero di palestinesi di Gerusalemme Est che hanno ricevuto la cittadinanza rimane trascurabile. Come collettività, i palestinesi in città rifiutano la cittadinanza israeliana nonostante le difficili condizioni in cui vivono.

Gli ebrei israeliani potrebbero considerare questa strategia come una forma di rifiuto ostinato. Dopotutto, come cittadini, i palestinesi potrebbero votare per la Knesset e migliorare in modo più efficace la loro sorte. Ma per i palestinesi, questa è una questione di principio: l’occupazione e l’annessione di Gerusalemme est sono illegittime e i palestinesi non sono disposti a garantire loro legittimità accettando la cittadinanza dall’occupante.

Cittadinanza condizionata

I palestinesi che devono far fronte all’annessione osservano lo status dei cittadini palestinesi di Israele come un possibile modello di ciò che verrà – e non è particolarmente invitante. I cittadini palestinesi, dopo tutto, hanno vissuto per 18 anni sotto un governo militare all’interno di Israele, seguito da 54 anni di sistematica discriminazione in quasi ogni aspetto della vita.

La cittadinanza israeliana è molto meno ideale se si guarda ai vari modi in cui Israele ha oppresso i suoi cittadini palestinesi negli ultimi 70 anni, sia attraverso brutali tentativi di annullare la loro identità nazionale attraverso leggi come la legge sullo stato-nazione ebraico, sia attraverso le confische di terre dal nord al sud di Israele. La guerra demografica è la legge della terra sotto il sionismo e certamente non passa oltre i cittadini palestinesi del paese.

I cittadini palestinesi di Israele protestano contro la legge sullo stato-nazione ebraico a Tel Aviv l’11 agosto 2018. (Tomer Neuberg / Flash90)

La obbrobriosa assenza di piani di costruzione e sviluppo nelle comunità arabe non è un caso. E’ parte integrante di una politica progettata per soffocare la capacità della popolazione palestinese di crescere, espandersi e prosperare sulla propria terra. Il divieto di ricongiungimento familiare e, ovviamente, il divieto ai rifugiati palestinesi di tornare in patria sono solo due esempi dell’ossessione demografica di Israele. I cosiddetti “villaggi non riconosciuti” nel Negev / Naqab e il tentativo di privare i beduini che vivono lì della loro cittadinanza israeliana, sono una vergognosa testimonianza della stessa guerra.

Gli abitanti del villaggio beduino di Al-Araqib, che hanno visto il loro villaggio distrutto più di 200 volte dalle autorità, non sono soggetti a un regime militare. Sono cittadini israeliani. I residenti di Qalansuwa, una città araba nel centro di Israele, che devono affrontare i bulldozer che vengono per distruggere le loro case, sono anche cittadini israeliani.

Lo stesso vale per i residenti del Triangolo – città e villaggi palestinesi adiacenti alla Linea Verde in Israele centrale – che hanno recentemente appreso che il loro primo ministro ha preso in considerazione l’idea di annullare la loro cittadinanza e trasformarli in cittadini di un futuro stato palestinese.

Tutti questi esempi ricordano che per i palestinesi la cittadinanza è sempre condizionata. L’annessione è un’idea vile e criminale che va combattuta con le unghie e con i denti. Ma la soluzione non verrà dal concedere la cittadinanza ai palestinesi annessi a Israele. La cittadinanza è l’ennesimo strato di vernice ingannevole sulla facciata della democrazia israeliana, che Israele ha propagandato con successo per oltre sette decenni. L’annessione deve essere fermata. L’occupazione del 1967 deve finire. E il colonialismo e la supremazia ebraica all’interno dei territori del 1948 devono essere smantellati per poter costruire una vera democrazia – quella che qui non è mai realmente esistita.

Una versione di questo articolo è già stata pubblicata su local call here.

Orly Noy

Orly Noy è redattrice di Local Call, attivista politica e traduttrice di poesie e prosa farsi. È membro del comitato esecutivo di B’Tselem e attivista del partito politico Balad. La sua scrittura affronta le linee che si intersecano e definiscono la sua identità come Mizrahi, una donna di sinistra, una donna, una migrante temporanea che vive all’interno di un’immigrata permanente e il dialogo costante tra loro.

Traduzione Alessandra Mecozzi da https://www.972mag.com/citizenship-palestinians-israel-colonial/

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