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I Palestinesi si preoccupano della sussistenza poiché COVID-19 paralizza Gaza sotto assedio

Fidaa Shurrab 28 maggio 2020 da + 972 Magazine – foto (Ali Ahmed/Flash90)

La crisi del coronavirus ha deteriorato il livello di vita già basso dei Palestinesi a Gaza. Senza un piano per la ripresa, liberato dall’assedio la situazione peggiorerà

Faisal Mousa , 50 anni, è venditore ambulante a Gaza. Malato di cuore e perciò esposto sul piano immunitario, ha smesso di andare al lavoro da marzo, quando il nuovo coronavirus è arrivato a Gaza: “ Se prendo il virus, potrei non sopravvivere”, ha detto.

Ma la decisione di Mousa ha un prezzo. “ Posso a stento pagare cibo e medicine,” dice. “ ho la responsabilità delle mie 4 sorelle. Ora dipendiamo dall’assistenza finanziaria che riceviamo ogni tre mesi dal Ministero dello Sviluppo Sociale palestinese.” Ci sono giorni, aggiunge, in cui si sforza di uscire a vendere qualcosa in modo da guadagnare, ma quel che riesce a fare è a malapena sufficiente per comprare il pane.

Per i Palestinesi di Gaza come Mousa, la crisi del coronavirus ha prodotto un profondo peggioramento in una vita già grama. E, sfortunatamente, ci si può solo aspettare che peggiori.

A tutt’oggi, ci sono 61 casi di coronavirus a Gaza; la morte di una donna di 77 anni sabato scorso è stato il primo caso di mortalità nella striscia. Nonostante la diffusione del virus al momento sembri relativamente limitata, l’ OCHA (l’Ufficio per il Coordinamento degli Affari Umanitari) ha dichiarato che la minaccia della pandemia a Gaza – paralizzata dal blocco israeliano di 13 anni, dalle guerre ripetute, dalla divisione politica tra palestinesi, da un sistema sanitario fragile e una grave mancanza di risorse – è ancora fonte di serie preoccupazioni.

Sia il governo palestinese che le organizzazioni internazionali per lo sviluppo nella striscia hanno adeguato i loro sforzi per aiutare a contenere la pandemia. Ma, mentre azioni come promuovere consapevolezza sulla malattia e distribuire kit igienici sono importanti, si tratta soltanto di misure a breve termine. Ciò di cui ha bisogno urgentemente la striscia, sostengono gli esperti, è un piano di ripresa che si può realizzare con successo soltanto eliminando l’assedio israeliano.

Il coronavirus ha minacciato il sistema socioeconomico dei Palestinesi di Gaza tanto quanto la loro salute. Nell’aprile del 2020 i dati aggiornati della Banca Mondiale riportavano un 46 per cento di residenti nella striscia al di sotto della linea di povertà. Le misure prese per contenere la diffusione del virus hanno sconvolto l’economia palestinese e le ripercussioni saranno anche peggiori se il contagio non sarà controllato. Secondo l’Ufficio Centrale di Statistica Palestinese, nel 2018 la disoccupazione a Gaza raggiungeva il 52 % ed era anche più alta tra i giovani fino al 69%; dati che probabilmente sono cresciuti da questo marzo.

Se ne avverte già l’impatto. Fahmy Anwar, proprietario di un autolavaggio, dice di aver perso più di 10.000 schekel (2.845 dollari) da marzo. “Avevo 15 dipendenti, ma ora lavorano a turno. Pagavo 30 shekel al giorno a ciascuno, ora ne pago 15. E’ aumentato il mio debito ed è diventato molto difficile affrontare i minimi costi di gestione”.

Secondo la PFI (Federazione Palestinese delle Industrie) in seguito alla pandemia a Gaza hanno chiuso 641 fabbriche su 1.045 e 12.555 lavoratori hanno perso il lavoro da marzo. Sei degli 11 settori descritti nel rapporto soffrono di gravi perdite, compresi i settori dell’edilizia, dell’alluminio, della metallurgia dell’energia solare, del legno e della pelle.

“Il COVID-19 ha sopraffatto l’economia di Gaza” ha detto Mohamed al-Mansy, un membro del direttivo della PFI. “ Negli ultimi 13 anni il settore industriale ha fatto sforzi concertati per lavorare nella situazione difficile a causa dell’assedio. Ora, le chiusure interne ed esterne dovute alla pandemia richiedono azioni urgenti per evitare ulteriori danni e salvare Gaza da una povertà terribile”. Ha aggiunto.

Con risorse molto scarse e alti tassi di povertà e disoccupazione, è diventato difficile per gli abitanti di Gaza procurarsi da mangiare in questo periodo. Per esempio, la Società Atfaluna per i Bambini Sordi per cui lavoro come coordinatrice di progetto e addetta alla raccolta fondi, ha condotto una ricerca sui bisogni per identificare gli effetti socio economici del virus sulle famiglie di Gaza. Delle 305 famiglie intervistate, 94 per cento hanno detto di aver sofferto di mancanza di cibo e il 75 per cento hanno riferito di essere a mala pena in grado di provvedere ai bisogni nutrizionali di base delle loro famiglie.

Lo studio ha anche rilevato che è aumentato il disagio psichico a causa della crisi del coronavirus e delle difficoltà economiche: l’84% delle famiglie ha riscontrato un aumento degli stati di ansia dall’inizio della pandemia e l’82% ha rilevato che la crisi ha avuto un impatto negativo sulla salute mentale dei bambini.

“La pandemia di COVID-19 investe tutto il pianeta ed è un fattore di cambiamento”dice Naim Kabaj direttore di Atfaluna. Con la comunità internazionale impegnata a ridurre i rischi della pandemia, ha aggiunto, sono cambiate le priorità dei donatori per lo sviluppo del lavoro in Palestina. “Le donazioni ora sono sono limitate agli effetti del coronavirus cosa che ha costretto molte organizzazioni a ridurre i loro servizi a causa della riduzione delle risorse. Questo ha conseguenze terribili per gli abitanti di Gaza.”

Iman Rady, un terapista del linguaggio che si è laureato al College of Applied Science and Technology 13 anni fa, è uno di questi. Tutte le offerte di lavoro che ha ricevuto negli anni sono state per un lavoro temporaneo, per due o tre mesi. Nel novembre del 2019 Rady ha avuto un contratto per un lavoro di sei mesi e aveva progettato di risparmiare per lanciare un suo centro di terapia del linguaggio. Ma il progetto per cui era stata assunta è stato sospeso dal donatore.

“Per gli ultimi 13 anni, è stato difficile per me trovare un lavoro data la situazione di Gaza,” ha detto Rady, “ quando ho firmato questo contratto, ho cominciato a costruire obiettivi per la mia carriera. Ma, come al solito, i miei sogni sono stati sconfitti dalla nera realtà di Gaza.”

Fida Shurrab fa parte della Atfaluna Society for Deaf Children a Gaza, ed è addetta a progetti e raccolta fondi. Ha lavorato con diverse ONG nella striscia ed è anche traduttrice e scrittrice indipendente.

Traduzione Gabriella Rossetti da https://www.972mag.com/gaza-coronavirus-economy/

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